domenica 18 marzo 2012

30.000 volte Orimaster

30.000 volte Orimaster. Non ho mai fatto molto caso al contatore visite... ma devo dire che 30.000 non sono proprio poche. Vorrà dire che devo scrivere un nuovo post! Grazie per la fedeltà!!

domenica 12 febbraio 2012

Ori-stagione 2012 in arrivo

Anche se questo Febbraio polare allontana dalla mente l’idea che la stagione orientistica 2012 è ormai alle porte, il calendario dice non manca molto al via di una nuova stagione orientistica. E come sempre, quando la mente va a questo pensiero, partono le riflessioni su come la affronteremo, quali saranno gli obiettivi, il calendario e tante altre cose…..
Quest’anno il mio pensiero è rivolto ad un paio di aspetti che vorrei condividere con voi.
Il primo è legato al fatto che questa che inizia è la mia 11-esima stagione” da orientista. A fasi alterne credo che il percorso di miglioramento della comprensione della disciplina sia stato, fra alti e bassi, abbastanza costante. Analizzando con obiettività l’andamento delle gare mi pare di poter dire di avere raggiunto un discreto livello generale, anche se il salto di qualità vero, a mio avviso ancora non c’è stato. Insomma sento che potenzialmente potrei fare ancora dei miglioramenti non marginali. La domanda che allora mi viene spontanea è : ma dopo 10 anni e 250 gare circa…. c’è ancora la possibilità di fare un deciso salto di qualità oppure, se non sono riuscito in 10 anni significa che sostanzialmente sono arrivato al “capolinea” dei miei progressi e mi devo rassegnare al fatto che pur essendo un discreto orientista non arriverò MAI ad un livello superiore, che pure vedo nelle mie potenzialità? Questo è davvero un bell’interrogativo!
Il secondo aspetto riguarda la parte prettamente agonistica della disciplina. Su questo, non ho mai fatto segreto, che ritengo vi sia nel nostro ambiente un diffuso atteggiamento di facciata, mirato a ostentare una totale indifferenza all’ottenimento di risultati competitivi. Insomma pare che nessuno si alleni e che a nessuno interessi avere dei buoni piazzamenti magari nelle gare che contano. Ormai, a 40 anni superati abbondantemente, ogni tanto la mia mente naviga anche su questo argomento, e a volte capita di chiedermi perché esco ancora a correre al buio, con 10 gradi sotto zero.
Per fortuna le risposte sono ancora quelle di 20 anni fa. La prima e più importante è PERCHE’ MI PIACE. Certo il fisico che un po’ è calato, gli impegni della vita che aumentano rendono più difficoltoso farlo con analoga frequenza e intensità, ma quando riesco ad allenarmi mi sento davvero bene. Benissimo. E trovo lo stesso piacere di 20 anni fa nel vagare per strade, campi e boschi, guardandomi attorno, respirando gli odori della natura, percependo un equilibrio interiore che niente altro mi sa dare con tale intensità. Certo il numero di medi e prove ripetute è calato drasticamente, ma tutto sommato farlo quando ha la giusta carica dentro e non sempre perché “si deve” , direi che è decisamente meglio. Per quanto riguarda le gare…. beh io a nascondere le mie motivazioni non ci riesco. So bene che ad alti livelli non ho molte possibilità di stare al fianco dei top, ma credo che se starò bene mentalmente e fisicamente, mi sento ancora motivato "a provarci”. A lottare per far segnare il miglior tempo e ottenere il miglior piazzamento che le mie possibilità mi permetteranno. E come sempre stringere la mano, con sincera sportività , a chi è stato più bravo di me. E chissà che forse non arrivi qualcosa di insperato. L’anno scorso scrivendo del mio proposito di correre ancora una maratona dicevo che sognare non costa nulla e tiene vivi. Credo che questo pensiero non debba mai essere abbandonato. Per come metterlo in atto, rileggendo il mio post dell’anno scorso sugli obiettivi della stagione, credo che i famosi 6 punti siano ancora le cose su cui lavorare anche se su taluni aspetti i passi avanti ci sono stati.
E il Blog? Dopo il recente strepitoso post di Dario sull’ Ori-Web-Mondo una riflessione è da fare sull’argomento. In generale non ho dubbi che ho meno voglia di raccontarmi di qualche anno fa. Il reale scopo del mio blog, alle origini, era quello di uno scambio di opinioni sostanzialmente tecniche, che poi l’evoluzione generale degli ori-blogger ha spontaneamente evoluto in un campo più vasto di racconti e argomenti. E ogni tanto scrivere di qualche emozione, e non solo di punti di attacco, direttrici e curve di livello spero potrà essere ancora piacevole. Sarà il feeling dei singoli momenti a definirlo.
Speriamo che queste condizioni meteo da lupi, lasciano poco a poco spazio alla primavera e che arrivi in fretta quel magico momento del primo start del 2012.

