domenica 10 settembre 2017

Cima Tosa , giorno 2

Dopo una notte di un riposo sorprendentemente buono, è arrivata finalmente la giornata della salita alla Cima Tosa. La sveglia non è nemmeno selvaggia, sono infatti le 6:30 quando ultimo fra i presenti in camera decido di scendere a fare colazione. Il caffè servito è di quello tipo all’americana: tazza gigante di almeno un quarto di litro. Sapendo la faticaccia che mi aspetta, mi ingozzo di pane burro e marmellata fino a scoppiare per mettere “benzina nel motore” e una volta terminato esco nella spianata che ospita il rifugio. La luce del sole mattutino che illumina il Brenta e l’aria di una freschezza impareggiabile, inevitabilmente danno la carica per completare i preparativi per la partenza. La cosa a cui presto più attenzione è di lasciare al rifugio tutto, ma proprio tutto quello che non serve, per cercare di alleggerire al massimo il peso da portare appresso.
Sono circa le 7:20 quando parto attaccando il sentiero Brentari, per recarmi alla base della via normale della salita alla cima. Porto  ancora con me le incertezze legate al fatto di salire da solo quei 30 metri di arrampicata di cui tante volte ho letto sulle varie relazioni. In cuor mio spero che una volta arrivati alla base della parete incontrerò qualcuno in modo da potere farmi assicurare e salire con meno patemi d'animo. Il sentiero per arrivare ai circa 2850 metri dell’attacco è tutto sommato breve e in neanche un'ora compare davanti ai miei occhi un asterisco rosso, pitturato su di un grande sasso che indica la via per la cima. Durante il tratto di avvicinamento sul sentiero vedo transitare dietro a me diverse persone e quindi spero vivamente di trovare qualcuno che possa fare una cordata classica con me. Ma le persone che transitano, al bivio per “la normale” tirano tutte diritto sul sentiero, probabilmente con obiettivo il rifugio Dodici Apostoli.

Dopo 20-25 minuti di attesa invano, mi rassegno:  devo iniziare a pensare alla manovra di autoassicurazione se voglio davvero arrivare in cima, in libera pura non me la sento. In mattinata il gestore del rifugio  Pedrotti mi ha consigliato di salire su una nuova linea chiodata da lui proprio quest'anno, che dal punto vista di tecnico  mi viene definita di grado III, a differenza del grado II+ di quella vicina sul camino che si vede a sinistra. Tuttavia la via consigliata dal gestore, sebbene di grado superiore, presenta tre chiodi in successione abbastanza vicini fra di loro, direi  a circa 4 metri uno dall’altro, ma sopratutto bene in vista e questo mi pare un elemento importante. Tiro fuori la corda dallo zaino e la aggancio al fittone alla base della parete, e decidendo di procedere per la via consigliata per gradi, tenendo a portata una maglia rapida in modo che se arrivato ad un chiodo, decidessi di tornare indietro in corda doppia potrei farlo senza alcun problema. 

Arrivare al primo chiodo è realmente semplice, aggancio il rinvio al chiodo e sul capo libero della corda rinviata applico il nodo autobloccante prusik. Il primo passo è fatto! Il secondo chiodo è bene in vista e anche l'arrampicata per arrivarci non sembra particolarmente difficile. Con molta attenzione proseguo e ci arrivo rilassato. Rinvio anche su questo la corda e sono quasi a metà del primo tiro. I passaggi per il terzo chiodo sembrano i più difficoltosi, ma in realtà è la percezione data dal pensiero di essere solo e in auto sicura che mette un po' di soggezione. Dopo un attimo di scrupolosa osservazione mi pare di cogliere una serie di appoggi che dovrebbero garantire una salita  in  sicurezza. Non essendo come ho già scritto un grande coraggioso, raccolgo le forze e con grande soddisfazione arrivo al terzo chiodo dove posso nuovamente rinviare. Da lì  vedo la sosta intermedia della via e arrivarci è quasi un gioco da ragazzi. Mi assicuro alla sosta e con grande piacere ho in vista diretta anche la sosta successiva che è anche la fine della via. I passaggi sembrano davvero semplici, e decido quindi di puntare direttamente al fittone, dove arrivo facile. E’ fatta! Predispongo la piastrina per la discesa in doppia durante la quale recupero i rinvii. Arrivato al punto base di partenza sgancio la corda e con la sicura del nodo autobloccante sui due rami di corda che ora scendono dall’alto salgo in un attimo nuovamente in cima ripetendo la via, ma questa volta con la scioltezza regalata dalla tranquillità di una sicura dall’alto. In sommità recupero tutta la corda, la ripongo ordinatamente nello zaino e sono pronto per affrontare i restanti circa 300 metri di dislivello che separano dalla cima.

Se si pensa di essere arrivati finito il tratto di arrampicata, ci si sbaglia di grosso, c’è da faticare ancora parecchio. La salita richiede la costante ricerca visiva dei cosiddetti “ometti” di roccia: dei mucchietti di sassi a vista posati con lo scopo di indicare la giusta via. Non si presentano difficoltà particolari, ma guardando verso il basso, ho la sensazione che se si dovesse scivolare, specie in certi punti, non ci si fermerebbe tanto velocemente. Quindi sempre massima concentrazione, credo che molti incidenti in montagna avvengano per distrazioni, ma su questo aspetto sono tranquillo perché quando salgo non faccio mai calare il livello dell’attenzione. Dopo una mezz’ora la pendenza inizia a diminuire, fino praticamente a spianare su un grande terrazzo sassoso, dove non vi è la quasi minima presenza di neve e ghiaccio, se non in qualche fenditura più protetta dai raggi solari. Quest’estate torrida ha lasciato il segno.
In lontananza scorgo due ragazze su un piccolo rilievo rispetto al pianoro, che capisco essere la cima. 
Non mi vergogno per nulla nello scrivere che l’emozione è forte. Tipica di quando porti a compimento un progetto a cui pensi da anni e che ti era sempre sfuggito di mano. 
Sono circa le 10.45 e arrivo in vetta alla Cima Tosa. Il panorama per tutti i 360 gradi è strepitoso, impareggiabile. Di foto ne avevo viste tante, ma essere lì di persona è davvero tutta un’altra cosa. Dopo pochi minuti le due ragazze partono per la discesa e ho quindi il privilegio di stare da solo in cima alla regina del Brenta in un silenzio che quasi smarrisce, anche commuove.

Ci passo circa un’ora e mezza, ma non mi stufo per nulla, continuando a guardarmi attorno, incantato da tanta incontaminata bellezza. Alle 12.30 circa, dopo essermi rifocillato, mi incammino per il ritorno al rifugio. 

Mi viene da salutare la montagna, rispettosamente, quasi a farmi promettere da Lei che almeno un’altra volta mi accoglierà di nuovo e che un giorno tornerò lassù, dove ti pare ti toccare il cielo e la mente vola leggera e felice. 

Scendo fino alla sosta superiore della parete verticale e con manovra in corda doppia mi calo nuovamente alla base del salto di roccia. Recupero corda e materiale e imbocco all'incontrario il sentiero Brentari per tornare al rifugio Pedrotti. Ho finito acqua e sali da bere e sudando ancora come un cammello ho una sete mostruosa. Verso le 14.00 sono di ritorno al rifugio dove mi “lancio” a bere, appunto, come un cammello.

Gran parte dell’avventura è andata, e come sempre mi capita in questi frangenti provo una grande gioia per essere riuscito, e un filo di malinconia perchè è quasi tutto finito.
Mi prendo un’ora e mezza comoda per riposare, godermi il panorama comodamente seduto su una panchina del rifugio, salutare il gentilissimo personale, per poi incamminarmi per la discesa. In circa 2 ore sono al parcheggio Val Biole e questa volta la “spedizione” è davvero finita. 

