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martedì 14 ottobre 2014

Mi regalo un'altra sfida

Visti gli ennesimi deludenti risultati orientistici, ormai cronici, ho voluto "regalarmi" un'altra sfida. A 4 anni dall'ultima, mi sono iscritto alla Maratona di Roma del 22 Marzo 2015.
Forse per da buon pistarolo (ignorante si intende!) è una buona occasione per rivivere delle emozioni intense, che i grandi eventi regalano con certezza. Anche se credo che stavolta sarà dura... ma dura dura... ma dura dura dura dura. Non che le altre volte lo sia stata poco, comunque, ma so già ancora prima di partire che le limitate risorse di tempo libero non permetteranno una preparazione propriamente adeguata. In questo momento ho anche un po' (tanta) di paura... paura di non farcela, perché quanto corro 20 km... e penso che non sono ancora a metà strada mi domando come ho fatto in passato a reggere tutta la distanza. Il tempo passa, inesorabile.
 Ma forse è proprio questa LA sfida. Il "must" sarà lo svincolo assoluto dal cronometro... verrà quel che verrà. Stavolta davvero voglio solo divertimi, arrivare al traguardo bene, in buone condizioni... a 44 anni in fondo "che ci importa del tempo!" (Vero Stegal?)


domenica 30 ottobre 2011

VENICEMARATHON 2011

Dopo tanta attesa, finalmente Domenica 23 ero la via della mia sesta maratona, 20 anni dopo la prima e 7 anni dall’ultima nella fantastica cornice di New York.
Come di abitudine il viaggio di trasferimento lo ho fato di Sabato e ho scelto di alloggiare in un campeggio a Mestre, per dormire nella confortevole “suite” che è il mio ormai adorato camper… E’ come dormire, confortevolmente a casa.
Sveglia alle 5.45 del mattino e dopo il più che legittimo rincoglionimento da alzataccia selvaggia, colazione abbondante e via in autobus verso la stazione di Mestre, da dove i mezzi dell’organizzazione, in 30 minuti circa ci hanno portato a Stra. Nella descrizione passo al tempo “presente” perché così ho l’occasione di rivivere quei magnifici momenti.
La mattina è frizzante, direi senza dubbio fredda: nei pressi di Stra due termometri fuori da un bar e una banca segnano 2 e 3 gradi… fa freddo per davvero.
Per alleggerire la zavorra, una volta arrivati in zona di partenza, mi aspetta un’estenuante coda di almeno 20 minuti per andare in bagno. Manca un ora alla partenza della gara e la tensione sale. A differenza delle edizioni a cui avevo partecipato anni fa la consegna della sacca indumenti è richiesta 50 minuti prima della partenza. Ingenuamente , non pensando a un freddo del genere a ad una consegna così anticipata, non ho portato una maglia “usa e getta” ed inoltre ho dimenticato di farmi la “pettorina” con il classico sacco delle immondizie. Corro quindi il rischio di assiderami letteralmente, ma un angelo sotto forma di una graziosa ragazza vedendomi infreddolito e tremolante, mi dice che avanza uno di quei fogli termici di alluminio e me lo regala. Non ho parole per ringraziarla…. Si dice che il mondo è tutto marcio ma capita anche di imbattersi persone capaci di un semplice gesto generoso come questo. Recupero subito temperatura e le gambe danno ottimi segnali. I venti minuti prima del via sono stupendi. Un’ emozione enorme e anche l’inno nazionale suonato pochi minuti prima del via da un tocco di solennità all’evento.
Finalmente si parte… una liberazione. Corro il primo km a 4’14’’, quasi perfetto, e nel frattempo mi affianca il pace-maker delle tre ore. Una manna penso, ma i successivi due km li corre a 4’06 e 4’05, ovvero un ritmo di corsa di 10 sec/km più veloce di quello che porta ai 180 minuti di gara. Decido di rallentate anche se le gambe vorrebbero stare lì….. ma l’esperienza insegna che a fare una cosa del genere di rischia di pagare dazio, anche drammaticamente. Prendo il mio ritmo molto bene e corro regolare fra i 4’12’’ e 4’15’’, con grande facilità. Sono contento, sono in gara, sto bene, mi sto divertendo, mi emoziono un sacco nel passare in mezzo ai paesi con la gente per la strada a incitarti senza sosta. Tutto questo è LA MARATONA. Non mi pare quasi vero dato che da 3 anni penso a questo momento. Passo ai 10 km in 42’04’’, alla mezza in 1h28’56’’ .
Nel frattempo inizio a fare caso che nei tratti in cui sono scoperto e corro da solo c’è un fastidiosissimo venticello contrario. Al 25° km vedo davanti a noi un mega gruppo di almeno 70-80 corridori, che seguono il pace-maker delle tre ore…. Sono sempre a una cinquantina di metri avanti ma non riesco a portarmi sotto. Il vento contro rompe e assieme ad altri due corridori decidiamo di “chiudere il buco” e portarci sotto per godere dell’effetto “mandria”. Due ottimi km a 4’05’’ e 4’06’’ ci permettono il ricongiungimento. Lì in mezzo si sta che è un piacere, sembra quasi di essere trascinati. Manca poco al 30° km, si inizia a fare sul serio. Il parco San Giuliano a Mestre è traumatico : salitone sul viadotto di accesso, discesa, altro lungo tratto in salita per il transito al 30° km (2h’07’00’’ , in perfetta tabella), poi discesina e altra salitaccia sulle rampe per immettersi sul ponte della libertà. Le tre salite lasciano il segno. Duramente. La corsa brillante ed agile lascia il posto alle prime sensazioni di fatica. Ma ancor peggio il super gruppo si disperde e rimango solo soletto alle prese con il ponte della libertà, con il maledetto vento contro che è come una tortura. Stringo i denti ma ora la fatica è bestiale. Al 35° Km, sono ancora in corsa per il mio obiettivo ma le forze calano progressivamente. Qualcuno mi passa e cerco di attaccarmi ma non ci riesco. Al 37° km finisce il ponte con quella fatale salita che a occhio stimo in 300 metri. Nell’affrontarla a denti stretti, repentinamente mi si induriscono le fasce esterne dei quadricipiti e vado un grossa difficoltà, anche se la tenacia mi fa ancora resistere. Arrivo al primo dei 14 ponti dentro Venezia, sul canale della Giudecca e riesco a salirlo bene, ma appena attacco la discesa mi pare che i crampi debbano arrivare da un secondo all’altro. Analoga sensazione per il secondo e terzo ponte. E’ la resa per l’obiettivo delle tre ore. Dal 39° km in poi rallento e proseguo di conserva. E posso fare una cosa che non avevo mai fatto. GODERMI pienamente gli ultimi minuti di gara, guardarmi attorno, salutare chi mi incita, dare i “5” ai bambini che te lo chiedono. Il tutto fra due ali di folla festanti. E’ bellissimo, forse ancora più bello che essersi massacrarsi per fare 2h59’’. Passo il 14° ponte e come sempre , nei 200 metri finali sento dentro una gioia irrefrenabile.
E’ finita. 3h04’47’’ Entro nel tendone spogliatoio e mi cambio con una splendida vista sul mare. E provo quella strana sensazione di felicità-malinconia che ti accompagna quando un grande evento che volevi vivere a tutti costi è ormai finito. Non so ancora se è stata la mia ultima maratona, l’idea era quella anche se sono certo che smaltite le emozioni le sirene tentatrici si rifaranno sentire . La verità è che il tempo da dedicare alla preparazione è sempre meno. E trovarlo comporta sacrifici ancora maggiori che fare l’allenamento stesso. Se sarà stata l’ultima, sarà comunque stata bellissima. 20 anni dopo la prima, forse si è chiuso un ciclo. Ammetto che al pensiero mi prende un groppo in gola. In fondo al mio cuore spero un giorno di riuscire a cambiare idea.

domenica 18 settembre 2011

MARATONINA DEL CONCILIO 2011

Ultimo test in gara prima di Venezia, mi presentavo a questa gara senza immaginare quale sarebbe stato il destino che mi aspettava.
Le previsioni Meteo facevano pensare a una di quelle giornatacce infami per una manifestazione sportiva all’aperto ma Giove Pluvio ha avuto davvero un occhio di riguardo per i circa 800 partenti nella mezza maratona (più quelli della non competitiva che non so quanti fossero) concedendo tempo asciutto giusto per la finestra temporale della gara.
Incoraggiato da questo benevolo segnale del destino un po’ di ottimismo si è fatto largo nei miei pensieri, anche se le gambe nel riscaldamento non sembravano rispondere al meglio.
Folta la partecipazione di orientisti al via: Silvano Daves, Emauele Piva (aspiranti maratoneti), Michele Bridi, Michele Giovannini, Luca Frioli, Dario Pedrotti oltre al “top runner” primierotto Giancarlo Simion.
Decido di provare a partire a 4’00’’/Km e per i primi 5 km sono una macchina, infatti passo in 20’00’’ esatti ai 5 Km. Al cavalcavia della Valsugana in viale Verona vedo Dario e misuro il distacco: 30’’ in poco più di 3 km. Spero che sia in forma perché sta tenendo un bel ritmo. Come sempre la prima parte di gara scorre via tranquilla, e cerco di correre in maniera meno dispendiosa possibile, viaggiando sempre attorno ai 4’00’’/Km con qualche parziale anche leggermente più veloce. Il cronometro ai 10 Km segna 39’40’’ e quindi viaggio con 20’’ di vantaggio sulla tabella di marcia, ma la cosa migliore è che le sensazioni sono abbastanza buone. Verso i 15 km si transita sul cavalcavia di Via Degasperi e non è un passaggio indolore in quanto accuso il colpo per 2-3 minuti buoni in uno dei momenti più delicati della mezza. Viale San Severino è durissimo: si transita in due sottopassaggi che nella fase di risalita mettono a dura prova la forza di volontà. Arriva il suggestivo passaggio nelle gallerie di Piedicastello, e correre quasi al buio mi scombussola un po’ e segno il parziale più lento della gara in 4’08’’. Mancano 3 km alla fine: sono i 3 km della volontà, del sacrificio, della resistenza alla fatica che inizia ad attanagliarti senza pietà. Le ulteriori salite al ponte di San Giorgio e al “tombone” prima di curvare a destra in Via Segantini sono delle autentiche rasoiate alle gambe e tenere il passo costa tantissimo. Il cronometro però indica parziali da 3’57’’ e allora la voglia di lottare rimane viva. Si arriva al passaggio dei 20 km, ormai è fatta anche se un addetto al percorso non mi segnala un bivio e mi “ciuccio” 10 metri di “errore” oltre alla mazzata del “dietro front”. Ma ormai il dado è tratto, il passaggio in via Manzoni e l’ingresso in piazza Duomo sono il giusto e dolce premio per le fatiche sopportate. IL mio cronometro segna 1h23’52’’ , confermato dal “real time” del servizio cronometraggio.
Ho corso quindi in circa 1’10’’ più lento rispetto a Verona in Febbraio, ma forse questa prestazione vale tuttavia di più per vari motivi. Il primo è il percorso: apparentemente facile ma in realtà reso duro da, secondo una stima sommaria, circa un centinaio di metri di dislivello. Il secondo è che nelle ultimo mese la preparazione è stata quasi nulla per i guai di cui al post precedente. Ora mancano 5 settimane a Venezia, tutte da dedicare agli allenamenti “lunghi”. Di certo sarà molto dura ma la gara di oggi mi ha dato non poco morale per affrontarla.

