sabato 23 febbraio 2008

Allenamento direzione-distanza

Oggi abbiamo effettuato un allenamento in zona rifugio Maderlina (zona lago Santo di Cembra) sula tecnica della corsa in direzione.
Le tratte si differenziavano per la presenza o meno del "corridoio" di carta attorno alla linea rossa di congiunzione dei due punti.
In questo tipo di esercitazione è secondo me importantissima, oltre ovviamente saper prendere la direzione corretta, la percezione della distanza che si sta percorrendo. Sull'argomento ho già scritto un post, rispetto al quale parecchi amici non erano d'accordo con me: rimango però ferreo sulla mia convinzione. Avere un idea precisa di quanta strada si fa è una delle cose fondamentali di questo sport.
Nelle tratte senza il "corridoio" infatti, l'unica possibilità è rappresentata dal fatto di procedere secondo la giusta direzione, eventualmente riprendendola dopo aver aggirato ostacoli insuperabili, nella speranza poi di arrivare a riconoscere qualcosa di quanto è rappresentato all'interno del cerchietto che delimita la zona punto. Se dopo aver corso un tratto di carta pari a quanto siamo convinti corrisponda alla distanza esatta, non si trova nulla beh....siamo davvero nei guai perchè non esistono possibilità di rilocalizzazione. Credo che questo sia il limite di questa esercitazione così proposta : chi dovesse fare un errore e non riuscisse a tornare da dove è arrivato può solo sperare di vedere accorrere un amico un proprio soccorso. Altrimenti può davvero tornare alla base e aver terminato l'allenamento.
Per mia fortuna, anche oggi ho avuto la conferma che la corsa in direzione è la tecnica che padroneggio meglio nell'orientamento. Ho fatto pochi errori, e non macroscopici, nonostante stare "sulla linea" in certe tratte non era semplicissimo.
Dove ho compiuto gli errori, ho avuto la buona sorte di vedere accorrere qualche amico.
Un aspetto che avrei preferito evitare è stato che si è creato un treno composto da me, Alexander S. e Dario P. che praticamente è proseguito fino alla fine in quanto nessuno riusciva a staccare gli altri due. Avrei preferito correre in solitudine almeno in allenamento ma si sa... a volte è impossibile e non è colpa di nessuno.
Nella tratta 1-2 sono riusciuto a sfruttare quella quasi impercettibile striscetta di giallo con relativo muretto che poi mi ha portato a centrare la lanterna con precisione assoluta.
Molto bella la tratta 3-4 dove pur rimanendo un po' basso rispetto al punto ho tenuto un contatto carta nell'esigua "striscetta" davvero buono.
Nella tratta 5 uno dei piccoli errori della giornata, essendo finito in un prato abbastanza simile ma spostato di un 60-80 metri più in basso : per fortuna ero in buona compagnia (vero Dario???)
Nel tratto 6-7 è stato interessante sfruttare quel pezzettino di palude che poi portava diritto al punto.
Anche nel punto 11 la finezza è stata la percezione del "bordo prato" con relativo muretto prima dell'intersezione perpendicolare alla strada, che portava diritto diritto all'obiettivo.
Il secondo errore alla lanterna 13 dove un po tutti siamo finiti a 100 metri da punto: la zona era però abbastanza insidiosa per la presenza di molte collinette difficili da distinguere....no avendo a disposizione la carta. Occorreva davvero procedere alla distanza giusta e poi guardarsi bene attorno. Io sono arrivato un po "corto" e spostato e per un attimo ho avuto davvero l'impressione che venirne fuori sarebbe stato durissimo. Per fortuna ho poi ho intuito il verde vicino alla lanterna e ... poi sono arrivati come falchi Alexander e Dario che ha trovato il punto.
Poi a rotta di collo fino al ritrovo.
Bell'allenamento che mi ha ridato fiducia in quanto ho avuto buone sensazioni, specie sulla tecnica e sul contatto carta...nelle poche occasioni in cui è stato possibile.
Con tutti questi allenamenti "strani" però non vedo una carta normale da parecchio tempo. Credo che la settimana prossima andrò per conto mio da qualche parte per fare un allenamento in carta tradizionale.. ormai la stagione è vicina.
Un appunto sulla condizione atletica : oggi nei tratti con terreno "sporco" ho fatto una fatica esagerata. Come a ricordarmi che la corsa in certe condizioni di terreno non ha davvero nulla a che fare con la tradizionale corsa con la quale ci alleniamo. Urge quindi tornare a fare qualche allenamento fisico specifico in bosco. Le prime gare che contano...non sono poi così lontane!!
Con l'amico Michele ho fissato l'esordio stagionale nella sprint a due tappe di Fonzaso.
Poi campionato Veneto Long a Miane ....sperando che la carta sia bella e non abbia troppi verdi. Magari se l'amico Zonori, sempre attento a questi aspetti, saprà fornire indicazioni utili a riguardo mi farebbe un gran piacere!