E’ stato bello, bellissimo, lo ricorderò a lungo. Un ringraziamento particolare ad Angelo, senza le sue indicazioni, e la corda leggera che mi ha prestato, non sarebbe stato possibile.
Spero che questo pezzo, eccezionalmente in due puntate (così festeggiamo anche il decennale del blog), sia di stimolo per qualche lettore per pensare di fare questa salita. Ne vale davvero la pena.

martedì 5 settembre 2017

Cima Tosa , giorno 1

Da tanto tempo avevo in mente di salire sulla cima Tosa, nel cuore delle Dolomiti del Brenta, ma per i motivi più vari, primo fra tutti la difficoltà di trovare un compagno di avventura disponibile nelle mie poche date a disposizione, il progetto era sempre naufragato.
Sì, perché per salire la Tosa dalla via normale c’è un tratto di arrampicata di circa 30 metri, non molto difficoltoso (II-III° grado), ma che in caso di caduta è facile immaginare quali conseguenze comporti. Necessario quindi, a meno di essere dei campioni con un margine di sicurezza estremo o dei folli, salire in cordata assicurati. Per come la penso io poi, anche se sei un campione che sale su un tratto molto semplice l’imprevisto è sempre in agguato e se cadi, campione o non campione, non avrai la possibilità di raccontarlo. Di errori di quel tipo se ne fa uno solo. Inoltre non sono di certo un coraggioso, ma un discreto pauroso da questo punto di vista.
Anche quest’anno avevo programmato la salita della regina delle dolomiti del Brenta, 3170 m, per la fine di Agosto, ma nemmeno questa volta ero riuscito a trovare un amico che potesse condividere con me l’avventura.

Preso dallo sconforto ho consultato il mio amico Angelo, di nome e di fatto in quanto mi da sempre consigli preziosi in materia e anche fatto da capocordata in una bella via, nonché alpinista di livello molto superiore al mio. Angelo mi ha descritto la tecnica dell’autoassicurazione, e detto che nel caso nella normale della Tosa la cosa era fattibile sia perché avendo scalato assieme il mio livello tecnico era più che sufficiente, sia perché le laboriose manovre si dovevano fare una volta sola.
Preso dall’entusiasmo per questa possibile soluzione, ho rotto ogni indugio e deciso per la salita in solitaria…..forse ancora più stimolante dal punto di vista dell’avventura.

Dopo avere consultato le varie relazioni (in rete si trovano davvero molte indicazioni ben fatte) ho deciso subito che la salita andava suddivisa in due giorni. Il primo con avvicinamento al rifugio Pedrotti, il secondo la cima partendo dal rifugio di buona mattina.
Consultando carte e relazioni, si prospettavano due soluzioni : la prima con partenza dal rifugio Valesinella sopra Madonna di Campiglio, la seconda dalla zona Molveno-Andalo. Dopo vari ripensamenti la scelta è ricaduta sulla zona di Andalo-Molveno, se non altro per il più breve viaggio in macchina, sia per la maggiore spettacolarità del percorso di avvicinamento che percepivo.
Molte relazioni citavano la zona di arrivo della funivia del Pradel di Molveno come punto ideale di partenza, ma volendo fare una salita “pulita” ho voluto rinunciare alla funivia e ho deciso di lasciare la macchina al parcheggio Val Biole appena sopra Andalo, a circa 1180 metri di quota.

Dopo avere provato le manovre di sicurezza e di corda in un prato pendente, arriva il giorno della partenza.
GIORNO 1 – Parcheggio Val Biole – Rifugio Pedrotti
Frequentare l’alta montagna richiede un primo step fondamentale per la sicurezza : l’osservazione delle previsioni meteo che al giorno d’oggi sulle 48 ore hanno un livello di precisione notevole. Da tempo mi sono convinto che il sito migliore, anche se forse meno conosciuto, sia 3B Meteo e le previsione per il giorno 1 dicevano temporali dalle 17.00 in poi.

Alle 11.00 circa sono quindi al parcheggio Val Biole, smanioso di partire per i 2500 m del rifugio Pedrotti dove da un paio di giorni ho prenotato il pernottamento.
Il tempo pare molto buono, e non si vedono nubi all’orizzonte. Fa caldo, molto caldo e nello zaino carico ben 4 litri di sali minerali. Serviranno nei miei piani anche per il giorno 2 e  mi sembra “tanta roba”, ma mi accorgerò ben presto che le stime erano in difetto.
Assieme ai 4 kg di abbeveraggio nello zaino ci sono: 4 panini, 60 metri di “mezza corda” (prestata generosamente da Angelo) , tutti i ferri del mestiere (imbrago, kit da ferrata, 5 moschettoni, 4 rinvii, discensore a piastrina, 3 cordini in kevlar, maglia rapida) , abbigliamento con 2 ricambi sia per tempo caldo che per tempo freddo e poco altro. Il peso complessivo è scoraggiante, sono circa 12 kg e fare 1400 metri di dislivello con quel peso addosso, non essendo molto abituato, si rivelerà una faticaccia immane che non immaginavo così grande.

Comunque si parte. Primo step Baita Pineta dove per 100 metri proseguo diritto mancando clamorosamente il bivio, distratto dal cartello “Zona dell’Orso” con tanto di istruzioni comportamentali. Per fortuna me ne accorgo subito e perdo 5 minuti appena fra errore e rientro. Secondo step all’arrivo della funivia del Pradel con vista panoramica sul lago di Molveno. Terzo step il bellissimo sentiero panoramico che porta ai circa 1450 metri del rifugio “Croz dell’Altissimo” da cui si iniziano ad intravedere le guglie del Brenta e in particolare la montagna che da sempre più mi ha affascinato : il Campanil Basso. Anche da lontano è splendido e imponente, e il suo fascino mi ammalia inevitabilmente. Dopo circa 1h’30’ sono al “Croz dell’Altissimo”. Fa un caldo inaspettato, e nonostante l’abbigliamento tecnico sudo in modo copioso. Ho una sete bestiale, e mi rendo conto che se non mi limitassi farei fuori tutti e quattro i litri di sali già il primo giorno.
Il quarto step di giornata è il rifugio Selvata a circa 1650 metri. Si inizia a salire sul serio e le pendenze aumentano. Arrivo al rifugio e faccio la prima sosta di giornata, con panino che sbrano letteralmente. Le 17.00 sono ancora lontane ma nonostante un cielo non ancora molto coperto sento qualche goccia cadere. 

Mi prende un certo senso di ansia…. la strada per il Pedrotti è ancora molto lunga. Se i temporali arrivano in anticipo? Non è certo una bella cosa trovarsi in mezzo a uno degli attuali devastanti temporali estivi , magari a 2000 metri fra le montagne. Riparto “a bomba” per la mia salita verso il quinto step : il baito denominato “Massodi” a circa 1950 metri. Mente salgo ci sono momenti in cui la pioggia pare salire di intensità, come la mia preoccupazione, ma per fortuna va e viene e le nuvole si alternano a schiarite in cui compare pure il sole. Non si capisce bene “che tempo che fa”. Sta di fatto che dopo circa 2h30’ sono al baito Massodi, inizio ad essere stanco, ma in alto compaiono alla mia vista i rifugi Tosa e Pedrotti. E’ una notevole spinta motivazionale: riparto di slancio anche se occorrerà ancora parecchio per arrivare a destinazione.

Il paesaggio attorno a me nel frattempo diventa meraviglioso. Mi accorgo che la mente abbandona ogni pensiero negativo ed entra in simbiosi con quella natura così fantastica. E’ una sensazione bellissima, la magia della montagna fa in parte dimenticare la fatica che sia per la salita e specialmente per il peso dello zaino è tanta. Le gambe si fanno dure e anche superare qualche gradone di sassi a volte richiede un discreto sforzo, i bastoncini aiutano.

Sono passate poco meno di 4 ore e arrivo al rifugio Pedrotti. Sono stanco morto, ma sollevato per avere evitato il temporale che verso le 16.00 arriva puntuale (a dire il vero con un’ora di anticipo ma quelli di 3B Meteo sono davvero incredibili e azzeccano la previsione quasi alla perfezione). La precipitazione è violenta, con tuoni che in mezzo alle montagne rimbombano in modo impressionante e fulmini. Mi vengono un po’ i brividi a pensare di cosa sarebbe stato trovarsi lì in mezzo. Forse mi sono preso poco margine e fidato troppo delle previsioni orarie che non sono poi  sempre così precise: mi è andata bene, per fortuna. Riposo un po’ nella branda della stanza da 10 letti dove mi destinano (però ci sono solo altre 4 persone oltre a me). Verso le 17.45 torna il sole e ho il tempo di farmi come da
programma un pezzo delle bocchette centrali fino ad arrivare proprio sotto al campanile basso. Sono da solo, non c’è nessuno, sotto una delle montagne dei miei sogni. Sono molto emozionato e penso che si, un giorno forse riuscirò a salirlo questo campanile, certamente semmai guidato da un primo di cordata esperto. Vedere le soste delle doppie per la discesa sulla parete completamente verticale mi fa però un po’ di impressione. 