sabato 21 maggio 2011

CAMPIONATI ITALIANO MIDDLE 2011 – FINALE

I campionati middle sono molto particolari. Corse le qualificazioni occorre subito archiviare la prima giornata per concentrarsi sulla seconda. Non so dire se mi sentivo appagato per la qualificazione, per l’idea che l’infame pistarolo orientista di serie B fosse in finale A, però la mia carica agonistica non era “a mille”. A calare l’entusiasmo ci si è messo il nubifragio che ha flagellato Asiago nelle ore precedenti la partenza. Nel chilometro percorso a piedi dal parcheggio alla colonia presa come base dal Trent-O (mai scelta fu più santa di questa), nonostante l’ombrello avevo la sensazione che qualche dispettoso vigile del fuoco mi stesse puntando addosso un idrante. Arrivato all’edificio ero già bagnato fradicio.
Qui è iniziata una divertente ricerca di una soluzione per proteggersi parzialmente dall’acqua e riuscire a vederci qualcosa. Ho deciso per una buffa combinazione di berrettino di lana e cappellino da baseball sopra. Non deve essere stato un bel vedere ma con tutta l’acqua che scendeva almeno funzionava.
Pronti via:
1 – Ideale per una prudente partenza “pistarolinfamstrategy”, sentiero fino alla traccia sulla destra, e salita in direzione alla buca. Buona partenza!
2 – Impiego un attimo a capire se si tratta di avvallamento o naso. Ho la buona idea di guardare la descrizione punto e in direzione arrivo all’avvallamento.
3 – L’attenzione cade su quella buffa sequenza di cocuzzoli, che però non individuo subito stando troppo a sinistra. Quando me ne accorgo e trovo la serie di cocuzzoletti arrivare al punto è facile.
4 – Punto alla curva del sentiero dove forma una specie di asola dividendosi in due. Da li dentro in bussola. Non la trovo subitissimo, ma dopo un po’ punzono.
5 - “pistarolinfamstrategy” ancora. Sentiero principale in uscita, fino al bivio del sentierino che sale, alla curva dentro e bingo subito. SO già che i puristi inorridiranno, ma faccio tutto molto in fretta, ad un ottimo ritmo e soprattutto in sicurezza assoluta. Infame sono e da infame devo agire!!
6 – Me la gioco bene: sentiero fino al sasso di lato, salgo per gli altri due sassi e poi dentro salendo un attimo. Beccata subito. Sto andando bene, forse rischiando un po’ nel senso di non fare grandi controlli… ma è una finale. Ci sta.
7 – Rampone in salita in direzione. Sono un po’ corto ma poi me ne accordo. Vedo sopraggiungere da dietro Fabio H.
8 – Costone: lo faccio molto bene. Riesco a vedere il sasso sulla traiettoria e la canaletta attraversata.
9 – Corro in picchiata verso il sentiero in basso due curve sotto il punto. Poi risalgo. Fabio taglia più di me e mi sorpassa
10 – 11 – 12 In direzione. Alla 11 arrivo prima io, alla 12 Fabio mi corregge una deviazione a sinistra di una decina di metri
13 – La fine della mia gara. Mi dimentico di essere il pistarolo infame e che alla fine del giallino c’è un invitante sentiero che in prossimità di una curva porta al punto… che è carogna non poco. Buca nel verde… anche piccola e con la lanterna che non sbuca fuori. La non infamia mi punisce: voglio salire dall’avvalamentino che mi pare di riconoscere ma col senno di poi non ne sono sicuro perché mi ritrovo parecchio a destra. Non trovo nulla. Dopo un po’ vedo una sequenza di buche e mi rilocalizzo. Provo ad attaccare il punto ma non lo trovo. Purtroppo non c’è nessuno in zona. Focalizzo che vagare a vuoto non serve a nulla. Esco al sentiero, alla curva prendo la piccola traccia e arrivo con facilità al punto carognetta. Per la prima volta in due giorni ho tentato di fare il brillante e non il pistarolo…. Ed ecco la punizione. Perdo parecchio, e ho un forte crollo motivazionale.
14 – Sentiero fino al tornantone e dentro facile
15 – Secondo pasticcio della giornata. Il punto mi appare molto infido e non mi sbaglio. Cerco qualcosa di evidente e la mia attenzione ricade su una depressione con ben (e dico ben!!!) 3 CDL vicino al punto. Mi immagino una voragine facilmente identificabile. Parto in direzione con l’idea di deviare un po’ a destra per prendere la super depressione…. ma non becco una bella peppia…. Non riesco a capacitarmi di non vedere una cosa che nella mia mente è molto profonda. Alla fine vagando arrivo in zona 16 dove passa Rigoni a 1000 all’ora. Vedo il codice 80 e capisco che devo tornare indietro alla 15. Lo faccio e rimando deluso e incredulo nel vedere che quella che mi ero immaginato una voragine è una buchetta piuttosto sfigata. Rudy de Ferrari nel viaggio di ritorno fatto insieme, da cartografo, mi spiega in maniera esemplare il motivo per cui sono rimasto ingannato. La prima CDL in un piano rappresenta il cambio di pendenza, la successiva i 5 metri e poi a volte si rappresenta il fondo con un altra. Interessante, molto interessante. Grazie Rudy per la lezione: io contraccambio prevedendo (e azzeccando in pieno) la Sampdoria in B già dalla serata. Un vero piacere per un accanito tifoso Genoano. (Permettetemi di bullarmi di aver anche pronosticato una facile vittoria di Trento su Cuneo nel V-Day di pallavolo)
Le lanterne successive le faccio al trotto, svogliatamente e senza più la minima motivazione. Difatti alla 19 riesco a girare per credo almeno 3-4 minuti per cercare quel cavolo di sasso.
La gara finisce e la doccia calda immediata è una cosa che definire sublime è poco.
Questa la storia della mia finale A da orientista di serie B.
Al prossimo post un po’ di considerazioni sulla due giorni

domenica 15 maggio 2011

CAMPIONATI ITALIANO MIDDLE 2011 – QUALIFICAZIONI

Finalmente i "Middle". La mia gara preferita perchè mi piace davvero il clima di suspense che si crea con la formula delle qualificazioni e delle finali. Arrivo all'appuntamento galvanizzato dalla buona prova di Avelengo e ho una voglia matta di confermare un certo tipo di crescita tecnica e sopratutto mentale.
In partenza mi sento particolarmente tranquillo, ma specialmente felice di essere al VIA. Ecco al sequenza della gara
1 : Piano piano per entrare in carta. Dentro nel sentierino, dopo la curva a sinistra dentro in zona punto. Il terreno ha una forma che mi pare più articolata della semplice depressione nel verde, ma forse ero nelle due buche di lato. Lo capisco e trovo subito la lanterna
2 : In direzione veloce verso il prato e in particolare verso il punto di attacco (PDA) incrocio dei recinti. Da li facile a destra verso il terrazzino
3 : Facile : salgo sulla collinetta e scendo sul suo crinale.
4 : PDA sarà la collinetta con l’oggetto particolare e in più vi passa un sentiero. Dovrebbe essere facile trovarlo navigando a bussola: infatti lo trovo subito. Dal PDA alla lanterna è un gioco da ragazzi
5 : primo punto di scelta. Si potrebbe attaccare dal sentiero sopra o da quello sotto. Scelgo quello sopra perché la strada è più breve. Corro guardando a destra cercano la depressione PDA . La vedo , punto la bussola e la lanterna è sulla mia traiettoria con una precisione che mi sorprende. La cosa da morale.
6 : Scelgo la sicurezza assoluta allungando sicuramente dalla migliore traiettoria: Aggiro il recinto, entro nel sentiero e alla curva entro in direzione. Sono proprio uno schifoso pistarolo… ma la lanterna mi si presenta davanti, anche correndo spedito. Io la saluto e la ringrazio per l’ospitalità.
7 : Non trovo un PDA. Punto la bussola e non vendendo nulla intorno spero di beccarla. Semmai mi fermerò sul pianoro. Ma oggi gira bene e mi finisce in faccia.
8 : tratta lunga = guaio grosso. Spesso è così. Pistarolo sono e pistarolo sarò sempre , ergo mi adeguo. Attraverso i due sentierini per portarmi sul sentiero grande, arrivo al bivio e mi porto sull’altro sentiero che porta al punto , PDA. Di li facile poco più di 100 m in curva di livello (CDL). Sono davvero curiosissimo di vedere gli split dei grandi tecnici orientistici se con le loro linee ideali hanno fatto un tempo migliore dell’infame pistarolo.
9 e 10 : bussola, con un po’ di timore perché la zona è infida. Per fortuna tutto bene.
11 : l’unica tratta problematica della giornata. Punto la depressone a destra della linea rossa, ma poi cado malamente a terra. Stefano Z. da gran signore passa per chiedermi come sto. Rispondo bene e riparto, ma non soddisfatto di essermela cavaa senza danni ricasco letteralmente di faccia. Mettendomi la mano sul naso per la botta vedo sangue dappertutto. Per un attimo mi preoccupo ma dopo un check generale pare che non sia nulla di grave. Però perdo la concentrazione e riparto a caso, dimenticando cosa avevo pensato di fare. Risultato, mi muovo alla confusa in un tratto di carta infido. Quando decido di uscire sul sentiero dopo passa Andrea R. che mi esorta a non stare fermo, esattamente nel momento in cui avevo preso la stessa decisione. Oggi “butta” proprio bene. “Superinfampistarolstrategy” : esco sul sentiero di fronte, prendo il sentierino che avvicina, e in meno di un minuto posso accarezzare il prisma codice 57. Essere infami oggi pare pagare bene.
12 : il punto che mi da la maggiore soddisfazione della giornata. Esco sul sentiero fino alla “S”, salgo in direzione fino alla collinetta, raggiungo il sentiero sulla piccola depressione e scendo centrando in pieno il muretto dove la lanterna mi sorride. E io contraccambio con gioia.
13 : 100 m in CDL e il punto è lì
14 : Noto la possibilità di scendere sul prato o prendere il sentiero a destra. MI piace di più l’idea di correre un po’ in zona aperta, costeggio il recinto fino alla sua seconda risega che è PDA, 60 metri in bussola e centro anche questa volta. Mi sforzo di non pensare che sta andando bene, dato che quando lo si pensa di solito no succedono buone cose….
15 : in sicurezza punto il rudere PDA, e risalendo in direzione verso la collinetta il gioco è banale.
16: oggi la pistarolinfamia non tradisce, pertanto scendo al sentiero parallelo alla macchia di verde2 fino al sentiero. Da lì so che basta muovere le gambe in quanto il punto è appena a destra della traccia
17 : meno di 100 m in bussola. Con un po’ di cagozzo di sbagliare dato che è l’ultima proseguo al passo e con sollievo il prisma mi viene incontro
18 : giù a bombazza alla 100 e ho quasi la tentazione di passeggiare allo sprint in quanto in cuor mio mi sento certo della qualificazione. Per deformazione professionale non ce la faccio e accenno un cambio di passo al limite della dignità.
Ho trovato questa gara una delle più belle dei miei quasi 10 anni di orientista. Forse anche perché per la prima volta ho retto mentalmente per tutta la gara, senza sbagliare davvero niente, a parte alla 11 dove mi giustifico per aver insistito con determinazione a voler accarezzare il suolo con la mia faccia per ben due volte. Al di la di questo il tracciatore, più volte ha dato la possibilità ai concorrenti se sfruttare la tecnica o la velocità di corsa, o a volte entrambe. Inoltre si è potuto provare il piacere di correre su di una carta decisamente tecnica senza per forza doversi massacrare caviglie , gambe e braccia
Per il mio morale sportivo un’enorme, davvero enorme soddisfazione per aver dimostrato a me stesso che anche su una carta da tutti riconosciuta tecnica ho fatto qualcosa di buono.
C’è un solo problema… l’orientista di serie B, pare essersi qualificato comodo comodo per la finale A. Eh bhe, allora c’è qualcosa che non va. Io vorrei quasi autodenunciarmi e scusarmi per lo sbaglio, per restituire piena dignità alla competizione.. Decido per un atteggiamento integralmente omertoso e spero che nessuno se ne accorga. Pur non spifferando nulla in giro il computer dell’Erebus deve riuscire a fare una telelettura del mio cervello e cerca di mandare tutto all’aria bloccando la procedura informatica dei risultati. Porcaccia…. lo sapevo che non lo dovevo fare….. guarda che casino che ho combinato!!! Il panico dura fino a tarda sera quando apprendo via SMS che sono in finale con addirittura il quinto tempo.
Anche nell’orienteering, evidentemente, non c’ è più religione…..

