domenica 30 ottobre 2011

VENICEMARATHON 2011

Dopo tanta attesa, finalmente Domenica 23 ero la via della mia sesta maratona, 20 anni dopo la prima e 7 anni dall’ultima nella fantastica cornice di New York.
Come di abitudine il viaggio di trasferimento lo ho fato di Sabato e ho scelto di alloggiare in un campeggio a Mestre, per dormire nella confortevole “suite” che è il mio ormai adorato camper… E’ come dormire, confortevolmente a casa.
Sveglia alle 5.45 del mattino e dopo il più che legittimo rincoglionimento da alzataccia selvaggia, colazione abbondante e via in autobus verso la stazione di Mestre, da dove i mezzi dell’organizzazione, in 30 minuti circa ci hanno portato a Stra. Nella descrizione passo al tempo “presente” perché così ho l’occasione di rivivere quei magnifici momenti.
La mattina è frizzante, direi senza dubbio fredda: nei pressi di Stra due termometri fuori da un bar e una banca segnano 2 e 3 gradi… fa freddo per davvero.
Per alleggerire la zavorra, una volta arrivati in zona di partenza, mi aspetta un’estenuante coda di almeno 20 minuti per andare in bagno. Manca un ora alla partenza della gara e la tensione sale. A differenza delle edizioni a cui avevo partecipato anni fa la consegna della sacca indumenti è richiesta 50 minuti prima della partenza. Ingenuamente , non pensando a un freddo del genere a ad una consegna così anticipata, non ho portato una maglia “usa e getta” ed inoltre ho dimenticato di farmi la “pettorina” con il classico sacco delle immondizie. Corro quindi il rischio di assiderami letteralmente, ma un angelo sotto forma di una graziosa ragazza vedendomi infreddolito e tremolante, mi dice che avanza uno di quei fogli termici di alluminio e me lo regala. Non ho parole per ringraziarla…. Si dice che il mondo è tutto marcio ma capita anche di imbattersi persone capaci di un semplice gesto generoso come questo. Recupero subito temperatura e le gambe danno ottimi segnali. I venti minuti prima del via sono stupendi. Un’ emozione enorme e anche l’inno nazionale suonato pochi minuti prima del via da un tocco di solennità all’evento.
Finalmente si parte… una liberazione. Corro il primo km a 4’14’’, quasi perfetto, e nel frattempo mi affianca il pace-maker delle tre ore. Una manna penso, ma i successivi due km li corre a 4’06 e 4’05, ovvero un ritmo di corsa di 10 sec/km più veloce di quello che porta ai 180 minuti di gara. Decido di rallentate anche se le gambe vorrebbero stare lì….. ma l’esperienza insegna che a fare una cosa del genere di rischia di pagare dazio, anche drammaticamente. Prendo il mio ritmo molto bene e corro regolare fra i 4’12’’ e 4’15’’, con grande facilità. Sono contento, sono in gara, sto bene, mi sto divertendo, mi emoziono un sacco nel passare in mezzo ai paesi con la gente per la strada a incitarti senza sosta. Tutto questo è LA MARATONA. Non mi pare quasi vero dato che da 3 anni penso a questo momento. Passo ai 10 km in 42’04’’, alla mezza in 1h28’56’’ .