sabato 16 febbraio 2008

Punti "tosti" 1


Inizio oggi una carrellata di punti delle stagioni scorse, che ho trovato particolarmente difficili tecnicamente. Mi piacerebbe conoscere l'illustre opinione dei Blogger che navigano su Orimaster, per sapere se le difficoltà che ho intravisto sono reali oppure non ho colto qualcosa che poteva semplificare la percorrenza.
Quindi la domanda è estremamente semplice... che avreste fatto NELLA TRATTA 2-3?
Dato che ci siamo introduciamo anche un quiz. Di che carta si tratta? Al primo che risponde esattamente un magnifico premio ovvero..... una stretta di mano (e che pretendevate???)
Mi piacerebbe anche fare un'altra cosa: scaricate l'immagine, disegnate la vostra scelta e speditemi l'immagine per posta elettronica (andrea.segatta@tiscali.it). Quando ci saranno un po' di scelte le pubblicherò sul blog.

AGIORNAMENTO 20 FEBBRAIO
Nell'immagine le tratte proposte da Stefano Zonato (azzurro), Davide Miori (Rosso) e Marco GIovannini (blu), Dario Pedrotti (Nero)

mercoledì 6 febbraio 2008

Un errore imperdonabile

Cari amici orientisti. Ormai manca davvero poco.... si ricomincia. E come dopo tutti gli inverni devo dire che dentro me c'è un grande entusiasmo all'idea.
Nei mesi della forzata inattività una delle cose più interessanti che si possa fare è il cosiddetto allenamento "a secco" ovvero leggere cartine ed analizzare le proprie gare con la comodità di poter essere comodamente seduti sul divano, anzichè correndo a rotta di collo nei boschi.
Quest'anno, anche stimolato dai bravissimi istruttori tecnici del Trent-O Sabrina R. e Lorenzo F., mi sono riproposto di affinare nel miglior modo possibile la tecnica di lettura delle curve di livello (CDL), sia per effettuare orientamento grezzo con lo scopo di compiere veloci trasferimenti nelle tratte lunghe, sia per muovermi con più accuratezza in zona punto con orientamento fine. Dopo qualche allenamento specifico e alcune lezioni teoriche che definire preziose è poco, ho voluto andare a rivedermi tutte le gare del 2007 cercando di capire come una buona lettura delle CDL mi avrebbe potuto aiutare.
In questo post vorrei proporvi uno dei peggiori errori della mia stagione, questa tratta 3-4 a Bedolpian per la quale ho impiegato più di 10 minuti. Vediamo il perchè e soprattutto come sarebbe stato facile evitarlo con una banale interpretazione delle CDL.
In gara ho erroneamente posto la mia attenzione sul sentiero in alto che portava al punto. Purtroppo però ho imboccato la traccia posta immediatamente prima del sentiero. Tale traccia proseguiva, non segnata in carta (dopo sono tornato sul posto per esserne certo) , fino a portarmi verso il basso, e dopo pochi istanti ero completamente attonito in quanto pensavo di essere in zona punto e invece ero davvero MOLTO distante.
Due gli errori principali : il primo non essermi accorto che c'era una traccia prima del sentiero che volevo percorrere. Due aver seguito alla cieca il tratto di sentiero non segnato in carta che proseguiva dopo la traccia e che in ogni caso SCENDEVA, mentre per andare la punto bisognava SALIRE! E' comunque evidente come in questo caso la presenza dei sentieri abbia avuto un effetto di "disturbo".