Rientro in rifugio per le 19.00 circa, giusto in tempo per la cena. Sono da solo su un tavolo, ma un gruppo di tre persone forse intuisce che mi farebbe piacere un po’ di compagnia e mi invita a stare con loro. Dopo poche chiacchiere sui nostri programmi pare già di essere amici da tempo. E’ lo spirito della montagna, che tende a unire le persone e farti sentire parte di un'unico grande gruppo.  Alle 21.00 è previsto lo spegnimento delle luci nelle camere, che avviene con precisione svizzera. Passeggio un po’ al buio fuori dal rifugio contemplando la suggestione dei rilievi in penombra, e poco dopo rientro in branda. Tappi da lavoro in spugnetta inseriti nelle orecchie, provvidenziali, data la potenza del russatore da competizione olimpica che c’è in stanza. Per fortuna è esattamente dall’altra parte della stanza, lui sotto e io unico in stanza nelle piazze alte dei letti a castello, e i tappi funzionano alla grande attenuando quasi del tutto quella terrificante macchina da disturbo del sonno.

La stanchezza fa il resto e gioca a favore: nonostante il materasso un po’ spartano e vincendo le mie preoccupazioni in merito alla difficoltà di dormire in rifugio crollo in un sonno inaspettatamente profondo e ininterrotto. Alle 6.00 tutti si alzano, e anch’io vinco la pigrizia in fretta per andare a fare colazione e partire per “l’attacco” alla cima.
Il tempo è splendido come da previsione 3B Meteo, e l’aria che si respira è di una freschezza e purezza idilliaca
Il giorno 2 sta per iniziare…..ma questo nella prossima puntata.

  

mercoledì 19 luglio 2017

O-Marathon 2017

La O-Marathon è davvero una gara diversa da tutte le altre, altrimenti non mi spiegherei come si possa provare addirittura soddisfazione nel cimentarsi in una competizione che già in partenza sai che può durare dalle 3 alle 4 ore. Lo scenario di quest'anno è quello di Forte Cherle, una allocation decisamente bella, con una carta in molte zone dall'elevato contenuto tecnico. Quindi alla partenza oltre alla difficoltà legata alla distanza, 17 km con 700 metri di dislivello circa, temo che le difficoltà tecniche possano ulteriormente allungare il tragitto oltre il già probabilmente massacrante .
L'atmosfera che si respira prima della partenza della O-Marathon è comunque particolare. Si respira un clima di quasi solidarietà generale, sapendo già la sofferenza che ti sta per aspettare, e quindi è più naturale che il clima competitivo lasci spazio alla goliardia e al reciproco incoraggiamento.
La giornata è di quelle che ti fanno innamorare dell'orienteering, nel cielo splende il sole, ma nonostante siamo a metà luglio le temperature ai circa 1400 metri di quota sono decisamente gradevoli e il caldo non dà fastidio. Dopo i soliti convenevoli e i riti preparatori della vestizione, alle ore 9:00 in punto è ora di partire.
Avendo già una certa esperienza di questa gara, so che è importante partire in modo molto cauto e guardingo. Infatti  al primo controllo transito nelle posizioni di coda, ma la cosa non mi preoccupa minimamente perché anche dopo aver percorso un chilometro so che me ne mancano almeno altri 20. Nei primi tre punti del primo giro sono preciso, e quando arriva la prima super tratta 3-4 scelgo di stare sotto la linea rossa il più possibile, accollandomi però una notevole dose di dislivello. Col senno di poi forse era meglio scendere ,allungare un po' il percorso, ma fare meno dislivello. In ogni caso arrivo al punto 4 con soddisfacente precisione, e inizio una serie di punti in compagnia con Dominic. I punti fino alla lanterna 11, della prima farfalla della giornata scorrono bene. Alla 12 commetto il primo errore significativo della giornata.  Punto la bussola,  una delle cose che solitamente mi riesce meglio,  ma passo veramente vicino alla lanterna senza vederla. Riguardando la traccia del GPS credo di non essere passato a più di 10 metri, ma non sono riuscito a vedere il prisma. Quella è una delle zone in cui se sbagli, non c'è niente da fare. Rilocalizzarsi è problematico quindi dopo un paio di minuti di girovagare decido di puntare la strada, prendere un nuovo punto di riferimento e rientrare. Fortunatamente trovo la lanterna immediatamente e riesco a concludere agevolmente tutto il resto della farfalla. Due punti in scioltezza nei prati e arriva il momento clou della giornata: entrare in quella zona infernale che sta nei pressi del ritrovo. Azzecco con una precisione che mi sorprende i punti 18 e 19, andando al 20 mi aiuta la presenza di Heike che nel frattempo mi ha raggiunto.  Solo a guardare la lanterna 21 mi viene male, perché non riesco nemmeno a leggere tutti i dettagli di quella giungla di avvallamenti, rocce, microforme e sassi dentro un cerchietto di pochi mm.  Con Heike  arriviamo a un punto in cui siamo indecisi dove andare e purtroppo decidiamo di scendere a sinistra di quello che poi si rivelerà la zona della lanterna.  Finiamo in un posto veramente infame, con erbacee e ortiche che arrivano fino all'altezza della testa, sassi di ogni dimensione per terra che ti costringono a camminare senza sapere cosa ti aspetta in quanto non vedi nulla. Uscire di lì è un vero supplizio, ma per fortuna capiamo di essere dalla parte sbagliata della roccia dove è posizionata la lanterna. Con uno sforzo bestiale, e impiegando una vita, riusciamo ad arrivare al punto 21. Fortunatamente il controllo successivo non è così infernale come i precedenti, e finalmente riesco a concludere il primo giro della O-Marathon con un tempo attorno alle 2h 15’, tutto sommato proprio quello che mi aspettavo.
Noto con piacere che non sono particolarmente stanco, perché mi sono imposto categoricamente di non forzare il ritmo nella corsa e inoltre in tutte le salite con una certa pendenza cammino. Appena il tempo di bere un integratore ed un bicchiere di acqua che è ora di partire per il secondo “tour”. Oltre ad essere più corto a prima vista sembra essere anche meno complicato, ma soprattutto ed è la prima cosa che osservo, non devo tornare in quel postaccio dove pochi minuti prima penso di essere stato fortunato ad uscire tutto intero. Forse proprio perché penso  che questa seconda tornata sia più semplice già al punto 1 commento il primo errore veramente ingenuo della giornata arrivando in cima al colle, e invece di proseguire diritto scendo inspiegabilmente verso destra. Fortunatamente quest'anno uno degli aspetti in cui sono più migliorato è quello della rilocalizzazione dopo un errore. Capisco la fesseria che ho fatto e riesco a rimediare in poco tempo. Il punto 2 e il punto 3 li raggiungo con una piacevole precisione, ed è già di nuovo il momento della super tratta della secondo giro di giostra. Questa volta, forse anche complice una maggiore percezione della fatica, non penso nemmeno lontanamente di provare a stare sotto la linea rossa. Scendo astutamente verso il recinto e faccio tutto il tratto in una  comodissima percorrenza su sentiero, assieme a Fabietto con il quale abbiamo anche tempo di disquisire sul nostro stato di tenuta fisica. La farfalla dal punto 4 al punto 9 non è di quelle da leggenda nel senso di una scarsa precisione nei pressi del punto, e anche nel tornare la seconda volta dove sono già transitato, commetto delle imprecisioni. Errori non particolari, ma sbavature che mi fanno capire che la stanchezza sta facendo calare il livello dell'attenzione. A parziale giustificazione posso però dire che il terreno in quella zona è difficile e la presenza di molti sassi e micro forme rende la vita difficile anche in tratte brevi che apparentemente sembrano non nascondere grandi difficoltà. Da lì in poi però prendo un bel ritmo, non molto veloce, ma mantenendo una notevole precisione nel raggiungere i punti, con l'eccezione della lanterna 15 in cui transito a non più di 10 metri dalla buca senza vederla. Ormai è fatta, il GPS segna più di 20 km e il cronometro si avvicina alle 3h30’di gara. Fare gli ultimi tre punti da quel sottile piacere della percezione che la tua avventura sta per concludersi e che tutto sommato è andata bene. Termino in quarta posizione (un mio super classico quando c’è un podio premiato)  dietro a Dario, Andrea Cip, e Fabio. Onestamente era difficile pensare di poter fare meglio di loro, quindi posso ritenermi abbondantemente soddisfatto.
Che dire di questa O-Marathon 2017? È stata un'edizione che mi è piaciuta molto, la giornata è stata splendida e anche i percorsi disegnati da Carlo sono stati estremamente piacevoli per l’alternanza di treatte brevi, medie e lunghe. Eccezion fatta per le tre lanterne in quel’ autentico inferno prima del cambio carta, di cui onestamente avrei fatto volentieri a meno in una gara di questa lunghezza. Ma per tutto il resto una bellissima giornata di orienteering. Spero di avere anche l'anno prossimo la voglia di buttarmi in questa che è davvero una gara molto particolare, più simile ad un avventura che ad una competizione. Ma che proprio per questo, quando la finisci pur con le gambe e la schiena rotte, ti da quella soddisfazione inconfondibile, che una cosa che ottieni sudando le proverbiali sette camice, ti sa regalare.