domenica 8 maggio 2011

CAMPIONATI TRENTINI MIDDLE 2011

LE STRANE VICENDE DELL’ORIENTEERING

Arrivavo a questo appuntamento dopo alcune prestazioni non molto convincenti e leggendo qua e là mi veniva presentata una gara estremamente tecnica, di quelle proprio toste. Per me infame pistarolo e orientista di serie B pareva mettersi proprio male, me ne ero convinto.
L’orienteering però è uno sport che per le sue quasi infinite variabili risulta difficilmente inquadrabile e pronosticabile, anche rispetto alle proprie prestazioni.
Alla partenza la prima cosa che balza all’occhio è che si correrà solo su metà carta rispetto alla stampa, in un terreno molto ricco di particolari, forme e fitti sentieri, e leggere in corsa veloce sarà veramente difficile.
Forse essere un “originally” orientista di serie B mi ha fatto impostare la gara da inqualificabile pistarolo, prediligendo il più possibile la percorrenza su sentieri, che essendo appunto molto fitti fornivano efficaci punti di attacco alle lanterne (oltre a permettere una maggiore lettura nei tratti sicuri).
Così correndo, e per fortuna con la testa ben collegata alle gambe, ne è venuta fuori forse la migliore mia gara, dal punto di vista tecnico, della stagione.
Certo non sono mancati degli errori: al punto 7 non ho visto il primo sentiero finendo lungo fino a incrociarne uno più avanti con la fortuna di trovare la lanterna 17 che ha permesso un rapidissimo riposizionamento. Al punto 13, pur con un buon attacco sono andato al pascolo in zona punto ma per mia fortuna ho attuato quello che mi impongo sempre di fare “a secco” e purtroppo quasi mai rispetto: dopo qualche minuto di “dispersione” ho riattaccato la lanterna da un altro punto (il tornante in basso), con il risultato di trovarla praticamente subito. Totale errori circa 6-7 minuti che detta così possono sembrare (anzi lo sono) tanti ma alla luce delle difficoltà avute da molti e della classifica finale paiono accettabili. Inoltre facendo quell’inutile gioco di valutare la prestazione senza errori, forse per la prima vota in una gara tecnica non sarei stato lontano dai “big” oggi presenti in massa alla gara.
Qualche nota di cronaca. Per rimarcare quanto è stano il nostro sport; sulla lanterna 3 diversi concorrenti hanno perso un bel po‘ minuti, tanto che nei discorsi del dopo gara molti supponevano che ci fosse qualcosa che non andava o nella carta o nel posizionamento del punto. Io orientista di serie B, quel punto l’ ho trovato subito e senza difficoltà (sentiero fino al bivio con il sentierino trasversale nel giallo, dentro in direzione passando per la prima roccia e poi zona punto). Oggi mentre riposavo nel pomeriggio mi domandavo… ma se tutti hanno avuto problemi quel punto io l’ho trovato solo per fortuna, magari sbagliando e individuandolo per puro caso? Oppure una volta tanto sono stato bravo e ho fatto le cose giuste? Chi lo sa….. il dubbio mi rimane.
Un’altra cosa singolare è che, dato che la mia bilancia orientistica “piega” dalla parte atletica, rispetto a quella tecnica, spesso mi capita di fare buone gare proprio nelle gare considerate estremamente tecniche. Molti mi diranno … eh bè certo….capita perché sei costretto ad andare piano! Però se vedi la velocità supersonica alla quale il “Cip” è uscito dal bosco, se si vuole provare ad avvicinare i top, occorre provare anche a far girare le gambe.
L’analisi in realtà è forse ancora più interessante: ci sono gare in cui per andare bene occorre la lettura fine ed estremamente attenta e oggi era uno di questi casi: in tali situazioni credo di essermela sempre cavata abbastanza bene. Ci sono poi altri tipi di gare in cui è richiesta una capacità di lettura meno fine ma efficace in corsa veloce, forse più semplificata a discapito di velocità di percorrenza maggiori: forse è in questo ambito che devo maggiormente migliorarmi.
Poi ci sono le gare tipologia “long”, in cui teoricamente il lato fisico dovrebbe risaltare maggiormente e anche la lettura avere una “densità” molto minore rispetto ad una middle dove i punti sono molto vicini fra loro e le pause nella lettura della carta praticamente non esistono: forse è in queste gare che sento di avere il potenziale maggiore anche se in realtà non lo ho quasi mai espresso.
Adesso arriva l’elettrizzante week-end dei middle nazionali con la formula che a me piace tantissimo delle qualificazioni e delle finali. Obiettivo da centrare è ovviamente quello della finale … e se centrato poi fare una gara migliore possibile perché onestamente in quel contesto sarò solo un comprimario. Ma per un orientista di serie B, essere nella finale A sarebbe già quasi un impresa da circoletto rosso.

martedì 3 maggio 2011

Lessinia O-Marathon

Ho sempre amato le gare "lunghe". Non so bene il perchè ma sono quelle che più mi avvicinano al concetto di avventura e di sport epico. Sia che si parli di Maratona nella corsa, Marcialonga nello sci, SkyMarathon e più di recente Orienteering Marathon. Forse perchè in queste gare hai molto tempo per pensare, perchè a volte devi lottare contro la fatica (quella dura), forse perchè quando arrivi al traguardo hai la sensazione, al di là della tua posizione in classifica, di avere fatto qualcosa che ti gratifica pienamente non solo come atleta in quanto per arrivare in fondo devi chiedere a te stesso non solo un impegno fisico ma anche caratteriale. Con questa voglia di avventura Domenica mattina alle 10.20 ero sul pullman che da Bosco Chiesanuova mi portava, a 8 km di distanza, alla partenza della Lessinia O-Marathon 2011. Già il viaggio sul pullman, fatto assieme a tutti i partecipanti è stato molto stimolante perchè mentre si proseguiva l'avvicinamento alla partenza non si poteva non pensare che si sarebbe tornati indietro con le proprie gambe. Una specie di rivincita sui mezzi motorizzati.
Alle 11.00 il via: i primi punti, i più tecnici mi hanno messo un po' in difficoltà anche perchè l'alternarsi di zone gialle e zone sassose richiedeva una certa attenzione nell'interpretazione della carta. Rifiutando come sempre la logica del "trenino" mi sono orientisticamente alimentato con "farina del mio sacco", e al punto 4 , apparentemente non difficile, sono caduto in uno dei miei soliti black-out che mi hanno fatto perdere inspiegabilmente una decina di minuti (stima a sensazione). Chi legge questo blog sa che mai cerco scuse, ma questa volta credo che oltre ai miei limiti ci sia messa di mezzo anche una buone dose di scarogna nera dato che il mio GPS segna 3 passaggi a pochi millimetri dal centro del cerchio della lanterna.
Dal punto 4 in poi, forse mi sono liberato del peso psicologico del "solito" errore e ho iniziato una seconda gara. A parte qualche imprecisione alla lanterna 7 e qualche secondo perso qua e la mia prova è filata liscia liscia e ho avuto tutto il tempo di godere per una gara di orientamento che definirei meravigliosa. E' un gusto personale ma correre alternando tratti aperti e veloci, a tratti di precisione più lenti senza dovermi massacrare caviglie e grattugiare la pelle, è il mio massimo piacere orientistico. Zonori ha fatto un lavoro eccellente nella tracciatura alternando fisicità e tecnica, tratti lunghi a tratti corti, distribuendo bene il dislivello tanto che non mi è nemmeno sembrato di avere superato oltre 400 m di salita.
Anche al traguardo il clima era molto disteso e gioviale, rendendo la giornata davvero piacevole. Nonostante le 2h17' di gara non ero nemmeno particolarmente stanco. Come al solito devo portami a casa un pizzico di rimpianto per l'erroraccio senza il quale avrei potuto giocarmi la gara con i primi classificati: chissà forse è il mio destino anche se spero un giorno di trovare l'approccio mentale giusto per evitare questi isolati vuoti. Ma è stato tutto molto bello lo stesso e quindi un sincero grazie al Lessinia Orienteering.
Spero di poter essere al via anche delle prossime due manifestazioni di questo tipo, previste in Val dei Mocheni e a Folgaria.