Ho provato quindi a "ripulire" la cartina lasciando solo le CDL. Con questa "visuale" è apparso immediatamente chiaro cosa si doveva fare: andare in cima all'ampia collina che era davvero facile identificare e scendere facilmente appena un poco, in zona punto sfruttando più di un possibile punto di attacco.
Questo esempio mi ha fatto capire che occorre saper "estrapolare" le informazioni che le CDL ci danno, e che a volte possono essere disturbate dalla presenza di altri elementi grafici.
Ovviamente tutto va sfruttato, ma nelle mie analisi delle gare 2007 ho notato che spesso ho trascurato le importanti indicazioni che le CLD mi potevano dare perchè ho rivolto l'attenzione ad altro: spesso sentieri.
Spero di migliorare molto su questo aspetto , nella stagione 2008. Anche perchè qualche altro mio maestro dice che nelle carte, quello che conta veramente è il colore marrone...
Probabilmente nelle prime gare avrò delle difficoltà con questo nuovo approccio ma confidco che con un po' di pratica questa possa essere un' arma davvero importante

sabato 17 novembre 2007

Allenamento curve di livello-colori

Oggi sfidando il freddo (zero gradi) siamo saliti a Lavarone per effettuare un allenamento in carta, con rappresentate le sole curve di livello (c.d.l) e i colori.Trovo questo allenamento particolarmente formativo in quanto la capacità di riconoscere bene le forme del terreno è probabilmente l'aspetto che più devo curare per migliorare la mia tecnica. Sono anche convinto che è la capacità che può dare una marcia in più all'orientista in quanto specie le c.d.l. se bene interpretate possono costituire un "sentiero" virtuale quando non si hanno a disposizione altri elementi. Allego l'immagine dell'allenamento tracciato dal Maestro Andrea R, ringraziando Lorenzo per essere salito addirittura il giorno prima per posizionare le lanterne, che durante l'allenamento mi sono sembrare posate in maniera estremamente precisa. Vorrei analizzare i singoli tratti, mettendo in evidenza gli elementi che hanno determinato le scelte di percorso.
1) Dopo la partenza si poteva costeggiare la parte alta del prato, uscendo in corrispondenza di un bianco in basso, salire lungo un avvallamento e puntare ad un evidente spianta vicina al punto.
Qui, probabilmente "freddo" in tutti i sensi ho commesso l'unico errore della giornata deviando verso destra. Per fortuna mi sono accorto in fretta dell'errore e ho corretto verso l'evidente colle dove la lanterna era posizionata.
Rivedendo a freddo il punto forse la scelta migliore è quella colorata in verde: il naso portava con ancora più facilità alla spianata , dalla quale era davvero facile attaccare il colle con la lanterna.
2) Prendendo una buona direzione in uscita punto, si passava fra due collinette. La forma dove era posizionato il punto, un rilievo lungo e stretto era facilmente individuabile. Il punto no presentava quindi particolari difficoltà.
3) La tratta più difficile della giornata. Ho impiegato un po prima di decidere il da farsi. La scelta in uscita è stata quella di aggirare il colle a est del punto, particolarmente evidente, puntando poi in discesa verso una zona pianeggiante che permetteva un buona avanzamento in sicurezza. Alla fine della pianeggiata quello che ho notato erano due collo : uno ampio ed uno più stretto con pendenze più accentuate. La zona è più complicata di quanto la carta raffigura : arrivato sul colle più piccolo mi è sembrato di essere in zona punto, essendoci poi una lieve discesa. Non trovando la lanterna ho temuto di essermi perso ma per fortuna ho fatto il ragionamento giusto. Il colle a valle del quale doveva esserci il punto doveva essere davvero alto, e poi se lo avessi superato c'era una chiara linea di arresto costituita da una ripida discesa. Armato di buona fede ho proseguito, arrivando al "muro" costituito dal colle. L'ho aggirato e ... lanterna. Ero solo in bosco e ho cacciato un urlo di soddisfazione... la passione per l'orientamento è anche questo. Se qualche animale mi ha sentito avrà pensato..ma che ha questo da rompere le scatole??