mercoledì 26 ottobre 2016

Trofeo Oltrefersina Orienteering 2016

Salve a tutti.
In questo ultimo mese ho lavorato abbastanza duro per organizzare una gara , il più possibile piacevole , che si svolgerà Sabato 29 a Pergine, con ritrovo al bellissimo parco Tre Castagni. Un posto che definire incatevole è poco.
Qui sotto vi lascio il link del sito che ho realizzato per inserire tutte le informazioni : http://www.seriva.it/oltrefersina/trofeo2016.htm
Per organizzare la gara, con la conncessione dell'Orienteering Pergine mi sono fatto carico del lavoro di unire due carte esistenti : quella di Pergine Centro con il Parco Tre Castagli di recente realizzazione (top map di Augusto Cavazzani) e quella di Zivignago-Valar-Ciomba, risalente a parecchi anni fa, in modo da avere una carta non dico nuova ma almeno nel suo insieme mai sfruttata.
Il tutto è stata condito dalla difficoltà che una carta era in simbologia ISOM e l'altra ISSOM.
La scelta è ricaduta sul portare tutto in ISOM, in quanto nelle parti non cittadine la ISSOM è quasi illeggibile, specie i sentieri.
Fare questo lavoro di cartografia è stato molto interessante perchè è stata l'occasione per ripassare regole, simboli, usare OCAD e capire diverse cose sulle mappe. Sistema Lirdar compreso.
La parte più complicata è stata aggiornale i colori : coltivazioni e verdi erano davvero molto diversi rispetto a tanti anni fa. E rappresentare spazi di vegetazione disomogenea non è semplice. E' stato divertente chiedere ai gestori del Castello se mi lasciavano fare una foto dalla torre....che vista fantastica!! e le foto sono state utilissime! In quella zona anche un bel Drone avrebbe fatto davvero comodo :), ma mi sono arrangiato anche con i metodi tradizionali.
Ho messo molto impegno in questa attività e spero di avere fatto un buon lavoro anche se sono ben conscio di non avere una grandissima esperienza. Anche se in futuro, a livello amatoriale, non mi dispiacerebbe dedicarmici maggiormente.
La gara è stata pensata per dei tempi da "Middle", in certe categorie forse salterà fuori qualcosa in più, quindi può essere l'occasione per un buon allenamento pre invernale.
Anche nel preparare i tracciati, ho sempre cercato di far si che ci fossero più scelte possibili, anche se in certe parti, non è che la cartina offra moltissime possibilità.
Vi posso assicurare che ho testato ognuno degli 8 tracciati previsti, modificandoli se mi rendevo conto che c'era qualcosa di non chiaro (ridisegnando quindi la carta) o che non mi piaceva.
Spero che tanto lavoro e impegno, sia gratificato da una buona presenza.. quindi, dato che pare ci sarà pure un bel meteo, vi aspetto tutti!!

sabato 19 settembre 2015

Premiazioni gare MASTER. Il gioco al ribasso

Organizzare delle gare di Orienteering è una discreta faticaccia, chiunque lo ha provato ne è ben conscio. Se poi il numero di persone a disposizione del team è ridotto, allora lo sforzo può anche essere immane. Personalmente ho provato la differenza nell'organizzare con il Trent-O dove disponiamo di un team che oserei definire fenomenale e super efficiente, e con la Polisportiva Oltrefersina per le gare CSI dove i numeri dello staff sono notevolmente inferiori.
La premessa è per sottolineare che conosco bene gli sforzi che si fanno per fornire un buon servizio ai concorrenti e pertanto non posso certamente avere un approccio del tipo schizzinoso o massimalista.
Tuttavia non posso fare a meno di sottoporre all'attenzione dei lettori il gioco al ribasso che sta avvenendo in diverse organizzazioni specialmente per quanto riguarda le premiazioni delle categorie Master (e ricordo che questo sito si chiama Orienteering Master...), per le quali la moda, oserei dire quasi dilagante, è quella di fare premiazioni solo al primo classificato e non ai primi tre come da prassi.
Trovo questo approccio veramente povero sia nei contenuti motivazionali che nella sostanza, e cerco di motivare questa affermazione. Il cosiddetto "podio" è solo un momento di piccola soddisfazione per avere ottenuto un buon risultato, ma che l'evidenza dei fatti in termini di prestazioni non può che evidenziare che ha a monte una costruzione fatta di molto, ma molto allenamento. Guardate le classifiche e i tempi di percorrenza al km-sforzo di molte gare 35 e 45 sia maschili che femminili e capirete che per arrivare nei primi tre occorre "pedalare" non poco. E di fare errori nemmeno se ne parla.
Per un 35-65 enne poi, non è certamente importante portare a casa un "bene materiale"; immagino che questo sia chiaro a chiunque abbia un minimo sindacale di neuroni in attività nel cervello. Ma essere chiamati dallo speaker e fare una foto da tenere come ricordo ha un valore innegabile in termini di gratificazione sportiva alla preparazione svolta e al risultato raggiunto .
Sistemato l'aspetto filosofico passiamo a quello materiale.
Consideriamo quattro categorie Master 35-45-55-65 sia maschili che femminili. Il gioco al ribasso-risparmio comporta la "esorbitante" abolizione di 2 (secondo + terzo) * 2 (maschile + femminile) * 4 (categorie) = 16  premiazioni.
Consiglio listino LIDL o altro discount, e per una soddisfacentissima provvista di generi alimentari credo che 3 € possano essere più che sufficienti. Spesa complessiva 16 * 3 = 48 €. Vi invito a fare due calcoli sul valore assoluto delle quote iscrizione in tutte le gare, raccolte nelle categorie master 35-45-55-65, ma anche sulla loro % del totale assoluto per capire come la scelta di premiare solo il primo Master abbia anche il carattere di cosa indiscutibilmente ingiusta.
Qualcuno obietta che si allunghino i tempi delle premiazioni. Bene: una chiamata di un atleta credo possa richiedere, se fatta ad esempio accomunando categoria maschile con femminile un tempo massimo di 5 secondi. 16 (chiamate-premiazioni) x 5 (secondi per chiamata) = 80 secondi. Un minuto e 20 secondi complessivo. Non mi esprimo sulla razionalità delle affermazioni di qualcuno che nell'arco di una intera giornata di organizzazione, sostiene che allungare di tempi così "biblici" una premiazione sia una perdita di tempo inaccettabile.
E infine la madre di tutte le motivazioni : non si fanno le premiazioni Master perché un Master dovrebbe andare alle gare solo per divertirsi. Per questa affermazione rimando al concetto del neurone nel cervello. Se così fosse allora ELIMINIAMO del tutto le gare Master così gli atleti dai 35 anni in su, invece che partecipare alle gare, si potranno andare a divertire da soli, andando a correre nei boschi da soli, facendosi dei percorsi di allenamento da soli. Invito il lettore a osservare quanti partecipanti ci sarebbero alla maggior parte delle gare senza le categorie Master.
Spero che questa tendenza al ribasso, senza motivazioni, cessi prima possibile perché è davvero spiacevole per contenuti morali e materiali.
Mi permetto anche di scrivere che anche alcune altre piccole cosette, che costano davvero poca fatica, come la preparazione della descrizione punti, anche da ritirare "self service" in partenza, appartiene a quel tipo di servizio che costa praticamente zero fatica, ma conferisce qualità ad una organizzazione.
Il Trent-O , fino a quando sarò presidente, non si presterà a questi immotivati giochi al ribasso.