Nel frattempo inizio a fare caso che nei tratti in cui sono scoperto e corro da solo c’è un fastidiosissimo venticello contrario. Al 25° km vedo davanti a noi un mega gruppo di almeno 70-80 corridori, che seguono il pace-maker delle tre ore…. Sono sempre a una cinquantina di metri avanti ma non riesco a portarmi sotto. Il vento contro rompe e assieme ad altri due corridori decidiamo di “chiudere il buco” e portarci sotto per godere dell’effetto “mandria”. Due ottimi km a 4’05’’ e 4’06’’ ci permettono il ricongiungimento. Lì in mezzo si sta che è un piacere, sembra quasi di essere trascinati. Manca poco al 30° km, si inizia a fare sul serio. Il parco San Giuliano a Mestre è traumatico : salitone sul viadotto di accesso, discesa, altro lungo tratto in salita per il transito al 30° km (2h’07’00’’ , in perfetta tabella), poi discesina e altra salitaccia sulle rampe per immettersi sul ponte della libertà. Le tre salite lasciano il segno. Duramente. La corsa brillante ed agile lascia il posto alle prime sensazioni di fatica. Ma ancor peggio il super gruppo si disperde e rimango solo soletto alle prese con il ponte della libertà, con il maledetto vento contro che è come una tortura. Stringo i denti ma ora la fatica è bestiale. Al 35° Km, sono ancora in corsa per il mio obiettivo ma le forze calano progressivamente. Qualcuno mi passa e cerco di attaccarmi ma non ci riesco. Al 37° km finisce il ponte con quella fatale salita che a occhio stimo in 300 metri. Nell’affrontarla a denti stretti, repentinamente mi si induriscono le fasce esterne dei quadricipiti e vado un grossa difficoltà, anche se la tenacia mi fa ancora resistere. Arrivo al primo dei 14 ponti dentro Venezia, sul canale della Giudecca e riesco a salirlo bene, ma appena attacco la discesa mi pare che i crampi debbano arrivare da un secondo all’altro. Analoga sensazione per il secondo e terzo ponte. E’ la resa per l’obiettivo delle tre ore. Dal 39° km in poi rallento e proseguo di conserva. E posso fare una cosa che non avevo mai fatto. GODERMI pienamente gli ultimi minuti di gara, guardarmi attorno, salutare chi mi incita, dare i “5” ai bambini che te lo chiedono. Il tutto fra due ali di folla festanti. E’ bellissimo, forse ancora più bello che essersi massacrarsi per fare 2h59’’. Passo il 14° ponte e come sempre , nei 200 metri finali sento dentro una gioia irrefrenabile.
E’ finita. 3h04’47’’ Entro nel tendone spogliatoio e mi cambio con una splendida vista sul mare. E provo quella strana sensazione di felicità-malinconia che ti accompagna quando un grande evento che volevi vivere a tutti costi è ormai finito. Non so ancora se è stata la mia ultima maratona, l’idea era quella anche se sono certo che smaltite le emozioni le sirene tentatrici si rifaranno sentire . La verità è che il tempo da dedicare alla preparazione è sempre meno. E trovarlo comporta sacrifici ancora maggiori che fare l’allenamento stesso. Se sarà stata l’ultima, sarà comunque stata bellissima. 20 anni dopo la prima, forse si è chiuso un ciclo. Ammetto che al pensiero mi prende un groppo in gola. In fondo al mio cuore spero un giorno di riuscire a cambiare idea.