4) Questo punto è forse stato tracciato da Andrea per dare un esempio di "Manuale dell'orientamento". Quello che io ho interpretato è : orientamento grezzo e corsa veloce fino a macroforme del terreno particolarmente evidenti. Poi orientamento fino in zona punto. Presa la direzione in uscita dal punto 3 mi sono fiondato a "manetta" verso la spianata prima dell'incredibile colle (il primo) che costituiva un chiaro punto di arresto. In questa tratta ho cercato di ricordare che significa "semplificare" la lettura. Fino al grande colle infatti, quasi impossibile da sbagliare date le dimensioni, non aveva molto senso leggere la carta. In questo caso però vorrei sottolineare l'importanza della percezione della distanza percorsa. Una volta partiti a tutto gas, e avendo individuato la distanza da percorre fino al punto di arresto, avere idea di quanta strada si ha percorso può dare molta sicurezza. Dico questo perchè a me capita spesso, specie nelle tratte lunghe, che se no trovo quello che cerco (magari perchè è effettivamente lontano) inizia a prendemi un po di ansia del tipo ... ma son andato lungo?
Arrivato al grande colle, arrivare alla lanterna era un gioco da ragazzi. Sfruttando il secondo grande colle (che spettacolo naturale!)
5) Forse potevo fare di meglio, ma la cosa più appariscente che ho visto a colpo d'occhio è stato il colle a Nord-Est del punto. Mi sono staccato un po dalla linea, ma una volta arrivato lì, puntare in discesa al grande avvallamento dove stava il punto è stato facile. Ho potuto mantenere un buon ritmo di corsa che ha rimediato al leggero allungamento della tratta.
6) Punto più ingannevole del previsto. In fondo bastava uscire bene e stare in c.d.l. In realtà il terreno è molto ingannevole : infatti sono arrivato ad una buca prima del punto credendo di essere giusto. Per fortuna osservando il colle davanti a me ho capito subito che ero corto e ho rimediato molto velocemente. Anche qui però ho percepito una distanza errata. Mi mancava un ancora bel pezzo al punto : devo lavorare su questo aspetto.
7) A prima vista mi è sembrato complicato però poi mi sono concentrato sulle macro forme che si potevano incontrare. Una spianata all'uscita punto, un colle a metà strada, un prato in zona punto. Individuati questi capisaldi, arrivare al punto è stato più facile e veloce del previsto.
8) Anche qui ho un sospetto sulle intenzioni del tracciatore che forse voleva farci transitare sull'"autostrada naturale" che c'era a disposizione. Usciti dal punto a breve distanza c'era un evidente avvallamento da percorrere in salita fino all'accentuarsi palese della pendenza. Da li deviazione a destra attraverso la sella costituita dall'altro colle. Ma non era finita... qui occorreva lettura fine perchè il punto era in un avvallamento non subito visibile dopo la sella.
Bell'allenamento davvero. All'inizio ho faticato un po ', ma poi la percorrenza è stata sicura.
Credo che dovrò fare molte di queste esercitazioni.
PS: graditi anche i commenti di chi non ha fatto questo allenamento. Condividete le scelte? Che avreste fatto?