domenica 30 ottobre 2011

VENICEMARATHON 2011

Dopo tanta attesa, finalmente Domenica 23 ero la via della mia sesta maratona, 20 anni dopo la prima e 7 anni dall’ultima nella fantastica cornice di New York.
Come di abitudine il viaggio di trasferimento lo ho fato di Sabato e ho scelto di alloggiare in un campeggio a Mestre, per dormire nella confortevole “suite” che è il mio ormai adorato camper… E’ come dormire, confortevolmente a casa.
Sveglia alle 5.45 del mattino e dopo il più che legittimo rincoglionimento da alzataccia selvaggia, colazione abbondante e via in autobus verso la stazione di Mestre, da dove i mezzi dell’organizzazione, in 30 minuti circa ci hanno portato a Stra. Nella descrizione passo al tempo “presente” perché così ho l’occasione di rivivere quei magnifici momenti.
La mattina è frizzante, direi senza dubbio fredda: nei pressi di Stra due termometri fuori da un bar e una banca segnano 2 e 3 gradi… fa freddo per davvero.
Per alleggerire la zavorra, una volta arrivati in zona di partenza, mi aspetta un’estenuante coda di almeno 20 minuti per andare in bagno. Manca un ora alla partenza della gara e la tensione sale. A differenza delle edizioni a cui avevo partecipato anni fa la consegna della sacca indumenti è richiesta 50 minuti prima della partenza. Ingenuamente , non pensando a un freddo del genere a ad una consegna così anticipata, non ho portato una maglia “usa e getta” ed inoltre ho dimenticato di farmi la “pettorina” con il classico sacco delle immondizie. Corro quindi il rischio di assiderami letteralmente, ma un angelo sotto forma di una graziosa ragazza vedendomi infreddolito e tremolante, mi dice che avanza uno di quei fogli termici di alluminio e me lo regala. Non ho parole per ringraziarla…. Si dice che il mondo è tutto marcio ma capita anche di imbattersi persone capaci di un semplice gesto generoso come questo. Recupero subito temperatura e le gambe danno ottimi segnali. I venti minuti prima del via sono stupendi. Un’ emozione enorme e anche l’inno nazionale suonato pochi minuti prima del via da un tocco di solennità all’evento.
Finalmente si parte… una liberazione. Corro il primo km a 4’14’’, quasi perfetto, e nel frattempo mi affianca il pace-maker delle tre ore. Una manna penso, ma i successivi due km li corre a 4’06 e 4’05, ovvero un ritmo di corsa di 10 sec/km più veloce di quello che porta ai 180 minuti di gara. Decido di rallentate anche se le gambe vorrebbero stare lì….. ma l’esperienza insegna che a fare una cosa del genere di rischia di pagare dazio, anche drammaticamente. Prendo il mio ritmo molto bene e corro regolare fra i 4’12’’ e 4’15’’, con grande facilità. Sono contento, sono in gara, sto bene, mi sto divertendo, mi emoziono un sacco nel passare in mezzo ai paesi con la gente per la strada a incitarti senza sosta. Tutto questo è LA MARATONA. Non mi pare quasi vero dato che da 3 anni penso a questo momento. Passo ai 10 km in 42’04’’, alla mezza in 1h28’56’’ .