lunedì 20 aprile 2015

La lezione di Belluno

Coppa Italia Sprint a Belluno. Tutti dicono gara veloce, molto veloce, di quelle "per chi ha gamba".
In quest'ultimo mese dopo un po' di allenamenti seri, la gamba ce l'avevo per davvero. E quella giornata mi sentivo pure benissimo. Nel riscaldamento sentivo quelle che un più illustre scrittore blogger definisce "le gambe magiche".  Carico ero molto carico, convinto al massimo che avrei fatto una gara di quelle "come si deve".  Eh si, perchè quest'inverno nelle sprint dell'Oricup Inverno, avevo corso bene come non mai specie dal punto di vista degli errori, quasi completamente rimossi o quantomeno ridotti a livelli fisiologici, e che negli anni precedenti non avevo mai eliminato nemmeno nelle sprint.
Insomma c'erano davvero tutti gli ingredienti per "la grande giornata" , per battezzare al meglio l'ingresso ufficiale nella categoria M45.
Ma l'orienteering è l'orienteering, e tutto quello che hai costruito in anni di lenti miglioramenti, può vacillare in un attimo se non hai quella grande qualità di saper gestire emozionalmente una gara. E la grande lezione di Belluno è stata che questa capacità non l'ho ancora consolidata.
Al punto 1, dopo essere entrato sfortunatamente  in un porticato non segnato in carta, a 10 metri da quello giusto (magari è l'unica volta in tutto l'anno che era aperto.... ma le sprint sono anche questo)  perdo 30 secondi, e sarebbero ancora rimediabili per un buon piazzamento, ma purtroppo è l'inizio dello scricchiolare di tante certezze costruite in allenamento e anche nell'approccio mentale , che quest'anno ho cercato di curare. Via di botto, molto bene fino alla 7, dove in un vicoletto stretto non leggo sulla carta una piccola (fetente!!!)  linea spessa di circa 2 mm di lunghezza che significa "amico.... di qui non passi". E qui crolla tutto: tutta la carica, la concentrazione, i buoni propositi. Invece che ragionare con lucidità e "fare il giro" dall'altra parte la testa va per conto suo in un corto circuito cerebrale che è davvero difficile spiegare.
Sta di fatto che per 2 punti (a posteriori purtroppo) mi accorgo di vagare completamente a vuoto senza un minimo di logica. Quando ritorno nel mondo reale riparto a tutta e gli split dicono che realizzo degli ottimi parziali, anche diversi migliori tempi. Poi al punto 15 transito alla lanterna, ma evidentemente non posiziono bene lo sport ident nella stazione e non faccio caso che questa non suona (credo di più all'elettronica che a me stesso.... se non ha registrato la punzonatura è certamente perché non ho eseguito bene l'operazione, non perché alla stazione sto particolarmente antipatico.... il misfatto è di certo opera mia). Risultato una scoraggiante PM.....
Nell'orientamento, quando ti presenti al via, l'essere allenato fisicamente, l'essersi preparato mentalmente, l'essere concentrato, l'essere carico.... sono solo condizione necessaria, non di certo sufficiente. Un bravo orientista ha fra le sue doti principali quella di sapersi gestire emozionalmente, caratterialmente, emotivamente, saper gestire con fredda lucidità ogni imprevisto.  A mio avviso nelle sprint in modo particolare , dove i ritmi elevati e la frenesia del susseguirsi veloce dei punti non danno tregua al cervello, annebbiato inoltre dalla fatica per lo sforzo breve ma intenso.
Terrò davvero memoria di questa esperienza. Presentarsi al via preparati e motivati, non deve andare in contrapposizione ad una efficace gestione emotiva della voglia di fare bene.
Belluno, Belluno, che dura lezione!!! Da ricordare per farne tesoro.

mercoledì 7 gennaio 2015

Premio Ori-Pulitzer

Ieri per gli strani meccanismi della rete sono finito sul sito di Larrycette, e mi sono letto tutto di un fiato la saga "La verità sui WOC 2014".
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-prefazioni/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-1/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-2/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-3/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-4/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-5/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-6/
http://www.larrycette.com/la-verita-sul-woc-2014-7/

Raramente ho letto un qualcosa di così divertente, e ne consiglio la lettura a tutti. Anche se è una critica verso alcuni aspetti dell'organizzazione dei mondiali, è scritto con una tale leggerezza, intelligenza, ironia (e autoironia), che a mio modo di vedere è la più bella pagina di oriblog che abbia mai letto.
L'autore è davvero un artista della ori-narrazione e lo ringrazio per avermi fatto ridere fino quasi al mal di pancia. 
Il Per Forsberg "Schettino",  l'apparizione di Sartori alle premiazioni della Long, la sequenza punteggio della sfida "Cerimoniale Vs IOF", la telefonata durante il solenne inno Russo, valgono il mio personalissimo premio ori-Pulitzer
N.d.r. : specifico che io ai WOC non ci sono stato, non mi sono informato e quindi non so come sono andate le cose. Il mio giudizio riguarda solo il magnifico stile di scrittura e di narrazione degli eventi riportato nei link di cui sopra.
  

giovedì 6 novembre 2014

New York, 7 Novembre 2004

Era il 7 Novembre del 2004. Era 10 anni esatti fa.
E un 34-enne corridore trentino stava per vivere il più grande sogno sportivo della sua vita. Dopo avere visto quella scena tante volte alla TV con la ripresa dall’elicottero, era proprio sotto l’arco di partenza della gara di corsa più importante del mondo. La Maratona di New York!
Avevo immaginato quella scena non so quante volte ed essere davvero lì in quel momento sembrava qualcosa di irreale, impossibile, quasi una dissociazione fisica e temporale.
Cosa è rimasto 3650 giorni dopo? Il tempo, inesorabile cancella il dettaglio dei ricordi, ma la memoria dei sentimenti è ancora molto viva e non si è assopita.
Ricordo l'emozione sul pullman che ci portava alla partenza, attraversando il ponte di Verrazzano in senso opposto a quello di percorrenza della corsa.
L'impressionante massa di persone nell'area della partenza.
La soddisfazione di essere nel primo gruppo in partenza: poter stare comodi fino a 20 minuti dallo start in un area dedicata, ed essere poi portati dagli addetti a 5 metri dall'arco della partenza.
L'inno americano cantato a cappella, da pelle d'oca, e poi la cannonata dello start sentita nello stomaco.
Quando mi sono girato in cima al ponte di Verrazzano e ho visto una colonna umana lunga un miglio, e un brivido mi ha percorso la schiena. Quel fotogramma mi è rimasto stampato in testa come pochi.
I passaggi a Brooklyn, nel Queens. Il Queesnboro , e quella strana sensazione di un passaggio al coperto.
Il boato della folla nella piazzetta subito usciti dal Queensboro.
L'inizio della prima fatica nella first avenue e i grattacieli di Manhattan.
La fatica vera, quella dura senza pietà, dentro il Central Park.
La salita terribile del 40° km , nel lato corto del Central Park.
Ma poi il passaggio al Columbus Circle che annunciava che ormai ce l'avevo fatta.E infine gli ultimi metri : una gioia immensa, incontenibile, felicità allo stato puro. Forse per un non appassionato sembra una frase piena di enfasi, ma chi ha la vera passione per la corsa nell'anima può capire certamente che forse è addirittura riduttivo.
Al passaggio del traguardo non contava più nulla. I sacrifici per prepararsi, il viaggio, la fatica dei 42 Km corsi, il tempo impiegato. Era un sogno, che si era realizzato.
Ero lì, c'ero. Stavo vivendo. Era tutto perfetto, fantastico. Una favola.
Ora sono passati dieci anni, i capelli si stanno colorando di bianco, le prestazioni atletiche stanno inesorabilmente calando, anche se la passione per lo sport praticato è ancora fortunatamente grande e tutto sommato le gambe non girano ancora malaccio.
I ricordi di una carriera sportiva che ormai supera i 30 anni sono davvero tanti, ma quel giorno a New York io lo considero ancora come il coronamento dei  sacrifici, della passione, della volontà di rincorrere un sogno e con tenacia e applicazione totale riuscire a realizzarlo.
Tutt'ora sono combattuto fra quel leggero alone di malinconia perchè si guarda al passato, e la felicità della consapevolezza di avere avuto una grande, grandissima fortuna e privilegio nel potere aver vissuto quei momenti.
Si dice sempre che bisogna guardare avanti, ma in casi come questo  anche guardare indietro è una dolce carezza che fa bene al cuore.  


giovedì 16 ottobre 2014

Semplice no?