lunedì 18 aprile 2011

CAMPIONATI ITALIANI SPRINT 2011 E 2a PROVA COPPA ITALIA

CAMPIONATO ITALIANO SPRINT 2011
Su questa gara, data la mia pessima prestazione mi auto-prendo il permesso di sorvolare. A volte capita di non entrare proprio in gara e così è stato, non c'è nulla da commentare. Non posso non essere felice per il mio grande amico Michele che con una gara pazzesca ha vinto il titolo lasciando non uno qualunque come Roberto Pradel a oltre un minuto: standing ovation!
2a PROVA COPPA ITALIA
Le premesse della vigilia mi avevo preoccupato un po' nel senso che ero rassegnato a correre su una carta copia della 1a prova di coppa italia. La gara però non si è dimostrata tale perchè era vero che alcuni punti erano in zone impegnative, ma molte altre tratte erano molto corribili, rendendo le zone "scomode" accettabili. A mio avviso il tracciatore è stato davvero bravo perchè ha alternato tutti i tipi di orientamento e tratte (specie in lunghezza e direzione), sfruttando al massimo una carta che di per sè non offriva molte possibilità.
SERIE B
E' la mia attuale classificazione di orientista (come un simpatico anonimo mi ha correttamente catalogato dopo che avevo scritto che gareggiare su sassi e dentro rovi non mi piace). A scanso di equivoci lo scrivo con il sorriso sulle labbra, senza fini autocommiserativi, solo osservando serenamente la realtà. I Rigoni, Dalla Santa, Corona, Cipriani, Pedrotti, Casagrande sono oggettivamente di un'altra categoria. Nonostante il mio impegno negli allenamenti atletici e quest'anno anche nella ricerca di un approccio tecnico e mentale alla gara che mi consentisse di fare un salto di qualità non riesco nemmeno ad avvicinarmi alle loro prestazioni. Lo dico essendomi divertito molto in queste due giornate perchè questo sport è davvero meraviglioso. Ho ancora una gran voglia di gareggiare per vincere la sfida, ormai solo personale con me stesso, nel riuscire a fare delle gare "pulite". Però oggettivamente non posso pensare di lottare per le posizioni di vertice nelle gare nazionali, senza ipocritamente negare che la cosa mi farebbe assai piacere. Essere sportivi è anche sapere riconoscere con serenità che ci sono altri migliori di te. Posso non essere un grande orientista, ma cerco di essere un atleta leale con me stesso e soprattutto con gli altri: per questo anche un nono posto "farina del mio sacco" può avere un gran valore.
ORGANIZZAZIONE
Giù il cappello di fronte agli amici dell'Orienteering Prealpi, Orienteering Miane e l'Orienteering Tarzo.
Gare interessanti che hanno valorizzato i migliori atleti, logistica ultra lusso, cura del dettaglio come ad esempio gelato per tutti a fine gara sabato..una vera chicca!!, indicazioni pre gara minuziose, classifiche e split time pubblicati immediatamente. Uno standard organizzativo così sfiora davvero la perfezione.
A livello personale un particolare ringraziamento per il percorso alla corda con premio medaglia per i bambini: ho visto in mia figlia una grande gioia e la sera del sabato era tanto "presa" che non vedeva l'ora che arrivasse il giorno dopo per farne un'altra. Forse è anche attraverso queste piccole attenzioni che si possono attirare i piccoli alla nostra disciplina.
LA PROSSIMA
Ora mi aspetta la O-Marathon della Lessinia. Il mio obiettivo stagionale dichiarato è fare bene nelle tre manifestazioni Ultra-Long in calendario. Comunque vada sono certo che sarà bellissimo.

domenica 3 aprile 2011

OLTREBRENTA – 1° prova coppa Italia 2011

PM…. il risultato di giornata. Quello che nessun orientista vorrebbe sentirsi dire dopo aver scaricato i suoi dati Sport Ident all’arrivo. Passati i primi 20 secondi di incazzatura solenne, anche perché la lanterna saltata era la penultima a 70 metri dalla 100, e analizzando bene la trappola che si è venuta a creare sulla carta credo che non posso prendermela più di tanto in quanto è stato un errore che può capitare di commettere. Meglio di certo era punzonare anche quella lanterna, ma il mucchio di punti disegnati in pochi centimetri di carta mi fornisce una certa giustificazione.
La gara, ottimamente organizzata nella logistica e con percorsi estremamente tecnici, si è svolta su un tipo di carta che proprio non riesco a digerire. Possibilità di corsa molto limitate da un terreno estremamente disconnesso e gran parte della navigazione in zone verdi dove a causa della mia scarsa abilità, la principale preoccupazione è non prendere una ramata in faccia o non procurarmi una distorsione alle caviglie. A molti questo piace, a me che non sono un “duro” purtroppo non piace affatto. Le mie gambe e braccia grattugiate nonostante un abbigliamento protettivo specifico se potessero questa sera mi manderebbero affffa…nzumm
Considerando il tempo che ho fatto segnare (1h esatta) sarebbe da “integrare” con non più di 20 secondi per punzonare la lanterna 18 che ho saltato, non posso essere del tutto insoddisfatto della prestazione, considerato che da quel bosco qualche anno fa non sarei uscito vivo.
I miei errori si sono concentrati alla lanterna 2, e ci può stare, perché il punto era oggettivamente difficile: buca nel verde (il tipo di punto più subdolo dell’orientamento) senza alcun punto di attacco significativo. Lanterna 5: qui pascolavano nell’ordine : Denis Dalla Santa, Enrico Casagrande e … ebbene sì incredibbbbbbile pure lui il maestro dei maestri Pierpaolo Corona!!! Se tutte codeste pietre miliari dell’Orienteering italico hanno avuto i loro bei problemi, davvero mi sento assolutamente giustificato per i 3-4 minuti che ho perso.
Dopo quel punto provo ad attaccarmi al treno “superlusso” che si viene a creare. Con soddisfazione vedo che fisicamente sarei in grado di seguirli con facilità, ma è evidente che non risucirei a leggere la carta. Allora li lascio andare al loro impressionante ritmo di corsa-lettura, perché la vera sfida è con me stesso e correre dietro agli altri tenendo solo la carta in mano non è a mio modo di vedere cosa ne leale ne sensata.
L’errore più grave è stato quello alla 9, almeno 7 minuti, dove i riferimenti per arrivare al punto c’erano. Per il resto, con qualche imprecisione ho trovato bene i punti e su una carta simile non è cosa da buttare. Un tempo di 50 minuti, con appena un pizzico di attenzione in più, era decisamente alla portata.
Ma veniamo al fattaccio (per me , Rusky e Grilli) della giornata. Arrivo al punto e 17 mancano due lanterne alla fine. La 18 e la 19 hanno i cerchi praticamente tangenti da quanto sono attaccate. A complicare la leggibilità della zona il punto 7 e l’arrivo molto vicini pure quelli. Ma la trappola mortale è la doppia riga rossa, con le linee quasi parallele delle tratte 8-9 e 17-18 in direzioni opposte fra loro. Arrivato alla 17, forse anche per la voglia di sprintare la mia attenzione si è spostata dalla linea 17-18 alla linea della tratta 8-9 che portava diretti alla 100. Altro elemento che mi ha ingannato è stato che il numero 18 è posizionato sulla linea congiungente la tratta 8-9. Forse sarebbe stato più chiaro posizionarlo verso il cerchio della lanterna 18 vicino alla corrispettiva linea rossa.
Frittata servita e a casa con la PM. Non cerco scuse, la colpa è solo mia e dovevo stare più attento. Un calo di concentrazione mi è costato la squalifica anche se, come già detto, la trappola era cattivella ed esserci caduto è una cosa che rientra nel campo dell’accetabilità, specie alla fine della gara quando la stanchezza toglie lucidità. La cosa che più mi è dispiaciuta è aver trascinato all’errore l’amico Marco “Rusky”…. con il quale mi sono scusato a fine gara pur non avendo colpe, ma capendo che è stato il mio sprint finale a trarlo in inganno.
Una bella lezione per le prossime volte.
Finisco con i complimenti al vincitore Enrico… Meno di 40 minuti, un tempo stellare, anche considerando qualche minuto di pascolata alla 5. Per me decisamente fuori portata, su terreni del genere.