domenica 9 ottobre 2011

Venicemarathon... countdown

Ormai ci siamo, mancano solo 2 settimane e la preparazione è praticamente completata.
Negli ultimi 14 giorni infatti il programma classico della preparazione per la maratona prevede uno scarico attivo, con prevalente attività di mantenimento.
Oggi ho concluso l'ultimo lunghissimo di 30 Km, che fa seguito a un bel filotto nelle ultime settimane fatto di 30, 24 , 34 , 27 (con mezza di Trento), 22 Km.
Oggi ho avuto un buon riscontro alla distanza e sono ottimista sul fatto di terminare bene la gara. La sfida è contro il muro delle 3h, e credo che sarà parecchio difficile, ma di certo ci voglio provare.
La cosa più bella è questo feeling di attesa che cresce giorno dopo giorno. Non vedo l'ora di essere al via, lungo le ville venete, nel parco San Giuliano, sul ponte della Libertà, lungo il canale della Giudecca, sopra il ponte di barche sul Canal Grande, nel "giro d'onore" in Piazza San Marco e infine al traguardo.... nello stesso identico punto dove è solitamente il traguardo del MOV. E' questa è la prova migliore che ho fatto bene a lanciarmi in questa avventura.

domenica 18 settembre 2011

MARATONINA DEL CONCILIO 2011

Ultimo test in gara prima di Venezia, mi presentavo a questa gara senza immaginare quale sarebbe stato il destino che mi aspettava.
Le previsioni Meteo facevano pensare a una di quelle giornatacce infami per una manifestazione sportiva all’aperto ma Giove Pluvio ha avuto davvero un occhio di riguardo per i circa 800 partenti nella mezza maratona (più quelli della non competitiva che non so quanti fossero) concedendo tempo asciutto giusto per la finestra temporale della gara.
Incoraggiato da questo benevolo segnale del destino un po’ di ottimismo si è fatto largo nei miei pensieri, anche se le gambe nel riscaldamento non sembravano rispondere al meglio.
Folta la partecipazione di orientisti al via: Silvano Daves, Emauele Piva (aspiranti maratoneti), Michele Bridi, Michele Giovannini, Luca Frioli, Dario Pedrotti oltre al “top runner” primierotto Giancarlo Simion.
Decido di provare a partire a 4’00’’/Km e per i primi 5 km sono una macchina, infatti passo in 20’00’’ esatti ai 5 Km. Al cavalcavia della Valsugana in viale Verona vedo Dario e misuro il distacco: 30’’ in poco più di 3 km. Spero che sia in forma perché sta tenendo un bel ritmo. Come sempre la prima parte di gara scorre via tranquilla, e cerco di correre in maniera meno dispendiosa possibile, viaggiando sempre attorno ai 4’00’’/Km con qualche parziale anche leggermente più veloce. Il cronometro ai 10 Km segna 39’40’’ e quindi viaggio con 20’’ di vantaggio sulla tabella di marcia, ma la cosa migliore è che le sensazioni sono abbastanza buone. Verso i 15 km si transita sul cavalcavia di Via Degasperi e non è un passaggio indolore in quanto accuso il colpo per 2-3 minuti buoni in uno dei momenti più delicati della mezza. Viale San Severino è durissimo: si transita in due sottopassaggi che nella fase di risalita mettono a dura prova la forza di volontà. Arriva il suggestivo passaggio nelle gallerie di Piedicastello, e correre quasi al buio mi scombussola un po’ e segno il parziale più lento della gara in 4’08’’. Mancano 3 km alla fine: sono i 3 km della volontà, del sacrificio, della resistenza alla fatica che inizia ad attanagliarti senza pietà. Le ulteriori salite al ponte di San Giorgio e al “tombone” prima di curvare a destra in Via Segantini sono delle autentiche rasoiate alle gambe e tenere il passo costa tantissimo. Il cronometro però indica parziali da 3’57’’ e allora la voglia di lottare rimane viva. Si arriva al passaggio dei 20 km, ormai è fatta anche se un addetto al percorso non mi segnala un bivio e mi “ciuccio” 10 metri di “errore” oltre alla mazzata del “dietro front”. Ma ormai il dado è tratto, il passaggio in via Manzoni e l’ingresso in piazza Duomo sono il giusto e dolce premio per le fatiche sopportate. IL mio cronometro segna 1h23’52’’ , confermato dal “real time” del servizio cronometraggio.
Ho corso quindi in circa 1’10’’ più lento rispetto a Verona in Febbraio, ma forse questa prestazione vale tuttavia di più per vari motivi. Il primo è il percorso: apparentemente facile ma in realtà reso duro da, secondo una stima sommaria, circa un centinaio di metri di dislivello. Il secondo è che nelle ultimo mese la preparazione è stata quasi nulla per i guai di cui al post precedente. Ora mancano 5 settimane a Venezia, tutte da dedicare agli allenamenti “lunghi”. Di certo sarà molto dura ma la gara di oggi mi ha dato non poco morale per affrontarla.