lunedì 12 novembre 2007

VENEZIA 2007. Orientisti travolgenti?


Anche quest'anno ho avuto il piacere di partecipare al MOV, penultima gara della mia stagione orientistica. La giornata è sempre piacevole in quanto scendiamo in laguna con il treno della Valsugana (mannaggia quanto è lento però!!!! 3h per 150 km... sigh) assieme alla gran parte degli atleti del Trent-O. Credo non ci sia un evento nella stagione che ci faccia stare assieme in così tanti.
Come sempre arrivati alla stazione c'è una vera e propria lotta contro il tempo per arrivare alla partenza in tempo utile, se si è fra i primi del gruppo. Quest'anno partivo alle 11.36. Arrivo del treno con 15 min di ritardo alle 10.15. Partenza a piedi dalla stazione alle 10.30. Arrivo all'Arsenale alle 11.05 a passo molto deciso, cambio indumenti alla massima velocità ...panico per la fila al bagno.... e arrivo allo start alle 11.33, con soli 3 minuti di margine. Troppo stressante davvero, spero di non dover avere più tempi così ridotti, vivendo apprensione per non riuscire ad arrivare in tempo (inoltre eliminando del tutto il riscaldamento).
Un veloce commento alla gara, anche alla luce della visione degli split mi dice che quest'anno ero partito veramente bene e in gara avevo la percezione che stavo correndo sciolto e tenendo un contatto con la carta che solitamente a Venezia mi crea dei problemi. Non ho mai avuto un gra feeling tecnico con questa manifestazione.
Dalla metà gara in poi, l'insinuarsi nel dedalo dei vialetti e l'asfissiante difficoltà nel trovare un varco nella fiumana di turisti mi hanno notevolmente rallentato e deconcentrato. ho molta difficoltà a spintonare o rischiare urti nelle zone affollate. Inoltre anche dal punto di vista tecnico guardare continuamente dove si va, staccando l'attenzione dalla carta mi crea delle grandi difficoltà che non mi permettono di proseguire con ritmo. Spesso mi sono trovato a camminare per non perdere il contatto carta, e la mia prestazione ne ha risentito molto. Ma in fondo non è poi così grave.
Questo mi porta ad affrontare una considerazione già apparsa sul sito dell'amico Zonori, che finalmente ho avuto il piacere di salutare di persona. Il "conflitto di interessi" fra noi orientisti e i turisti che transitano per le calle di Venezia è un problema davvero difficile da risolvere.
Il punto di vista dell'orientista è che occupiamo la città per 3 ore all'anno e che la cosa non deve rappresentare un elemento di disturbo.
Il punto di vista del turista che spesso si vede letteralmente piombare addosso gente che corre ad elevate velocità, è che si incorra in situazioni di pericolo, e chi spinge per passare è un gran maleducato che non alcuna ragione di farlo.
Vedendola dalle due parti ci sono elementi di ragione in entrambe le opinioni. Quello che mi domando è : esiste un punto di equilibrio? A prima vista la mia risposta pare essere NO, perchè parrebbe davvero impossibile trovare una data ed un ora in cui si potrebbe riuscire a far convergere il popolo dell'orientamento (che annovera moltissime persone provenienti dall'estero) in un momento in cui ci sia poca gente in giro per la città.
Purtroppo l'amara considerazione che mi pongo è che in questo modo rischiamo davvero di renderci antipatici agli occhi della gente, che inevitabilmente ci vede come quelli maleducati che spingono e a volte buttano per terra le persone. Magari bambini od anziani, come pare essere stato scritto da quotidiani locali.
Purtroppo il conflitto è insanabile : se c'è gara c'è agonismo. Se c'è agonismo si corre forte. Se si corre forte attraversando una via affollata si urtano le persone . Se si affronta un angolo di calle a 90 gradi, a 4'00''/Km e dall'altra parte c'è una persona vicina la probabilità di travolgerla è consistente.
Che fare allora? Temo che non ci siano molte soluzioni per i motivi che ho elencato. Sarebbe bello che qualcuno avesse la classica "idea geniale" perchè correre a Venezia, magari in un momento di relativa assenza di turisti sarebbe magnifico.

giovedì 1 novembre 2007

Mass start in bosco : è davvero Orienteering?