domenica 20 marzo 2011

Trittico della Valsugana: come Steven Bradbury

Andrea Segatta e Steven Bradbury… cosa possono avere in comune questi due personaggi? Poco, molto poco: sono due sportivi, il primo è un nemmeno illustre sconosciuto mentre il secondo ha vinto un’olimpiade nel pattinaggio Short Track, ma dopo il 20 Marzo di quest’anno hanno vinto una gara in circostanze, con le debite proporzioni, un po'simili.
Per non dover scrivere pagine e pagine vi rimando a Wikipidia per conoscere la fantastica storia di Steven: http://it.wikipedia.org/wiki/Steven_Bradbury. Sono pochi minuti spesi bene, una storia che ha dell’increbilibile e rendo lo sport un qualcosa di inimitabile dove tutto a volte può succedere. In chiave diverterente : http://www.youtube.com/watch?v=IOVJn3d1CD8
Cambiando sport e continente, Sabato e Domenica partiva la stagione orientistica 2011, con in programma il “Trittico della Valsugana” con questo programma:
1)Sabato pomeriggio: Sprint a Roncegno nella nota carta “Pineta San Silvestro”
2)Sabato sera: notturna a Calceranica
3)Domenica mattina: trofeo nazionale centri storici a Levico.
Le gare del Sabato sono facili e divertenti: a Roncegno corro bene per le mie possibilità arrivando quinto dietro al “Cip”, Dario, Enrico e Grassi. A parte il vincitore i distacchi non sono importanti e ho la conferma di aver fatto una buona gara, finalmente senza errori e correndo a buon ritmo. La gran parte del distacco la prendo nei primi due punti, da lì in poi pochi secondi a lanterna da chi mi precede: cosa che comunque mi conferma che devo ancora crescere nella lettura in corsa per eliminare quei pochi secondi a tratta dovuti a lentezza nella presa delle decisioni, che sommati alla fine diventano minuti.
Sulla notturna non c’è troppo da dire… con la mia lampada “tre led” non vedo una mazza, posso solo leggere la carta alla bene e meglio e navigare a vista. Concludo dignitosamente al terzo posto ma la mia epopea Bradburyiana vive la prima puntata: il “Cip” è squalificato (non entro nei motivi, lui stesso mi riferisce per attraversamento zona vietata)
Arriviamo alla Domenica: con un concorrente in meno la possibilità di fare un podio al “Trittico” si fa reale, anche perché la gara in CS mi si addice molto e la forma fisica è buona.
La giornata è splendida e la gara inizia bene, molto bene. Corro forte, non sbaglio nulla, a volte rallento solo un po’ perché non riesco a prendere decisioni veloci….. alla lanterna 20 il “giallo” che caratterizzerà la gara. La scelta di percorso che logicamente porta alla 20 è ostacolata da un tratteggio rosso su una via, suppongo per lavori in corso. Per arrivare alla lanterna ci sono due possibilità: una passare attraverso un “giallo” dovendo però attraversare poi una linea nera grossa continua. La seconda di fare un lunghissimo aggiramento allungando veramente tanto il percorso. Quando mi accorgo della cosa mi viene un po’ di angoscia: sto andando benissimo…. sento il rischio mi mandare tutto all’aria. Mi fermo credo almeno 30 secondi buoni per decidere….. ricordo però che la linea nera non si può attraversare e pur con una certa arrabbiatura e soprattutto ansia mi appresto al lungo aggiramento. Arrivo alla fine concentrato e soddisfatto. Mi viene incontro Grilli e mi mostra il suo “cartellino tempi”: solo una cinquantina di secondi più di lui che è uno specialita di queste gare… è andata molto bene.
Adesso devo aspettare Dario ed Enrico. Sono certo che specialmente Dario andrà alla grande perché queste sono le sue gare. Arriva però con un tempo impressionante… cinque minuti più basso del mio. Sono stupito di un distacco del genere ma poi, con esemplare onestà dice di volere “andarsi a costituire” per il passaggio del giallo alla tratta 20. La stessa cosa avviene per Enrico e per il “Cip”.
La mia epopea Bradburyiana si completa e vinco il trittico, più per le squalifiche dei tre che mi avrebbero preceduto che per averli battuti sul campo. Leggendo infatti gli split e calcolando il tempo da me perso per l’aggiramento alla 20, va scritto per onestà di cronaca che tutti e tre avrebbero fatto un tempo migliore del mio. (Anche se non di molto, quantomeno per lasciarmi la soddisfazione di aver fatto ugualmente una buona gara).
Questa cosa non mi fa godere molto la vittoria, anzi mi fa provare molto imbarazzo e un sincero dispiacere per la sorte degli “amici avversari”. Credo infatti che siano stati vittima di un tranello molto insidioso venutosi a creare per circostanze impreviste (vedi lavori in corso sul percorso poco prima dello svolgimento della gara), in quanto sulla buona fede di tutti non ho il minimo dubbio.
In particolare ho apprezzato moltissimo la sportività di Dario che non ha esitato a comunicare ai giudici di gara cosa era successo: un comportamento davvero esemplare.
Credo che lasciare quel punto così particolare, sia stata una disattenzione dell’organizzazione. La soluzione migliore era passare direttamente dalla 19 alla 21 eliminando una tratta scrivendolo sul comunicato gara o comunicandolo in partenza.
Ma tant’è….. per un giorno ho indossato i panni del Steven Bradbury ….. dei poveri.

domenica 13 marzo 2011

Campestre Terlago...e la settimana prossima si comincia!

Oggi a Terlago ultima campestre della stagione invernale 2010/2011. Il tracciato è forse uno dei più a me congeniali (dopo Marco di Rovereto) in quanto le pendenze sono limitate alla "collinetta" finale del circuito (Non so se è leggenda metropolitana ma si narra che è stata "costruita" artificialmente con lo scopo di limitare il fastidio del vento, l'Ora del Garda, che da quelle parti in certi periodi dell'anno soffia davvero forte).
In partenza mi sono presentato un po' stanco dall'allenamento tecnico di ieri a Monticolo, però una volta partito mi sono reso conto che le gambe giravano che era un piacere. La gara si disputava su 1 giro medio di 800 m più quattro giri lunghi di 1200 m per un totale di 5600 m. La misurazione GPS dell'anno scorso segnava circa 200 metri in meno, quindi il 19'50'' finale varrebbe una media di 3'40''/Km, che mi sorprenderebbe e non poco in positivo.
Una cosa divertente della gara è stato che a un certo punto, mi pare verso il primo giro lungo, c'era un "trenino" tutto orientistico formato da me, Fabietto Daves, Davide Miori e Matteo Sandri..... se ci mettevano una carta in mano e la bussola nell'altra saremmo stati un spettacolo :)
Terlago chiude formalmente la fase di preparazione atletica invernale che quest'anno è stata per me particolarmente positiva.
Ora viene il difficile, molto difficile perchè rientra in gioco la parte orientistica che nelle prime gare sicuramente non sarà al livello della preparazione atletica.
Per questo voglio partire con un profilo basso, bassissimo, come si diceva a militare quasi "raso pavimento". Se nelle prime gare non andrò un granché bene, nessun problema. Anche la forma atletica ha richiesto mesi per arrivare ad un buon livello, ed è logico che sia così anche per quella tecnica.
Sabato e Domenica "trittico" della Valsugana...si ricomincia!

martedì 22 febbraio 2011

VERONA “Giulietta e Romeo” Half Marathon 2011 : 1h22’38’’

Questa gara l’aspettavo da quando decisi che era arrivato il momento di rivivere certe emozioni, legate alla partecipazione in “gare evento” nella corsa, termine con il quale intendo quelle manifestazioni con un grande numero di partecipanti, un’organizzazione professionale e con una logistica importante. La “mezza” di Verona era perfetta per l’occasione: alto numero di iscritti previsto, posizione comodissima vicina a casa, contesto ambientale in una bella città, data perfetta a fine inverno prima dell’inizio della stagione orientistica.
Ottenere una prestazione tecnica soddisfacente era senz’altro un altro obiettivo da raggiungere, ma nella mia nuova era di atleta “Master” finalmente la ricerca del risultato fine a se stesso si è sradicata dal mio cervello. Volevo andare a divertirmi, a vivere una bella giornata assieme ad amici e compagni di squadra, e confondermi umilmente fra le circa 6000 persone che fra Maratona, Mezza Maratona e Family running si sarebbero pacificamente e festosamente appropriate di Verona per una mattina. A giochi fatti posso dire che le mie aspettative sono state soddisfatte al 100%, ed ho vissuto una giornata splendida, che mi ha ricordato ancora una volta che grandissima cosa sia lo sport, e la fortuna immensa che ha chi lo può praticare, specie in contesti come questo.
Alla partenza apprezzo molto il fatto di poter entrare nelle gabbie appena pochi minuti prima del via, in modo da non raffreddarmi stando fermo e poco vestito per troppo tempo prima dello start. La mia gabbia è la seconda, appena dopo i top runner, ma al momento di compattare le fila, pochi secondi prima dello sparo, mi trovo a pochi metri dall’arco che segna la partenza.
Ritengo il primo chilometro, e i primi in generale, di una gara di lunga distanza molto importanti perché occorre avere la sensibilità di impostare un ritmo adatto. Essere preparati per correre una gara di 21 km (o 42) ad una certa velocità è ingannevole nei primi km, nei quali hai la netta sensazione di poter correre assai più forte: ma i primi capelli bianchi in testa servono anche a qualcosa in quanto l’esperienza insegna che se si da retta a quella vocina da diavoletto, verso la fine della gara si possono avere brutte sorprese.
Il passaggio a 3’55’’ al primo chilometro è perfetto e per i primi 10 chilometri riesco a correre con regolarità, ben coperto in vari treni, transitando in 39’10’’. Le sensazioni sono buone tanto che devo sforzarmi più volte di non accelerare il ritmo. La gara è ancora lunga.
I 5 km successivi li corro “in conserva” cercando sempre un ritmo costante e soprattutto scioltezza nell’azione: passaggio ai 15 Km in 59’03’’. Finalmente decido di rompere gli indugi e di tentare una progressione finale. In un passaggio verso il 16° Km vedo l’amico Dario a non molta distanza e penso che, per essere la sua prima mezza, sta facendo una gran bella gara. Però anche le mie gambe oggi spingono come si deve e iniziano a dare il meglio: passo ai 20 Km in 1h18’23’’ (parziale sui 5000 di 19’20’’, 3’52’’ di media, niente male)..
L’ultimo chilometro, nonostante il massimo sforzo è una vera goduria: si transita prima attorno e poi dentro l’Arena con rettilineo finale in piazza Bra in un corridoio affollato di spettatori che incitano i corridori al loro ultimo sforzo. Crono finale 1h22’38’’, 122°assoluto su 3300 arrivati, e un grande e fuggente momento di sincera gioia.
Venezia è forse un po’ più vicina.