Nel frattempo inizio a fare caso che nei tratti in cui sono scoperto e corro da solo c’è un fastidiosissimo venticello contrario. Al 25° km vedo davanti a noi un mega gruppo di almeno 70-80 corridori, che seguono il pace-maker delle tre ore…. Sono sempre a una cinquantina di metri avanti ma non riesco a portarmi sotto. Il vento contro rompe e assieme ad altri due corridori decidiamo di “chiudere il buco” e portarci sotto per godere dell’effetto “mandria”. Due ottimi km a 4’05’’ e 4’06’’ ci permettono il ricongiungimento. Lì in mezzo si sta che è un piacere, sembra quasi di essere trascinati. Manca poco al 30° km, si inizia a fare sul serio. Il parco San Giuliano a Mestre è traumatico : salitone sul viadotto di accesso, discesa, altro lungo tratto in salita per il transito al 30° km (2h’07’00’’ , in perfetta tabella), poi discesina e altra salitaccia sulle rampe per immettersi sul ponte della libertà. Le tre salite lasciano il segno. Duramente. La corsa brillante ed agile lascia il posto alle prime sensazioni di fatica. Ma ancor peggio il super gruppo si disperde e rimango solo soletto alle prese con il ponte della libertà, con il maledetto vento contro che è come una tortura. Stringo i denti ma ora la fatica è bestiale. Al 35° Km, sono ancora in corsa per il mio obiettivo ma le forze calano progressivamente. Qualcuno mi passa e cerco di attaccarmi ma non ci riesco. Al 37° km finisce il ponte con quella fatale salita che a occhio stimo in 300 metri. Nell’affrontarla a denti stretti, repentinamente mi si induriscono le fasce esterne dei quadricipiti e vado un grossa difficoltà, anche se la tenacia mi fa ancora resistere. Arrivo al primo dei 14 ponti dentro Venezia, sul canale della Giudecca e riesco a salirlo bene, ma appena attacco la discesa mi pare che i crampi debbano arrivare da un secondo all’altro. Analoga sensazione per il secondo e terzo ponte. E’ la resa per l’obiettivo delle tre ore. Dal 39° km in poi rallento e proseguo di conserva. E posso fare una cosa che non avevo mai fatto. GODERMI pienamente gli ultimi minuti di gara, guardarmi attorno, salutare chi mi incita, dare i “5” ai bambini che te lo chiedono. Il tutto fra due ali di folla festanti. E’ bellissimo, forse ancora più bello che essersi massacrarsi per fare 2h59’’. Passo il 14° ponte e come sempre , nei 200 metri finali sento dentro una gioia irrefrenabile.
E’ finita. 3h04’47’’ Entro nel tendone spogliatoio e mi cambio con una splendida vista sul mare. E provo quella strana sensazione di felicità-malinconia che ti accompagna quando un grande evento che volevi vivere a tutti costi è ormai finito. Non so ancora se è stata la mia ultima maratona, l’idea era quella anche se sono certo che smaltite le emozioni le sirene tentatrici si rifaranno sentire . La verità è che il tempo da dedicare alla preparazione è sempre meno. E trovarlo comporta sacrifici ancora maggiori che fare l’allenamento stesso. Se sarà stata l’ultima, sarà comunque stata bellissima. 20 anni dopo la prima, forse si è chiuso un ciclo. Ammetto che al pensiero mi prende un groppo in gola. In fondo al mio cuore spero un giorno di riuscire a cambiare idea.