Allenare la concentrazione significa controllare i processi motori di pensiero, dirigere e mantenere l'attenzione su di un compito per una corretta esecuzione incrementando le capacità di: 1. selezionare gli stimoli su cui focalizzare l'attenzione, escludendo quelli irrilevanti 2.dirigere l'attenzione al momento opportuno verso le informazioni pertinenti 3. mantenere l'attenzione sugli stimoli rilevanti. L'affinamento e la gestione volontaria della capacità di concentrazione vengono sviluppate attraverso il training propriocettivo e le procedure di rilassamento, andando così a costituire un insieme di abilità sinergiche ed interconnesse e rappresentando le condizioni necessarie per la buona riuscita delle successive fasi di visualizzazione e ripetizione ideomotoria

martedì 14 ottobre 2014

Mi regalo un'altra sfida

Visti gli ennesimi deludenti risultati orientistici, ormai cronici, ho voluto "regalarmi" un'altra sfida. A 4 anni dall'ultima, mi sono iscritto alla Maratona di Roma del 22 Marzo 2015.
Forse per da buon pistarolo (ignorante si intende!) è una buona occasione per rivivere delle emozioni intense, che i grandi eventi regalano con certezza. Anche se credo che stavolta sarà dura... ma dura dura... ma dura dura dura dura. Non che le altre volte lo sia stata poco, comunque, ma so già ancora prima di partire che le limitate risorse di tempo libero non permetteranno una preparazione propriamente adeguata. In questo momento ho anche un po' (tanta) di paura... paura di non farcela, perché quanto corro 20 km... e penso che non sono ancora a metà strada mi domando come ho fatto in passato a reggere tutta la distanza. Il tempo passa, inesorabile.
 Ma forse è proprio questa LA sfida. Il "must" sarà lo svincolo assoluto dal cronometro... verrà quel che verrà. Stavolta davvero voglio solo divertimi, arrivare al traguardo bene, in buone condizioni... a 44 anni in fondo "che ci importa del tempo!" (Vero Stegal?)


lunedì 6 ottobre 2014

CAMPIONATI TRENTINI SPRINT - CROVIANA

Essendo un mio podio ad un campionato trentino individuale un evento abbastanza raro (2a volta), un post commemorativo mi sembra giustificato, anche perchè questo è stato il mio ultimo campionato ufficiale in categoria M35.
In partenza siamo solo in quattro, però obbiettivamente tutti molto competitivi. La griglia prevede a due minuti di distanza, nell'ordine : Me, Dario Pedrotti, Nicola Bertoldi, Eddy Sandri. Specie per Dario ed Eddy si tratta dei due fra gli M35 più in forma del momento e inoltre molto a loro agio nelle sprint. Anche il sottoscritto nelle corte distanze quest'anno si è rivelato tutto sommato competitivo e Bertoldi è uno che di corsa viaggia forte e nelle CSI si è sempre ben comportato. L'analisi della griglia mi fa pensare che non è improbabile che i due forti possano raggiungere i due meno forti avanti a loro, che però essendo buoni corridori potrebbero tenere botta dal ricongiungimento al traguardo. Espongo questa sede a Michele (Candotti) durante il riscaldamento.... e lo svolgimento della gara mi darà ragione in modo sorprendentemente preciso.
Esco dalla partenza deciso e determinato : i primi 4 punti ho l'impressione di correrli molto forte e l'analisi split lo conferma dato che ero secondo a poco da Dario. Dal 5 al 9 tratte ravvicinate e punti più insidiosi mi fanno saggiamente tirare un po' il freno, anche se sono preciso in zona punto e non mi pare di essere eccessivamente lento gli split dicono il contrario, cioè che ho perso parecchio. 10 e 11 tratte di nuovo filanti che cerco di correre a massimo. Alla 12 mentre profondo tutte le energie per continuare in una corsa veloce, cerco il modo arrivare alla strada superiore a quella principale, ma non ho il colpo d'occhio che servirebbe. Mi pare di non trovare sbocchi diretti fra privati e recinti e quando il tempo per pensare è finito e serve decidere che fare, arrivando sullo stradone l'unica cosa che ho in mente è fare il giro per la 13. Questo è l'unico errore di giornata che costa su e giù un minuto. Alla 12 mi prende il Dario.... alla 13 ero già passato e quindi ci vado a bomba dietro a lui. Per andare alla 14 mi passa per la testa di sfruttare "la scia" per l'uscita punto, però sempre guardando la carta.... e infatti  appena usciti dalla 13 ho l'impressione che Dario non prenda la direttrice giusta, ma non ho il coraggio di tirare diritto per la mia scelta... cincischio un po' per vedere che fa e per fortuna si ravvede e quindi su può dare gas a tutta. Se non ricordo male arrivo prima io al punto. Qui però capisco (e non sarà l'unica volta in questa gara) che pur essendo veloce nella corsa durante la tratta sono molto meno scorrevole di lui nelle operazioni di entrata, punzonatura e soprattutto in uscita dai punti. Infatti per andare alla 18 ho un ultimo sussulto di energia per uno strappo in corsa ma in entrata-uscita punto prendo 10 metri buoni dal "dopolavori". Il tempo di riprendersi ed è ora di aspettare la coppia Eddy-Nicola che con un notevole "Thrilling" arriva esattamente 4 minuti dopo di me. Il che significa una cosa : per il primo posto Eddy e Dario se la giocheranno a secondi, esattamente come me e Nicola per il 3° posto.
Vince Eddy per 2 secondi su Dario e io ho la fortuna di arrivare terzo per un misero secondo. Tante volte mi sono preso secondi e quarti posti per inezie... e quasi non mi pare vero che stavolta la sorte è stata dalla mia parte. Eh si, perché bisogna ammetterlo.... un secondo è effettivamente questione di fortuna.
La cosa che mi pare più evidente è che i primi due hanno complessivamente un'altro passo rispetto al mio. Non solo oggi, ma è stato così per tutta la stagione. Atleticamente, ma specialmente del contatto molto rapido corsa-carta e nella fulminea velocità di esecuzione in entrata-uscita punto, specie nelle tratte brevi. Io sono ad un livello tecnico inferiore. Giù il cappello, davvero molto forti.

Visto che ci sono, vista l'eccellenza dei primi due classificati, vista la bella e varia tracciatura di questa gara, ho voluto fare un'analisi di raffronto di come ho corso nelle tratte veloci-lunghe e in quelle lente-corte togliendo il punto 12 con l'errore di scelta.
Tratte Lunghe Veloci : 1-2-3-4-10-11-14-18-19. Andrea 11'59'', Dario 11'43'', Eddy 11'34''.
Tratte brevi-corte : 5-6-7-8-9-13-15-16-17.  Andrea 5'59'', Dario 5'27'', Eddy 5'09''.
Da questo raffronto... emerge numericamente quanto mi era già abbastanza chiaro. Sulla corsa sono ancora competitivo, anche se viaggio un poco meno dei due baldi giovani (ah!! se avessi il tempo di allenarmi appena un po' di più!!! e non lo nasconderei di certo).