domenica 13 febbraio 2011

3°cross, Villa Agnedo

Terzo cross stagionale in quel di Villa Agnedo, su un percorso secondo me particolarmente duro per dislivello e fondo del terreno di corsa. La gara prevedeva 1 giro "corto" in partenza e 3 giri lunghi del tracciato.
I dati dell'organizzazione sulla lunghezza della gara corrispondono perfettamente alla misurazione del GPS: 4350 metri.Il dislivello rilevato dallo strumento è di 120 metri.
Il mio tempo di gara è stato di 16'15'' per una media di 3'44''/Km. Considerando il dislivello a "fattore5" come ormai di consuetudine, la media risulta di 3'16''/Km sforzo. I numeri confermano le sensazioni avute in gara cioè di avere corso un'ottima campestre, e finalmente di aver retto bene anche un circuito fatto di continui saliscendi. Considerando il fondo del terreno in alcuni punti molto molle e sconnesso posso essere molto felice di questa prestazione. Già dalla prima uscita di Villalagarina i progressi sono interessanti. Ma per me oggi la cosa migliore, nell'ottica dell'imminente stagione orientistica, è stata reggere abbastanza bene le dure salite del tracciato.
Un altra nota confortante è il confronto con Daniele Pagliari, oggi alla partenza nella mia categoria dal quale ho incassato circa 40 secondi. Considerato che Daniele è il n°11 del ranking nazionale.... posso davvero essere soddisfatto del raffronto fra un professionista e un master quarantenne.
Adesso, finalmente, mancano solo sette giorni alla mezza maratona di Verona, vero obiettivo finale della preparazione invernale. Ho una voglia pazzesca di essere alla partenza, nel tipo di gara che preferisco : lunga, su asfalto e piana. Non so davvero che aspettarmi anche se le sensazioni sono molto positive e credo che nei primi chilometri dovrò cercare di contenermi.
Di certo darò il 100%, non risparmierò un filo di energia.

domenica 6 febbraio 2011

Cross Madrano

Seconda campestre di stagione. 3 giri da 1 Km e 22 m di dislivello, sul collaudato circuito di Madrano. Tempo attorno agli 11'30'', con una media di circa 3'50''/km (3'27'' con kmsf a "fattore 5").
Speravo in qualcosa meglio,almeno a 3'45'', ma data la difficoltà del percorso, pieno di curve e dislivelli va bene così. Domenica prossima Cross FIDAL a Villa Agnedo. Altro circuito spaccagambe....

martedì 16 novembre 2010

VENEZIA 2010 – I misteri dell’elettronica

La tradizionale gara di fine stagione a Venezia è da sempre per me, più una bella gita in una città che ogni anno riesce sempre a meravigliarmi, che una gara nella quale ricercare un risultato.
La serie di prestazioni non lusinghiere mi ha anche ormai convinto che difficilmente riesco ad essere competitivo in questa competizione così particolare, e infatti anche l’edizione 2010, pur con qualche miglioramento, non ha fatto eccezione in questo senso.
Questa volta però la gara la ricorderò per la strana vicenda delle punzonature mancanti, comparse a fine gara sulla stampa allo scarico dello sport ident, ma prima una breve analisi dell’evento sportivo.
Rispetto alle ultime tre edizioni questa è certamente quella che mi è piaciuta di meno, specie per il tracciato (MA). Questo per vari motivi: il primo è la presenza due farfalle… con tutta l’estensione della carta la trovo una scelta singolare e non azzeccata. La seconda è che le farfalle erano posizionate nelle zone più labirintiche e questo può piacere o meno a seconda dei “gusti” orientistici di ciascuno; io preferisco percorsi più filanti come ad esempio quello dell’anno scorso. La terza è che lo sviluppo della gara era in buona parte nelle zone affollate e questo davvero mi pare una cosa che dovrebbe essere evitata come primo criterio di tracciatura.
Passando alla mia gara non ho particolari rimpianti o errori da segnalare : il confronto con i miei compagni di squadra mi evidenzia ancora una volta che anche non sbagliando sono molto lento nel districarmi fra le calle e questo non può che voler dire che il mio contatto carta terreno e la velocità di lettura continua non è per nulla buono. Nel Trent-o si è registrata l’eccellente prestazione del giovane “Fabietto” (a me piace chiamarlo così anche se adesso è quasi una spanna più alto di me…) che ha fatto registrare un tempo notevole. Ottimi anche Alexander S. e il Daves "grande" Silvano. Complimenti a tutti, a Venezia ci sanno davvero fare.
Però voglio raccontarvi il “giallo” della mia SQ (che brutta sigla da vedere a fianco del tuo nome…).
Durante la gara ho prestato la massima attenzione ai codici, controllandoli ad ogni punto e specie in considerazione della presenza di “farfalle” ho posto anche molta attenzione alla cronologia dei punti in quella fase di gara. Tutto mi sarei aspettato tranne che al traguardo leggendo la stampa delle punzonature trovassi la bellezza di 5!!! “miss” point. Incredulo ho anche ricordato con Michele Giovannini che in alcuni di quei punti siamo transitati pressoché assieme. Più per curiosità che per interesse (non ero certo fra i primi classificati) sono andato al centro gare per chiedere un chiarimento in merito a cosa poteva essere successo in quanto mi sentivo davvero certo di non aver saltato addirittura 5 punti. Il secondo “check” della mia SI Card questa volta evidenziava la mancanza di una sola punzonatura : il punto n° 13, codice 112 (centro della seconda stella) che però molto curiosamente nel primo scarico dati risultava punzonato come si vede dall'immagine che riporto. Tutti gli altri punti erano OK.
Strano anche che un “miss” ne determini altri 4 successivi, e nemmeno consecutivi fra loro. Se avessi fatto PM al punto 112, mi sarei aspettato che tutti i punti successivi fossero risultati regolari. Magari qualche esperto di sport ident mi saprà fornire una spiegazione. Sono anche certo di non aver punzonato altre lanterne che non facevano parte della mia sequenza di gara (ho proprio fatto attenzione ai codici..me lo sono imposto dopo la staffetta in Val Canali!!!).
Al centro gare non parevano esserci spiegazioni alla cosa, se non che mancava il punto 112 che nel check precedente risultava presente, ma tant'è che giustamente il giudice di gara, analizzando lo scarico dati non ha potuto che squalificarmi, nonostante io sono assolutamente certo di essere andato a quella lanterna 112. (Riporto il percorso).
Tuttavia la seconda “versione di scarico” mi pare più credibile della prima : innanzitutto indicava un solo miss point (però perchè prima cinque?) e anche considerando che pongo sempre la massima attenzione al “beep” della stazione , può essere che abbia inserito lo sport Ident nella stazione senza che questa registrasse il mio passaggio. Ovviamente è impossibile ricordare con certezza per 29 lanterne di aver ascoltato nitidamente il segnale acustico della punzonatura. Nessun Pedrottiano (a proposito grande Dario in M35!) “psicodramma” anche se vedere quell’ SQ di fianco al tuo nome non è bellissimo dopo tutta la fatica fatta.
Il 2010 orientistico è davvero finito e il vero psicodramma è che ci aspettano mesi e mesi senza le gare del nostro sport preferito,anche se l'idea di ributtarmi nelle campestri, ora che dopo 2 anni scadenti ho recuperato una condizione di corsa decorosa mi restituisce una certa motivazione.
L’ultima nota è che ho provato una certa emozione nel transitare sul ponte della libertà all’andata e al ritorno perché la prossima volta…. beh su questo dovrò scrivere a breve un post.