domenica 9 ottobre 2011

Venicemarathon... countdown

Ormai ci siamo, mancano solo 2 settimane e la preparazione è praticamente completata.
Negli ultimi 14 giorni infatti il programma classico della preparazione per la maratona prevede uno scarico attivo, con prevalente attività di mantenimento.
Oggi ho concluso l'ultimo lunghissimo di 30 Km, che fa seguito a un bel filotto nelle ultime settimane fatto di 30, 24 , 34 , 27 (con mezza di Trento), 22 Km.
Oggi ho avuto un buon riscontro alla distanza e sono ottimista sul fatto di terminare bene la gara. La sfida è contro il muro delle 3h, e credo che sarà parecchio difficile, ma di certo ci voglio provare.
La cosa più bella è questo feeling di attesa che cresce giorno dopo giorno. Non vedo l'ora di essere al via, lungo le ville venete, nel parco San Giuliano, sul ponte della Libertà, lungo il canale della Giudecca, sopra il ponte di barche sul Canal Grande, nel "giro d'onore" in Piazza San Marco e infine al traguardo.... nello stesso identico punto dove è solitamente il traguardo del MOV. E' questa è la prova migliore che ho fatto bene a lanciarmi in questa avventura.

domenica 18 settembre 2011

MARATONINA DEL CONCILIO 2011

Ultimo test in gara prima di Venezia, mi presentavo a questa gara senza immaginare quale sarebbe stato il destino che mi aspettava.
Le previsioni Meteo facevano pensare a una di quelle giornatacce infami per una manifestazione sportiva all’aperto ma Giove Pluvio ha avuto davvero un occhio di riguardo per i circa 800 partenti nella mezza maratona (più quelli della non competitiva che non so quanti fossero) concedendo tempo asciutto giusto per la finestra temporale della gara.
Incoraggiato da questo benevolo segnale del destino un po’ di ottimismo si è fatto largo nei miei pensieri, anche se le gambe nel riscaldamento non sembravano rispondere al meglio.
Folta la partecipazione di orientisti al via: Silvano Daves, Emauele Piva (aspiranti maratoneti), Michele Bridi, Michele Giovannini, Luca Frioli, Dario Pedrotti oltre al “top runner” primierotto Giancarlo Simion.
Decido di provare a partire a 4’00’’/Km e per i primi 5 km sono una macchina, infatti passo in 20’00’’ esatti ai 5 Km. Al cavalcavia della Valsugana in viale Verona vedo Dario e misuro il distacco: 30’’ in poco più di 3 km. Spero che sia in forma perché sta tenendo un bel ritmo. Come sempre la prima parte di gara scorre via tranquilla, e cerco di correre in maniera meno dispendiosa possibile, viaggiando sempre attorno ai 4’00’’/Km con qualche parziale anche leggermente più veloce. Il cronometro ai 10 Km segna 39’40’’ e quindi viaggio con 20’’ di vantaggio sulla tabella di marcia, ma la cosa migliore è che le sensazioni sono abbastanza buone. Verso i 15 km si transita sul cavalcavia di Via Degasperi e non è un passaggio indolore in quanto accuso il colpo per 2-3 minuti buoni in uno dei momenti più delicati della mezza. Viale San Severino è durissimo: si transita in due sottopassaggi che nella fase di risalita mettono a dura prova la forza di volontà. Arriva il suggestivo passaggio nelle gallerie di Piedicastello, e correre quasi al buio mi scombussola un po’ e segno il parziale più lento della gara in 4’08’’. Mancano 3 km alla fine: sono i 3 km della volontà, del sacrificio, della resistenza alla fatica che inizia ad attanagliarti senza pietà. Le ulteriori salite al ponte di San Giorgio e al “tombone” prima di curvare a destra in Via Segantini sono delle autentiche rasoiate alle gambe e tenere il passo costa tantissimo. Il cronometro però indica parziali da 3’57’’ e allora la voglia di lottare rimane viva. Si arriva al passaggio dei 20 km, ormai è fatta anche se un addetto al percorso non mi segnala un bivio e mi “ciuccio” 10 metri di “errore” oltre alla mazzata del “dietro front”. Ma ormai il dado è tratto, il passaggio in via Manzoni e l’ingresso in piazza Duomo sono il giusto e dolce premio per le fatiche sopportate. IL mio cronometro segna 1h23’52’’ , confermato dal “real time” del servizio cronometraggio.
Ho corso quindi in circa 1’10’’ più lento rispetto a Verona in Febbraio, ma forse questa prestazione vale tuttavia di più per vari motivi. Il primo è il percorso: apparentemente facile ma in realtà reso duro da, secondo una stima sommaria, circa un centinaio di metri di dislivello. Il secondo è che nelle ultimo mese la preparazione è stata quasi nulla per i guai di cui al post precedente. Ora mancano 5 settimane a Venezia, tutte da dedicare agli allenamenti “lunghi”. Di certo sarà molto dura ma la gara di oggi mi ha dato non poco morale per affrontarla.