Nelle tratte brevi ad alta intensità di corsa-lettura sono parecchio indietro, e dovrò cercare di rendere l'azione più scorrevole, credo specialmente in uscita punto. Però nelle sprint, quest'anno mi sono migliorato correndo gare più che accettabili. Se l'anno prossimo in M45 migliorerò ulteriormente nella fluidità in zona punto potrò prendermi delle belle soddisfazioni.

domenica 18 maggio 2014

I GIORNI DELL’ORIENTAMENTO

Ci sono giorni in cui, parlando di orienteering, va tutto alla grande e anche se ti sforzi di nasconderlo, sei molto carico e soddisfatto.
Ci sono giorni neutri, in cui buono e cattivo si bilanciano, e cerchi di capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.
Ci sono giorni pessimi, in cui l’unico pensiero è che …. domani è un altro giorno.
E infine ci sono le serie di giorni negativi, quelle che ti fanno riflettere sul fatto che occorre “mettere mano” a qualcosa. Dopo un buon inizio di stagione nelle sprint, sono in quest’ultimo stato: come va un po’ di moda dire, me ne devo fare una ragione. E la cosa a cui devo “mettere mano”, anche in modo profondo e radicale, è la gestione mentale delle gare. So bene di averlo già scritto e forse anche riscritto, ma siccome siamo ancora al punto di partenza, occorre ripensarci di nuovo.
Oggi mi sento un po’ come un mio grande eroe : Wile il coyote. E’ sempre stato uno dei miei idoli assoluti perché nonostante infiniti tentativi di catturare il Road Runner, al secolo beep-beep, e che il più delle volte si concludono in modo disastroso, lui non si arrende mai. Proprio mai! E la cosa che lo rende più di tutto mio eroe è che nel progettare ogni nuovo sistema per catturare il pennuto, profonde uguale e immutato entusiasmo. Quasi la serie di infiniti fallimenti gli facesse un baffo.
Orientisticamente parlando, in questo momento mi sento proprio come Wile il coyote: quello un po’ sfigato che ce la mette tutta, ma proprio non ci riesce. E la cosa peggiore, rendendosi conto che in fondo in fondo, obiettivamente, non sei nemmeno malaccio e tutto sommato spesso ci sai anche fare.
Per fortuna mi ritrovo in sintonia con Wile anche nella metafora del “don’t give up”, con il supporto motivazionale che nel corso della mia vita, anche con fatica e sofferenza, ho raggiunto tanti traguardi che mi sono prefisso e che in certe fasi mi sembravano irraggiungibili. Altrettanto fortunatamente, nonostante un qualche risultato di spicco non arriva mai,  lo sport dell’orientamento continua a piacermi e appassionarmi sempre come quando ho iniziato. Ho visto in questi anni tanti amici e avversari completare dei percorsi di crescita sportiva molto belli: prima o poi arriverà anche il mio turno.
Quello del controllo della mente durante una prova di sforzo fisico, è una sfida troppo affascinante e stimolante per essere abbandonata. Riconoscere un limite, umilmente, è la base per lavorarci e superarlo.
Ho anche deciso di riprendermi una pausa con il blog. Sento più lo stimolo a riflettere che a scrivere. Per intanto grazie ai lettori : il contatore visite è prossimo ai 40.000. Un numero che onestamente mi impressiona.

A presto.

sabato 10 maggio 2014

Uffff


Campionato Trentino Middle a Zortea.
Gara buona, nessun errore particolare... ma PE alla 16 dove una perfida trappola ha messo due lanterne a 40 metri fra loro, entrambe lato ovest muretto. In ogni caso bastava leggere il codice, e credo sia stata l'unica lanterna in cui non lo ho fatto. Non so il perché, dato che lo faccio sempre in automatico. La spiegazione che mi sono dato è che arrivando un po' corto mi sono girato e ho visto 3-4 persone che puntavano la lanterna codice 146, e inconsciamente ci sono andato anche io. Come un vero pollo.
Stasera sono demoralizzato... le ultime due gare sono state più che buone, entrambe rovinate da fugaci attimi di disattenzione. Uffff

domenica 4 maggio 2014

Monte Mezza

A volte capita che le gare poco importanti dal punto di vista dell’assegnazione di titoli possano riservare delle belle sorprese. La Middle corsa oggi in località Monte Mezza nel Tesino è certamente uno di quei casi.
Dal punto di vista del percorso e della carta posso dire che l’ho trovata bellissima, e faccio i complimenti a Fabio Hueller che l’ha tracciata.
Anche la mia gara è stata “quasi” perfetta, anche se quel quasi pesa parecchio. Poche volte infatti mi sono sentito in carta, in pieno controllo come oggi. Peccato che nonostante tutto l’impegno che ci metto non riesco a togliermi di mezzo il maledetto errore che rovina tutto.
La gara: 1, 2, e 3 vanno via facili. Alla 4 prima tratta impegnativa con un 350 metri in c.d.l. Tiro diritto fino al grande avvallamento, poi ancora fino al cambio di direzione del pendio, conto circa 50 metri avanti e in cima al giallino trovo la fine della canaletta e la lanterna. Per la 5 decido di puntare il sentiero, anche potendo scendere. Ci arrivo, scendo fino al muro di terra dove entro in c.d.l. fino alla lanterna. Tutto molto bene. Per la 6 punto la bussola, rallento la corsa al sentierino dove è facile vedere il colle.  Alla 7 esco in curva puntando il pianoro vicino, scendo fino al grande sasso dopo la canaletta. Da li bussola fino al sasso prima del sentierino e di lì è facile arrivare al punto. Per la 8 scelgo la sicurezza del sentierino basso. Quanto a sinistra vedo il cocuzzolo prendo il sentierino a destra che mi porta facile alla buca. La 9 è semplice: c.d.l fino all’avvallamento. La 10 è in bussola, e un pianoro con depressione è un facile punto di arresto-attacco per la buca dove è posizionata la lanterna. La 11 la divido in due tratte: cdl fino al giallino, poi salgo al grande sasso appena sopra e di lì in c.d.l. è facile arrivare alla canaletta con il prisma bianco-arancio. Qui purtroppo finisce una delle mie migliori sequenze mai corse, e senza forzare più di tanto.
Alla 12 (come a Laranza.. il numero non porta bene quest’anno J ), succede quello che davvero non mi sarei aspettato per come stava andando la gara. La prima idea è di andare in sicurezza sui sentieri allungando un po’. Poi vedo sulla sinistra una serie di depressioni che mi sembrano formare un’ottima direttrice. Purtroppo devio troppo a sinistra e complice una beffarda somiglianza della zona punto con quella un 150 metri più in altro, finisco nella classica trappola del parallelo. In altro vedo una grande casa che non è segnata in carta e la cosa mi manda in crisi. Purtroppo essendo in basso e in mezzo agli alberi non vedo il palo che riporta la mappa. Black out per qualche minuto. Quando rinvengo… è passato davvero troppo tempo e la gara è compromessa gravemente.
Nonostante questo corro bene, a parte un imprecisione alla 15, tutti i punti fino alla fine.
Che dire… non so se vedere il bicchiere mezzo pieno di 19 ottimi punti o quello mezzo vuoto di un punto disastroso. Purtroppo questa dinamica dell’unico punto sbagliato che rovina la gara continua a capitare e significa quindi che non è un caso. Il problema è che non so come allenarmi mentalmente per evitarla.
Preferisco comunque vedere il bicchiere mezzo pieno: devo essere soddisfatto per una tecnica che si sta consolidando. Devo trovare un modo di non fare più l’errore che rovina tutto!
Si accettano consigli!