domenica 24 ottobre 2010

LO SPORT DEI RIMPIANTI . Sottotitolo dei campionati Trentini long 2010

Oggi nella zona attorno al rifugio Caltena ho corso quella che probabilmente è stata l’ultima gara in bosco del 2010. Ed è stata la perfetta sintesi di cosa l’orientamento quasi sempre si dimostra : lo sport dei rimpianti. Infatti schematizzando la gara di oggi posso dire di aver corso tre sottogare. La prima dal punto 1 al punto 10, la seconda i punti 11 e 12, la terza dal punto 13 alla fine.
Al via mi sentivo particolarmente bene, anche se i 430 metri di dislivello mi presentavano una gara non propriamente delle mie preferite.
Fatto sta che per i primi 10 punti ho corso forse la mia migliore gara di quest’anno, e sulla distanza long forse di sempre. Ognuna delle 10 lanterne era dove l’avevo localizzata, raggiungendola con un discreto ritmo di corsa e soprattutto con una sempre costante attenzione a ciò che facevo.
Leggendo gli split che l’ottima organizzazione Pavione ha già messo a disposizione questa sera (che bello..magari fosse sempre così!!) ne ho la conferma: viaggiavo a soli 3 minuti da Dario e Michele (in giornata di grazia) e addirittura davanti al “Cip” e al “Friz”.
Arrivato al punto 10 e pensando alla tratta verso la 11, la testa ben funzionante mi ha suggerito di fare molta attenzione in quanto il punto si presentava particolarmente insidioso. E qui inizia la seconda parte della mia gara. Ho diligentemente calato il ritmo, azionato il semaforo rosso e cercato di tenere il massimo contatto con al carta. Mano a mano che salivo per la strisciolina gialla in salita, mi rendevo conto che quel pezzo di bosco, letteralmente ricoperto di sassi di ogni dimensione, avrebbe reso la vita estremamente difficile… Finito il giallo ho deviato verso sinistra, puntando alla grandissima roccia a forma di U rovesciata. Ma da li in poi, lo ammetto, non ci ho capito più nulla. Ma proprio nulla. Un inferno di massi di ogni dimensione ammassati caoticamente rendevano il terreno tutto uguale e anche sforzandomi di cancellare il nero dalla carta, concentrarmi sulle curve di livello e sulle forme del terreno, non facevo altro che saltare con difficoltà da un masso all’altro domandami dove diavolo fossi finito. Una situazione di impotenza quasi assoluta… Per fortuna non ho perso la calma e applicando il manuale dell’orientista ho cercato di rilocalizzarmi al più presto senza perdere troppo tempo nel vagare a vuoto. Punto tutto a sinistra per trovare un sentiero che scende e la salvezza presto si materializza. Trovo il bivio con un altro senterino passante in un giallo che sembra portare facile alla zona dell’infida lanterna 123. Il punto, alla fine del sentierino, è a non più di 50 metri e tre curve in alto, ma nonostante procedo al passo per tenere sotto controllo direzione e distanza non la trovo. Eppure devo essere a pochi metri, ne sono certo e la cosa mi innervosisce un po’. Intanto arriva parecchia gente ma tutti vagano senza una meta precisa o un progetto definito di movimento da mettere in atto. E’ così che dopo qualche minuto arriva un imprecazione violenta, ma veramente violenta!!, di qualcuno che urla “ vardala qua sta bruta tr.. ” . Per nulla scandalizzato mi sposto di non più di 10 metri e arrivo al punto, quasi immerso fra i sassi. Sconfortato punzono non immaginando che il peggio ha ancora da arrivare. Parto in direzione verso la 12, con la consapevolezza che su un fondo così infame tenere una traiettoria rettilinea è praticamente impossibile, ma ci provo. Un paio di strani simboli di roccia mastodontici a forma di “ciambella triangolare” mi dovrebbero fornire un punto di attacco. Ma nell’infermo di sassi e rocce, di dimensioni anche mastodontiche non riseco a riconoscere quello che il cartografo voleva identificare. Vago a vuoto per un po’ finché decido di uscire sul sentiero e attaccare da li il punto. Un giallino sembra fornire il punto perfetto per entrare, e dopo circa 30-40 metri dovrei trovare il punto. Eseguo l’operazione quattro volte, camminando, contando i passi, spostandomi di 4-5 metri nei vari tentativi, guardando in ogni dove ma la 129 non mi si presenta davanti. Mi pare di impazzire (sportivamente parlando si intende perché poi qualcuno altrimenti parla di psicodrammi… giusto Dario?) perché SO CHE E’ LI’. Dopo minimo 20 minuti di questa pena decido di ritirarmi (nota, in 10 anni l’ho fatto una volta sola a Millegrobbe, colpito da un congelamento micidiale). Appena mi volto per tornare indietro… beffardamente a non più di 5 metri ecco il prisma ridermi in faccia… Da non crederci. Comunque il posizionamento è decisamente cattivello perché il punto è quasi coperto fra sasso e roccia.
Da lì in poi prendo le misure e le successive lanterne dalla 13 alla 17 non le faccio malaccio tanto che in un paio faccio segnare il secondo e terzo tempo parziale (sembra un paradosso… ma è il bello dell’orientamento).
Uscito da quell’inferno verso la 18 inizia la terza parte della gara che mi porterà alla fine. Corro bene, preciso, e mi riconosco il merito di impegnarmi a fondo, pur sapendo che ogni velleità di risultato è compromessa. Solo un errore da stanchezza alla 22 mi ruba un minutino ma il resto è decisamente soddisfacente, in particolare la tenuta fisica dato che la corsa, dopo quasi due ore di gara è ancora buona.
Un commento sereno sull’ “inferno” della zona sassosa mi va di farlo. In quel tipo di terreno ad altissima difficoltà tecnica, spesso viene da catalogare i punti come “lotteria”, e qualche volta in passato pure a me è venuto da pensarlo. La statistica però indica che in quei frangenti i migliori orientisti quasi sempre fanno la differenza sugli altri, e le lanterne le trovano eccome. Allora è sincero ammettere che di punti lotteria non si tratta, anzi, le difficoltà tecniche non fanno altro che scavare un solco fra l’atleta normale e quello che ha un qualcosa in più, rendendo giustizia ai più forti. Riconoscendo senza condizioni e attenuanti questo fatto non condivido però la posa di punti in situazioni così al limite, in zone dove il punto non lo vedi magari standoci a non più di tre metri, perché la morfologia del terreno non te lo consente. Questo non perché non sia giusto fornire problemi orientistici rilevanti ai concorrenti, ma perché credo si siano tante altre possibilità di tracciatura in grado di esaltare le capacità dei migliori senza per questo “imboscare” i punti in zone in cui chi è meno dotato di tecnica si deve più affidare alla fortuna o soprattutto al passaggio di altri atleti per andare alla lanterna.
Forse può sembrare strano, ma rianalizzando tutta la gara mi viene da essere soddisfatto. Obiettivamente nella zona dell’inferno, non ho da rimproverarmi più di tanto: i ragionamenti fatti erano quelli giusti, non ho perso la calma, ho cercato di rilocalizzarmi, ho attaccato i punti correttamente…. Solo la mia tecnica non si è rivelata sufficiente per andare a sbattere sul prisma con la precisione assoluta che quelle circostante particolari imponevano: sono meno bravo di altri e questo lo accetto con leale sportività. Per questo l’unica cosa da fare è complimentarsi sinceramente con chi è stato così bravo da trovare quei punti complicati senza il minimo errore.
Good bye 2010 orientistico in bosco, nonostante tutto credo di essermi migliorato almeno un po’.

venerdì 22 ottobre 2010

Finale coppa Italia....Very Long!

Finale di coppa Italia in quel di Fondo e gara che per lunghezza e condizioni Meteo (prevista neve) si preannuncia bella tosta, di quelle che proprio mi piacciono.
Purtoppo ci "rifilano" la carta in scala 1:15000, cosa che detesto, ma pazienza. In effetti sarà uno dei 15.000 più leggibili che io ricordo.
La gara parte bene e fino al punto 4 viaggio che è un piacere,anche in mezzo alla neve verso la lanterna 3 che rende il tutto epico ed entusiasmante. Alla 5 il primo errore, mi faccio ingannare da un prato che scende ma non è quello che serve per attaccare il naso dove è posto il punto. Mentre risalgo attapirato arriva Stegal che devia a sinista e conferma in pieno il mio dubbio di aver sbagliato. Se ne vanno minimo tre minuti. Alla sei scappo via agile e mi "piglia" Corradini, che per andare alla sette sorpasso per un breve tratto perchè attacca il punto soprendentemente dalla parte sbagliata. Giù a bomba alla 8 e poi alla 9.
E' arrivato il momento della grande scelta... per un momoento di follia decido quasi di passare fra le rocce ma il successivo speventoso vallone e l'immagine dei miei bimbi che mi urlano "papiiii vedi ti tornare a casaaaaa" per fortuna mi fa desistere. Scendo alla strada e decido di risalire dalla striscia gialla della linea elettrica. Verso il punto arriva Beltramba, del quale apprezzo la precisione micidiale nell'andare al punto. Lo prendo come riferimento per andare alla 11 e... ecco sche sbaglia pure lui. "Che culo" quasi mi vine da urlare!!! Mi prendono il primo e il secondo della gara e proprio nella tratta in cui mi raggiungono sbalgiano tutti e due. Ehhhhh giaaa!!! non ci si può proprio fidare di nessuno!!!
La stanchezza inizia a farsi sentire e nell'andare alla 12,pur non sbagliando perdo un po'di tempo per cercere certezze che non servivano affatto. Ormai è fatta... in 1 ora e cinquanta e spiccioli sono allo splendido lago Smeraldo. All'arrivo sono stanco ma il buon allenamento di questo periodo fa si che non sia ridotto nemmeno troppo male.
Bella gara, veramente bella. Ho constatato che anche il 15.000 nelle zone giuste è abbordabile. Non ho comesso troppi errori anche se devo imparare a correre più veloce senza sbagliare. Quando mi ha passato Beltramba sono rimasto stupito non tanto dal suo ritmo di corsa che potevo tranqillamente tenere... ma dalla mancanza di un anche minimo rallentamento. Una continuità di azione nella "corsa-lettura" che non è decisamente alla mia portata. Potrò tentare di lavorarci sopra... ma sarà difficile, molto difficile arrivare ad un livello del genere. Per quanto riguarda i distacchi dai primi, non sono proprio minimi , ma in considerazione della lunghezza della gara è andata molto meglio di altre volte.
Adesso terza long in tre settimane, per il titolo di campione trentino 2010... leggendo le iscrizioni in M35 ... sarà terribile. Già evitare l'ultimo posto sarà un impresa... non proprio una splendida prosettiva ma forse, dato che non ho nulla da pardere, forse anche elemento di trnauillità.

lunedì 11 ottobre 2010

Arge Alp 2010 - Andalo - gara individuale

Poco da dire... Gara a tratti discreta ma macchiata da due errori significativi e parecchie imprecisioni. Distacco abissale dai primi classificati. Per fortuna il calendario in questo mese di Ottobre offre numerose ed immediate oppurtunità di rifarsi e quindi è facile voltare pagina con ottimismo.
Non avendo molti spunti da trarre dalla mia gara, vorrei questa volta sottolineare l'organizzazione impeccabile proposta dal comitato trentino.
Ritrovo in una "location" splendida con parcheggio a 100 metri.
Avvicinamento alla partenza (un genio chi lo ha pensato!) che da solo valeva la giornata, con lo spettacolare tratto in cabinovia con la vista sul lago di Molveno.
Percorso, almeno il mio, veramente bene articolato e che metteva spesso in difficoltà nelle scelte (non al prodigioso Dalla Santa autore dell'ennesima gara mostruosa) alla faccia di chi pensa che bisogna per forza fare un'ottima gara per dare un giudizio positivo.
Carta che mi ha sempre dato l'impressione di essere perfetta.
Non si può che ringraziare chi ci ha permesso di trascorrere una bellissima giornata di Orienteering.
Adesso avanti con un filotto di gare una più stimolante dell'altra.