Prendo spunto dalla gara che si è svolta Domenica ad Alberè di Tenna, come finale del Criterium CSI 2007. Le premesse per una bella gara c'erano tutte : molti partecipanti, una carta che può nascondere qualche insidia per i suoi memorabili "verdacci" nei quali è facile distruggersi l'abbigliamento, ma anche la pellaccia.
Purtroppo però è stata scelta la formula di gara a sequenza libera con partenza in massa.
Personalmete questo tipo di competizione non piace per nulla, in particolar modo nel bosco (ma anche nei CS non è un gran che).
Elenco le ragioni :
1) La partenza è un gran "casotto". La logica vorrebbe che in una sequenza libera si dedichi qualche secondo per esaminare il "giro" migliore da fare. Purtroppo invece , specie se si è in tanti, quasi nessuno lo fa e c'è un generale inseguimento ai pochi bravissimi orientisti che riescono con un semplice colpo d'occhio a capire quale è la prima lanterna su cui gettarsi (complimenti a loro..non è davvero facile in pochi secondi). Io ovviamente non faccio parte di quel gruppetto di virtuosi, detesto inseguire alla cieca (tanto vale farsi un allenamento da solo...) e mi servono i canonici 15-20 secondi per scegliere con la mia testa la sequenza. Risultato: nel momento in cui arrivo alla prima lanterna scelta trovo, come nel caso di Domenica, almeno 40-50 persone e perdo un minuto buono a punzonare. A Tenna c'era un intasamento tale che ho deciso di andare ad una lanterna vicino e poi tornare indietro. Con il risultato di trovare colonna in tutte e due e perdere complessivamente almeno 3 minuti.
2) Ma il peggio doveva ancora venire... in uscita dai punti riuscivo con la corsa a passare qualcuno, arrivando però alla lanterna successiva con il regolare intasamento. Se poi non sei "deciso" ad afferrare il punzone, in generale te lo strappano di mano (ed è tutto sommato comprensibile nell'eccitazione della gara) e magari quelli che faticosamente hai superato con la corsa ti beffano al "pit stop" . In effetti metaforicamente la cosa è ben paragonabile ai sorpassi ai box nei GP di F1. In definitiva se vuoi essere in gara sei quasi costretto ad ingaggiare duelli di "presa punzone" che proprio non mi piacciono.
3) La zona punto non esiste : una vota arrivato in prossimità di ogni lanterna c'è sempre un via vai di atleti che ti toglie il gusto dell'orientamento fine in zona punto.
Di fronte a tutto questo mi domando se non sarebbe più proficuo fare una gara di corsa con percorso fetucciato nel bosco.
Con questo non voglio assolutamente togliere nulla ai bravi organizzatori, che hanno dedicato a noi il loro tempo per permetterci di gareggiare. Certo però che se vogliamo che il livello tecnico generale possa salire, questa formula di gara va eliminata.
Di certo credo che in futuro, almeno che non abbia proprio bisogno di un allenamento fisico, mi imporrò di non partecipare a gare con questa formula in Bosco.
Nelle gare cittadine è certamente più facile che il gruppo si sfilacci a causa delle maggiori velocità di percorrenza che correre sull'asfalto permette. In ogni caso la formula non mi piace nemmeno per i CS. Ricordo invece qualche anno fa a Pinè una sequenza libera a cronometro davvero molto interessante : la difficoltà di scegliere la successione dei punti era affidata alla mente del singolo orientista e non ad un selvaggio inseguimento di chi è davanti. Un esempio da seguire.
Infine.... un appello agli organizzatori : fare delle griglie di partenza e organizzare uno start a cronometro non è tutta questa gran fatica.

Concludo con un appello. Alle gare trovo molti amici che mi dicono ".... ho letto sul tuo blog.....interessante...." però poi non intervengono mai. Io sono interessato alle opinioni di tutti.
L'invito è quindi scrivete, scrivete, scrivete... è dallo scambio di opinioni che nascono le cose interessanti. Se non volte favi riconoscere.. c'è sempre la possibilità di scrivere come anonimi anche se......

lunedì 22 ottobre 2007

Un 3000 di mezza estate

Ci sono gare dalla quali non ti aspetti proprio nulla, ma poi ti riservano delle emozioni particolari, che non ti saresti mai immaginato.
E' il caso del 3000 m che ho corso in pista il 2 Agosto di quest'anno. Credo di aver deciso di partecipare alla gara il giorno prima, senza nemmeno sapere il perchè. Non correvo in pista dal lontano 2004, quando scaldavo i motori per NY, e forse tre anni di assenza mi sembravano troppi ed era quindi ora di interrompere il digiuno. Poi al gran premio del mezzofondo ci sono molte serie e quindi c'è la possibilità di correre con atleti del tuo livello, senza sfigurare troppo. E allora vai!!! buttiamoci, mi son detto.