giovedì 1 maggio 2014

Una bellissima giornata : esordio in bosco 2014 a Laranza

Prima gara stagionale in Bosco, finalmente. In settimana ho risolto brillantemente alcune grane lavorative, l’organizzazione dei campionati Italiani è archiviata, il meteo è buono, il posto è bellissimo, i bambini scorrazzano allegramente al ritrovo “super lusso”. Insomma… vado in partenza rilassato, direi quasi felice, con poca cattiveria agonistica, tanta voglia di divertimi e iniziare a recuperare il feeling con il bosco. La tratta 1 è già di quelle serie: guardo a desta e a sinistra della linea rossa ma non trovo valide alternative “al dritto per dritto”. Quindi punto la bussola e decido per alcune deviazioni controllate: arrivo bene in zona cerchio rosso, ma cincischio un attimo per trovare l’avvallamento fra i due colli; non se ne va più di un minuto. 2 bene, 3 da manuale : a tutta sul sentiero fino all’oggetto particolare, dentro per il pianoro giallino e via sul punto. Quando vedo i punti 4-5-6 mi viene un moto di disappunto. Ho sempre odiato, odio e sempre odierò i punti in mezzo ai sassi. Detto fatto: già alla 4 giro a vuoto in zona punto dove sono presenti ben più sassi di quelli segnati, specie in basso. Cerco di capire come venirne fuori quando vedo sopraggiungere Pierpaolo Corona (PPC) che però non ha nemmeno lui le idee chiarissime. Questa cosa per me è un’assoluzione a livello di corte di cassazione J , è quasi giusto che sbagli anch’io! Trovo il punto tenendo il “maestro” nel mirino e si parte a tutta verso la 5. E qui inizio ad osservare una dinamica molto interessante. In uscita punto PPC mi stacca di una ventina di metri. Durante il trasferimento colmo il gap, ma in zona punto lui va diritto alla lanterna e io devo rallentare per essere preciso. Stessa dinamica alla 6. Alla 7 mi prendo il lusso di passarlo e arrivare prima di lui alla lanterna. Per la 8 cerco di stare in curva, ma scendo un attimo invece di salire. Il tempo di accorgermene e risalire che PPC, inesorabile, sta già inserendo il suo sport ident nella stazione. Davvero emblematica questa tratta! La differenza fra un cecchino di lanterne e un pistarolo ignorante: riesci a prendere 20 metri e alla prima, anche minima sbavatura il campione te li mangia in scioltezza.   Verso la 9 si ripete la  dinamica dei punti precedenti. Capisco che la mia gara è fortemente condizionata dalla sua presenza. Fisicamente corro più di lui, ma in zona punto il suo riferimento mi influenza e indubbiamente mi avvantaggia. Allora prendo una decisione forse controcorrente: mi fermo una ventina di secondi fino a quanto PPC esce dal mio campo visivo. So che se lo seguissi ne trarrei un gran vantaggio nell’economia della gara, ma questo NON MI INTERESSA. Voglio fare il mio orientamento, voglio che la classifica rispetti il mio valore. Ho sempre considerato scorretto l’atteggiamento di chi segue acriticamente qualcuno di più forte tecnicamente sfruttando le sue qualità fisiche.
C’è che dice che è lecito, c’è chi dice che è una collaborazione. A me semplicemente non piace. La tratta 9-10 è stimolante e voglio appunto dimostrare a me stesso di essere capace di fare orientamento. Esco in curva di livello nel verdino, passo nella sella fra i due colli, passo a destra del colle in zona punto 1, scendo dal naso, aggiro il colle prima della 10 da sinistra e arrivo perfetto al prisma. Bellissimo: nessuna esitazione, buona corsa e contatto carta costante. Anche la 11 va velocemente in saccoccia, ma come purtroppo spesso mi accade, tanto corro belle tratte quanto compio errori sciocchi. Per la 12, superato il sentiero in trasversale mi faccio “tentare” da una lanterna nell’avvallamento vicino alla paludina. Ovviamente non può essere la mia perché ho corso solo un centinaio di metri oltre il sentiero mentre il punto è ad almeno 250. Esco e in lontananza vedo un’altra lanterna : molto stupidamente sento il bisogno di andare a vedere il codice, ma ovviamente nemmeno quella è il punto 12. Rientro in me e capisco di essere nettamente corto. Uso il cervello e in un attimo arrivo al punto (perché non subito?!?! Mannagia a me) . Per fortuna non perdo troppo rispetto ai “super errori” del passato, ma sono 2 minuti davvero gettati alle ortiche. Punto rabbioso il punto spettacolo, ma quando vado lungo di 10 metri e cerco di punzonare la lanterna del percorso alla corda… con una bella gallinella disegnata… mi pare evidente che occorre un reset alla capoccia. Vado pulito alla 14 e punto la 15 dove faccio la seconda fesseria della giornata andando lungo e impiegando penso 2 minuti per tornare indietro dove…. incredibilmente mi ritrovo davanti PPC. La cosa mi chocca un po’… mi pare impossibile. Comunque mi prendo il lusso di stargli davanti da lì alla fine, dove concludo in 50 minuti e spiccioli.
Essendo la prima gara dell’anno in bosco, tutto sommato non è andata malissimo: il distacco dal bravo Fabio Hueller c’è ma non è abissale, tenendo conto dei circa 6 minuti di errori. Sbagli per fortuna non gravissimi che singolarmente non sono stati impattanti. La giornata poi scorre via piacevolissima con la chicca dei miei due ragazzi che vogliono provare il percorso alla corda, e considerata la loro giovanissima età tutto sommato “ci capiscono” e se la cavano bene.
Complimenti al TOL per l’organizzazione e anche a Rudi Mair per il bellissimo tracciato: abbiamo scherzato prima della gara sulla sua ormai incancellabile fama di “nascondi lanterne”. Oggi sicuramente non vera : punti perfetti e mai posizionati in modo da non volerli far trovare.
Fra soli tre giorni di nuovo in gara Monte Mezza nel Tesino. Spero di divertirmi come oggi. L'obiettivo sempre quello: gara con meno errori possibile, anche a costo di velocità di crociera più basse.

lunedì 21 aprile 2014

Ouverture stagione 2014

Riprendo il titolo del post di Marzo 2012, e posso scrivere di essere molto soddisfatto della preparazione atletica svolta nella stagione invernale e primaverile.
Oggi ho infatti partecipato alla classicissima corsa del Lunedì di Pasquetta ad Ospedaletto.
Il tracciato nel centro del paese, da ripetere tre volte per un totale di 5.3 km, presenta un continuo saliscendi (con anche uno strappo breve ma "cattivo" appena dopo la partenza) con un dislivello totale che stimo in almeno 100 m, e parecchie curve rese insidiose dal fondo bagnato.
Pur non sentendomi in grande forma, essendomi allenato poco nell'ultima settimana a causa del laborioso e lungo lavoro di controllo punti per i campionati middle del prossimo WE, ho corso in 19'30'' che significa una media di 3'40''/km. Dato che la sensazione di gamba non era per nulla buona, sono rimasto davvero stupito di questa media perché come accennato ottenuta su un tracciato con parecchia salita, curve e sul bagnato.
Considerando la campestre di Terlago e la gara CSI di Villazzano, tre indizi fanno una prova e cioè che la forma è buona. E che quindi, non ci sarà alcuna scusa, ma proprio nessuna, per le prime gare orientistiche in bosco.
Anche se non esiste nemmeno nel giardino del Re, quest'anno "voglio" :-)  il salto di qualità tecnico che cerco da tanto tempo. Con i dovuti scongiuri ho buone sensazioni anche su questo.
Davvero non resta che aspettare le prime gare. Non vedo l'ora!

venerdì 28 marzo 2014

Grazie al Maestro dello sport Alessandro Donati

Mercoledì sera sono stato a Borgo Valsugana alla serata con Alessandro Donati, il noto maestro dello sport del CONI, allenatore e uomo simbolo della lotta al Doping. Ho conosciuto una persona intrisa delle cose che più amo: l'onestà, la passione, la competenza. Un uomo che, in nome degli ideali ricordati, ha condotto battaglie tremendamente difficili, da solo, caricandosi del peso delle violentissime rappresaglie che il sistema pianificato del doping di stato gli ha scatenato contro.
Un uomo da erigere ad esempio di qualità umane e professionali.
Anche se la sua ricerca della verità, mi ha privato dell'ammirazione genuina che ho avuto per molti "campioni senza valore", che sono stati dei riferimenti della mia gioventù sportiva, credo che il mondo dello sport, quello vero, dovrebbe sommergere di riconoscenza Alessandro Donati.
Con le sue parole e il suo esempio di vita ci ha riconsegnato la morale dello sport vero, quello fatto per passione. Del confronto LEALE fra atleti che si misurano fra loro, complimentandosi a fine gara se un avversario è stato migliore di noi. Sono uscito dalla serata di Mercoledì amareggiato per la delusione (già comunque metabolizzata attraverso la lettura del suo libro "lo sport del doping") ma anche con un'immensa felicità e fierezza per essere stato (e nel mio piccolo essendolo anche ora) uno sportivo praticante leale e cristallino.
Non un campione, certamente, ma uno sportivo vero. E in un sistema dello sport di Elite drogato, può essere un vanto senza prezzo.
Grazie, grazie, grazie, Maestro dello Sport Alessandro Donati.