martedì 14 settembre 2010

Campionati italiani a staffetta 2010 – Val dei Mocheni

Aspettavo questa gara da tempo. La staffetta mi piace tantissimo: le emozioni che provo sono di gran lunga superiori a quelle di una gara individuale. E quest’anno correvo in casa, in boschi che posso vedere dalle finestre di casa. Con il Trent-O eravano inoltre al via con un terzetto che essendo abbastanza completo poteva avere concrete speranze di un piazzamento fra i tre. Da tanti anno però non si vedeva un lotto dei partenti così numeroso e competitivo. Primiero, che con Corona e i due Pradel sulla carta partiva già con il netto favore del pronostico. TOL con due punte come Mair e Beltramba, L’Erebus con una formazione senza punte ma molto equilibrata ed infine i due “CUS” Bologna e Parma, entrambe con chiare possibilità di Medaglia. Anche il Pavione con Della Santa e Loss non era da escludere anche se c’era l’incognita del terzo frazionista che non conosco bene. Come da molto tempo a questa parte la mia frazione è il lancio al quale sono abituato. Al via confesso un po’ di emozione, condita dal fatto che so di essere “l’anello debole della catena”, ma però con la convinzione di poter fare bene e soprattutto che per fare risultato di squadra non servirà cercare l’impossibile ovvero arrivare al pari di gente come Corona o Della Santa. Le frazioni successive paiono nella gran parte degli scontri diretti apertamente a nostro favore. Lo spettacolo dentro il cancello di partenza è magnifico: centinaia di persone sono accalcate sul corridoio di avvio. E’ bellissimo, solo la partenza in mezzo ad un tifo coinvolgente vale i sacrifici fatti per preparasi. Anche la giornata è bellissima, c’è tutto per una gara da ricordare. Il mio start è ottimo, la concentrazione altissima e mi sorprendo quando dopo il primo punto a grappolo, per andare al secondo mi affianco a Corona. Per andare alla tre su una rampa “violenta” riesco a tenere il passo anche se soffrendo un po’ la salita. Le sensazioni sono buone. Alla 4 avrei una facile scelta di sentiero sulla sinistra, ma vedo Corona e Dario S. puntare verso destra. Sono indeciso, penso che magari per limare qualche metro puntino l’avvallamento che porta al punto e per tenere il “treno” li seguo. E commetto l’unico grave errore di giornata. Quando salgo parecchio, deviando inoltre molto dalla mia “red line” capisco che siamo al secondo grappolo della gara e che il punto dei due davanti non è il mio. Purtroppo un po’ tardi. La "ritirata" a sinistra per rientrare verso la mia lanterna mi porta a perdere almeno un minuto e mezzo, ma la cosa più grave è che il “treno” è perso. Non perdo però la calma e arrivo alla 5 senza sbavature. Dalla 6 alla 8 inizia il mio calvario: un terreno impossibile mi impedisce di correre. Provo a rilanciare l’azione 5-6 volte e tutte le volte cado per terra come un sacco di patate, rovinosamente facendomi anche male.Inutile, non sono fatto per rampe allucinanti e fondi al limite della transitabilità. Mi rassegno a camminare e ho la netta percezione (poi confermata) di essere lentissimo. Faccio un errore alla 8, ma rimedio abbastanza in fretta. Però non corro. La 9 è scorrevole, la 10 idem. Dalla 10 alla 12 “assaggio” le pendenze “importanti” promesse dai volantini. Su salite del genere la mia corsa non è efficace: non lo è mai stata. Su salite medie sono migliorato tanto, ma sui “muri” per fare la differenza occorre una predisposizione naturale che non ho mai avuto. E che mai avrò. Posso ancora correre un 5000 in 17’ ma lì ..nemmeno a calci nel sedere…..
Il loop finale lo corro molto bene e senza errori. Arrivo alla fine in circa 54 minuti: guardando i tempi degli altri mi rendo conto che non è una buona performance e al di là dei 3-4 minuti di errore che posso aver commesso posso dire di non avere molto da rimproverarmi. Su un terreno così infame e salite al limite della verticalità, non sono competitivo.
Inizia però la parte più bella: il thrilling delle frazioni dei miei compagni Michele e Lorenzo. Al “volo” faccio il percorso alla corda con la mia Giorgina, finisco giusto in tempo per l’arrivo del cambio fra Michele e Lorenzo. Michele arriva con un “tempone” l’entusiasmo è alle stelle!!! Il podio è davvero a portata di mano perché Lorenzo quest’anno ha fatto delle gare veramente notevoli. La gioia però dura poco… quando arrivo da Michele per battere il 5 per la sua super prestazione… la doccia fredda. Due PE, che tagliano anche la speranza di qualche stazione difettosa che pare abbia mietuto altre vittima. Lorenzo fa una grande frazione e il suo arrivo con Dario Beltramba è una goduria sportiva da vedere. Lorenzo da l’anima e anche se perde lo sprint per pochissimo è da applausi perché ci mette tutto quello che ha. No so come fare per dirgli che siamo fuori….. e togliergli da collo la medaglia che pensa di avere meritatamente al collo.
Li per lì la delusione è cocente, ma passati i canonici “cinque minuti” sono ugualmente contento perché le emozioni vissute sono state intense. E nello sport si sa che le soddisfazioni si alternano alle delusioni. Però mi sono divertito come poche altre volte e questo è la cosa più importante: è mancata solo a ciliegina sulla torta.
La considerazione che mi rimane è che la staffetta è davvero una gara a sè. Si trae vantaggio se si riesce ad avere un punto di riferimento costituito da un orientista più forte davanti a te, ma per sfruttare questo vantaggio occorre molta intelligenza e controllo rispetto a cosa si sta facendo. Il mio errore alla lanterna 4 ne è la prova lampante. Se avessi fatto la scelta di sentiero quasi certamente sarei riuscito a riprendere il treno Corona-Stefani-Hueller (poco dietro) dopo il grappolo e probabilmente guadagnare molti minuto ancora. Mi spiace molto per Michele che generosamente forse ha forzato oltre i limiti, incorrendo nelle PE, per recuperare quei 5-6 minuti che avevo perso io. Però l’osservazione dei risultati nei vari anni dimostra che ciò che premia è la regolarità. Se io avessi fatto la mia gara senza condizionamenti avrei fatto un tempo sicuramente inferiore. Il distacco dalla staffetta successiva è stato superiore ai 10 minuti e quindi i margini c’erano. Sarà per l’anno prossimo, con un bagaglio di ulteriore esperienza che servirà sicuramente.
Infine un commento all’organizzazione: gli amici dell’O. Pergine , finalmente aiutati da un meteo magnifico, hanno organizzato alla perfezione l’evento e davvero hanno curato nel dettaglio ogni cosa. Tutto è stato ottimo, impeccabile e funzionale. L’unica nota è che forse il terreno di gara, per pendenze al limite del verticale e accidentalità del fondo, in certi tratti al confine della pericolosità, non sia il più adatto per una gara di orientamento. Però anche questo può essere questione di gusti: c’è a chi piace e a chi no. Al di la del gusto personale credo che i tracciatori abbiano sfruttato al meglio il poco che la carta offriva.

lunedì 30 agosto 2010

Highlands Open 2010

Come promesso riprendo le trasmissioni. L’occasione sono le due tappe degli HighLands Open 2010 che si corrono ad Asiago.
TAPPA 1 – Roana Laghetto Spillek - Middle
Dopo la fase di riflessione post Val Canali sono tornato alle gare con un imperativo assoluto. Porre tanta, tantissima attenzione al lato psicologico della disciplina. Ormai pratico Orienteering da quasi 10 anni e avendo disputato anche ottime gare, non ritengo ci sia altra ragione che quella dell’approccio mentale per spiegare certi “vuoti” che mi si sono capitati in alcune gare di inizio stagione.
Questa prima tappa degli HO2010 mi da una grande soddisfazione: riesco nel mio intento e sorretto anche da un allenamento decente corro una buona gara, praticamente senza errori. Pur non forzando troppo i ritmi a causa del gran caldo che soffro brutalmente, con mia grande sorpresa arrivo addirittura secondo dietro a “Friz” cioè uno dei più forti M40 in circolazione.
L’unica imprecisione arriva alla lanterna 1 dove, pur stando attentissimo a rimanere alla quota della lanterna K arrivo stranamente alto. Per fortuna una zona aperta con vegetazione che rallenta la corsa mi arresta, intuisco che si tratta del giallo barrato verde: scendo di 2 curve buone e trovo il punto. Non è la prima volta che ho problemi con le cdl di questa carta. La miglior cosa di questa gara la faccio resettando subito l’emotività dell’errore al primo punto e arrivo al termine veramente “senza macchia”. Non mi importa del risultato… sono molto contento: quando poi leggo la classifica ammetto che un plus di soddisfazione arriva. Rianalizzando la gara alcune scelte mi paiono azzeccate e pratiche. Ad esempio alla 10 prendere l’incrocio dei sentieri per portarsi grossomodo in quota della zona punto, arrivandoci oltrepassando l’avvallamento. Alla 17 prendendo la zona privata come attacco, evitando di navigare in un terreno estremamente difficoltoso. Meno male, finalmente!
Non ci sarà troppo tempo di godersela… il giorno dopo Long a Cesuna. Non lo so ancora ma mi aspetta una carta, “Roana Kubelek” che definire terribile non è esagerato.
TAPPA 2 – Cesuna - Long
Una rondine non fa primavera è la frase che mi ripeto 100 volte andando in partenza. Un’evoluzione positiva nel mio orientamento sarà tale solo dopo un buon numero di gare senza particolari errori.
La lanterna 1 di questa Long potrebbe interrompere già da subito il ciclo positivo: parto subito dal tempo impiagato 11: minuti per un punto di 400 metri circa. Spero di non essere presuntuoso ma non mi posso rimproverare più di tanto. Ecco la cronaca: salgo un poco alla lanterna K, attraverso il prato ed entro nell’inferno orientistico di quella zona dove rispetto ai già tanti sassi cartografati ce ne sono almeno il doppio. La superficie di terreno prova di sassi è esigua e occorre anche fare attenzione a non farsi male. Arrivo a intravedere sopra di me il giallino che mi dovrebbe dare un riferimento sicuro. Proseguo fiducioso aspettando una vistosa variazione del profilo del terreno evidenziata dalle cld come un enorme “naso”. Scendo appena, e noto che le curve di livello in zona punto si staccano un po’ e quindi mi aspetto un leggero calare della pendenza. Infatti il pendio scema leggermente….ci sono: Aspetto di vedere la lanterna da un secondo all'altro. Nella mia mente non può essere altrove ma purtroppo, in mezzo ad un groviglio impressionante di sassi, pietre e rocce nulla appare. Scendo ancora un po’ per disperazione ma l’aumento della pendenza mi consiglia di fermarmi. Sono sicuro di aver fatto tutto bene e quindi sono spiazzato. Sono anche stato il primo a partire quindi non c’è nessuno in zona. Provo a vagare qua e la ma in mezzo a quell’inferno non trovo nulla. Sapendo che pascolare a vuoto non serve a nulla provo a scendere fino al prato sotto per attaccare il punto in maniera diversa. Salgo ma pur mettendoci la massima attenzione non mi trovo sulla carta. Salendo incrocio Michele partito 4 minuti dopo di me. Girando a caso trovo la lanterna, avviso Michele che ringrazia. Sono molto perplesso ma cerco di fare come il giorno prima: reset emotivo e via per il resto della gara. Che va discretamente bene. Mi rimprovero solo 2 scelte: alla 10 faccio la costa ma date le condizioni terribili del fondo mi pento 100 volte di non aver fatto la strada sotto. In fondo il prezzo da pagare erano solo 6-7 curve e su una tratta così lunga, con un terreno così infame stimo avrei guadagnato minimo 3 minuti. Nella tratta 13 scendo troppo, fino al cimitero, spossandomi nella successiva risalita, dove la benzina finisce e la luce si spegne. Purtroppo non c'è un ristoro in gara (unica pecca a due giorni con un organizzazione esemplare da parte degli amici dell’Erebus, complimenti!)
Tuttavia sono soddisfatto anche di questa Long. Senza il primo disgraziato punto per il quale non riesco a darmi colpe, non sarei stato lontano dai primi.
Se per qualcuno (a caso) a inizio anno doveva finire la sua seconda epoca orientistica, io spero invece che in questo autunno, per me, questa seconda fase sia agli albori.