La preparazione alla gara è stata veramente disastrosa: per fortuna mi sono messo per tempo a preparare la borsa.... ma al momento di prendere le scarpe chiodate PANICO. Non si trovavano... avevo guardato davvero dappertutto ma niente!!! Ricordavo di averle usate l'ultima volta in una campestre invernale ma poi.... Preso dallo sconforto mi gioco il classico Jolly ovvero vado in Camper (quando non trovo qualcosa e sono all'ultima spiaggia cerco sempre lì). Davvero non so come ci siano finite, ma erano lì. Evviva, habemus chiodatem... ma la tragicommedia non era finita. Al momento di metterle in borsa mi accorgo che c'erano montati i chiodi da 12 mm da campestre super-paccioccone. Roba da codice penale in pista! Ricomincia lo strazio della ricerca dei chiodi da 6 mm da pista ma niente! Ora il tempo inizia ad essere poco e questa volta la ricerca non da buoni frutti. Parto per il campo togliendo i chiodi da campestre e sperando di trovare un anima buona che abbia un set di riserva da prestarmi. L'idea di correre con le scarpe normali in pista davvero non mi piace per nulla : sono un corridore che usa molto il piede e quindi i chiodi in pista mi danno un gran vantaggio. Purtroppo nessun amico interpellato al campo ha i chiodi da prestarmi... inizio a rassegnarmi quando ... mi accorgo che miracolosamente c'è uno stand di vendita scarpe dentro al campo CONI. Vuoi vedere che?!?!? Chiedo se hanno un set di chiodi e la risposta è SI!! Incredibile...a 50 minuti dalla partenza riesco a mettere i chiodi da 6 mm sulle mie scarpe. La cosa mi da molto morale. Purtroppo non sono allenatissimo e in particoalre non ho prove veloci nelle gambe. Ma chissenefrega!!! Penso all'amico Michele che dice sempre "i muscoli hanno la memoria!!!" e con più di 10 anni di gare in pista qualcosa dovrà essere rimasto. Correrò nell'ultima serie, la più lenta e amche questo mi conforta, in mezzo al gruppone riuscirò a correre senza che nessuno si accorga di me! Siamo oltre 30... un bel gruppone.
Negli allunghi pre gara sento che il piede spinge che è un piacere... bene, spero di divertirmi.
A 36 anni suonati e con centinaia fra partite e gare alle spalle sento ancora quel misto di emozione-eccitazione-tensione quando lo starter ci chiama alla linea del via: allora capisco che ho fatto davvero bene a venire, comunque vada.
Ai vostri posti, pronti PUMMMMM pistola e via. Da subito 3 atleti scappano via velocissimi, ad un ritmo che mi pare insostenibile. Come da abitudine me ne sto bravo bravo nel gruppone che tutto trascina. Basta stare li in mezzo che non ti accorgi nemmeno di correre. Il passaggio ai 1000 dice 3'26'', sono ancora in mezzo al gruppo che credo conti 12-15 untità ma in quel momento scocca una delle cose più belle che esistano per un corridore. Capisco che la gamba c'è ed è arrivato il momento di osare e sfruttare questa sensazione positiva. Dei tre partiti a razzo uno ha un po' ceduto ma gli altri due hanno quasi una curva di vantaggio. Comincio ad aumentare gradualmente il ritmo e sotto la mia azione il gruppo si sgretola. Incredulo arrivo ai 2000 metri da solo, parziale 3'20'', e raggiungo il runner al terzo posto in chiara crisi. Gli altri due sono ancora un bel po' avanti ma capisco che uno è in difficoltà. Sono sensazioni di esperienza... quando vedi uno correre bene e in spinta all'inizio e poi lo noti un po' piegato , un po' ciondolante capisci che ha dei problemi. In quel momento poi mi torna quella cattiveria agonistica che non sentivo da anni. Nonostante inizio ad essere affaticato il cervello mi urla "vai a prenderli!! non avrai mica paura razza di coniglio che non sei altro!!" Inizio una progressione sorprendente: ai 600 finali prendo il secondo. Arrivo ai 400, suona la campana (eh..Stegal come mi capisci!!), ormai in pieno delirio agonistico piazzo uno strappo degno dei tempi migliori, passo in tronco il leader e vado a vincere per distacco la serie. 3'08'' l'ultimo 1000. Un amico mi cronometra 1'12'' (rimo da 3'00''/Km) l'ultimo 400 metri. 9'55'' il tempo finale....sotto i 10'00''. Non ci avrei scommesso un centesimo. Davvero non riesco a capacitami della prestazione dato che la settimana prima avevo provato a fare un po' di 1000 non riuscendo a scendere sotto i 3'20'' nemmeno una volta. Forse l'adrenalina della gara, forse la voglia di correre in pista dopo tanto tempo, forse correre con le chiodate .... sta di fatto che però è proprio vero che tante volte i nostri limiti sono determinati dalla testa. Quando sei carico "a molla", puoi sopperire a qualche carenza di altro tipo.
Dopo la gara sono benissimo conscio di non aver fatto nulla di eccezionale : ho corso la batteria più lenta delle 4 in programma, in 9'55'' quando il mio personale è 9'20''.
Però sono contento, felice come un bambino piccolo a cui hanno dato la caramellina o il giocattolino. Per una sera ho ritrovato quelle sensazioni che da tanti anni mi spingono a correre e fare dei sacrifici per allenarmi (correre mi piace da matti, ma la fatica è sempre la fatica, a volte bestiale e difficile da domare).
Da una gara apparentemente insignificante è arrivata una piccola gioia.
Spero che qualche volta mi succeda ancora.