lunedì 29 agosto 2011

NON PROPRIO BACIATO DALLA FORTUNA

Ho bisogno di sfogarmi un po’…
Gli ultimi tre mesi prima di una Maratona sono quelli decisivi. Se si parte da una buona base aerobica e non da zero, la finalizzazione può essere eseguita proprio negli ultimi 90 giorni, che per me iniziavano il 23 Luglio, ma da allora, e anche prima, è stato un susseguirsi di disastri che stanno mettendo in dubbio anche la sola partecipazione.
Quando sono tornato dalla prima settimana di vacanza al mare, il 2 Luglio sera a Pergine c’erano 12 gradi di temperatura. Ho avuto la brillante idea di scaricare il Camper la sera stessa in canottiera, e a causa dello sbalzo termico ho preso uno dei raffreddori più violenti di sempre : risultato la necessità di una settimana di antibiotici con relativa “botta” sul fisico nei successivi allenamenti.
Il 24 Luglio, con limitazioni sull’allenamento di cui sopra, ho corso la Dolomites Skyrace, come molti di voi sanno in condizioni molto difficili per un forte maltempo, tanto che per la prima volta non si è nemmeno salita la forcella Pordoi. La discesa ha poi lasciato il segno, tanto che per un bel pezzo un ginocchio ha scricchiolato (un vecchio problema ci condropatia rotulea) e mi ha impedito di correre al meglio, tanto che nella successiva O-Marathon degli altipiani sono stato limitato da questo problema.
Con un po’ di accorgimenti (ghiaccio, potenziamento vasto mediale, periodo di scarico) finalmente il problema al ginocchio si è risolto e così avevo iniziato a fare qualche lungo. Con gli ultimi giorni di Agosto però era iniziata una perenne stanchezza, quasi inspiegabile. Anche correre poco e piano risultava proibitivo, e non capivo il perché. Ieri ho corso a Passo Coe il campionato Trentino a staffetta. Da metà gara in poi ero in affanno bestiale e nel dopo gara tremavo come una foglia. Meditavo già di andare a fare le analisi del sangue quando….. nel cambiarmi mi sono tolto la maglia di gara e all'improvviso ho visto su petto e schiena decine dei classici puntini della varicella. La cosa sorprendente è che la sera prima non ve ne era traccia… avevo controllato perché mia filgia manifestava i primi sintomi. Questo mi ha dato delle spiegazioni sulla fiacchezza dei giorni precedenti (ho letto che la malattia ha un incubazione di 15 giorni circa prima di manifestarsi) , ma però mi ha dato una bella mazzata sui miei propositi per correre a Venezia i 42 Km il 23 Ottobre. Almeno in modo decente.
Bene inteso che nella vita possono capitare guai ben peggiori, questa serie di “sfighe” di certo non fa bene al morale. Leggo poi che il post varicella, specie per chi contrae la malattia in fase adulta può essere accompagnato da forte debolezza. Siccome i medici quando gli parli di sport storgono il naso, chiedo anche se qualcuno di voi ha fatto la varicella in fase adulta e ha un ricordo se una volta passata la fase acuta poi è riuscito a riprendere la preparazione sportiva senza grossi problemi.
Io intanto devo fare i conti con un prurito bestiale quasi ovunque (solo le gambe per ora sono risparmiate) un po’ di febbre e un attapiramento da record. Speriamo passi tutto prima possibile e che le conseguenze non siano troppo impattanti.
Certo anche un po' di buona sorte non farebbe male…con questo post la invoco un po' per Venezia. Ora come non mai devo ripetermi "barcollo ma non mollo". Passerà anche questa, e che sia l'ultima per un po' di tempo.

martedì 7 giugno 2011

UN BLOG CHE NON HA PIU’ SENSO

Ormai sono convinto. Questo blog non ha più senso.
Nelle mie intenzioni questo gioco aveva lo scopo di instaurare un dialogo basato sul confronto di idee e condivisione di emozioni con gli altri orientisti che avevano la passione della navigazione sul web.
Invece l’evidenza dei fatti è che i post sono diventati un monologo personale che fa supporre a molti la volontà dell’autore di autocelebrarsi, peraltro non avendone titolo essendo orientista di serie B. Quasi inutile dirvi che l’ultima delle mie intenzioni era questa.
La cosa strana è che che basta che qualcuno intraveda anche la minima possiblità di una polemica che gli interventi abbondano e diventino decine.
Stando così le cose, la voglia di portare avanti questa specie di giocattolino, sta un po’ alla volta scemando. E dato che ci sono tanti bravissimi Ori-Blogger che allietano le nostre web-letture il materiale non verrà a mancare in ogni modo. Siccome scrivere mi piace, è arrivata l’ora di tenere un ori-diario personale, da rileggere nell'intimità per migliorare e fare tesoro delle esperienze visssute. Magari ogni tanto mi tornerà la voglia di pubblicare qualcosa. Il pistarolo vi saluta.