lunedì 29 agosto 2011

NON PROPRIO BACIATO DALLA FORTUNA

Ho bisogno di sfogarmi un po’…
Gli ultimi tre mesi prima di una Maratona sono quelli decisivi. Se si parte da una buona base aerobica e non da zero, la finalizzazione può essere eseguita proprio negli ultimi 90 giorni, che per me iniziavano il 23 Luglio, ma da allora, e anche prima, è stato un susseguirsi di disastri che stanno mettendo in dubbio anche la sola partecipazione.
Quando sono tornato dalla prima settimana di vacanza al mare, il 2 Luglio sera a Pergine c’erano 12 gradi di temperatura. Ho avuto la brillante idea di scaricare il Camper la sera stessa in canottiera, e a causa dello sbalzo termico ho preso uno dei raffreddori più violenti di sempre : risultato la necessità di una settimana di antibiotici con relativa “botta” sul fisico nei successivi allenamenti.
Il 24 Luglio, con limitazioni sull’allenamento di cui sopra, ho corso la Dolomites Skyrace, come molti di voi sanno in condizioni molto difficili per un forte maltempo, tanto che per la prima volta non si è nemmeno salita la forcella Pordoi. La discesa ha poi lasciato il segno, tanto che per un bel pezzo un ginocchio ha scricchiolato (un vecchio problema ci condropatia rotulea) e mi ha impedito di correre al meglio, tanto che nella successiva O-Marathon degli altipiani sono stato limitato da questo problema.
Con un po’ di accorgimenti (ghiaccio, potenziamento vasto mediale, periodo di scarico) finalmente il problema al ginocchio si è risolto e così avevo iniziato a fare qualche lungo. Con gli ultimi giorni di Agosto però era iniziata una perenne stanchezza, quasi inspiegabile. Anche correre poco e piano risultava proibitivo, e non capivo il perché. Ieri ho corso a Passo Coe il campionato Trentino a staffetta. Da metà gara in poi ero in affanno bestiale e nel dopo gara tremavo come una foglia. Meditavo già di andare a fare le analisi del sangue quando….. nel cambiarmi mi sono tolto la maglia di gara e all'improvviso ho visto su petto e schiena decine dei classici puntini della varicella. La cosa sorprendente è che la sera prima non ve ne era traccia… avevo controllato perché mia filgia manifestava i primi sintomi. Questo mi ha dato delle spiegazioni sulla fiacchezza dei giorni precedenti (ho letto che la malattia ha un incubazione di 15 giorni circa prima di manifestarsi) , ma però mi ha dato una bella mazzata sui miei propositi per correre a Venezia i 42 Km il 23 Ottobre. Almeno in modo decente.
Bene inteso che nella vita possono capitare guai ben peggiori, questa serie di “sfighe” di certo non fa bene al morale. Leggo poi che il post varicella, specie per chi contrae la malattia in fase adulta può essere accompagnato da forte debolezza. Siccome i medici quando gli parli di sport storgono il naso, chiedo anche se qualcuno di voi ha fatto la varicella in fase adulta e ha un ricordo se una volta passata la fase acuta poi è riuscito a riprendere la preparazione sportiva senza grossi problemi.
Io intanto devo fare i conti con un prurito bestiale quasi ovunque (solo le gambe per ora sono risparmiate) un po’ di febbre e un attapiramento da record. Speriamo passi tutto prima possibile e che le conseguenze non siano troppo impattanti.
Certo anche un po' di buona sorte non farebbe male…con questo post la invoco un po' per Venezia. Ora come non mai devo ripetermi "barcollo ma non mollo". Passerà anche questa, e che sia l'ultima per un po' di tempo.

martedì 7 giugno 2011

UN BLOG CHE NON HA PIU’ SENSO

Ormai sono convinto. Questo blog non ha più senso.
Nelle mie intenzioni questo gioco aveva lo scopo di instaurare un dialogo basato sul confronto di idee e condivisione di emozioni con gli altri orientisti che avevano la passione della navigazione sul web.
Invece l’evidenza dei fatti è che i post sono diventati un monologo personale che fa supporre a molti la volontà dell’autore di autocelebrarsi, peraltro non avendone titolo essendo orientista di serie B. Quasi inutile dirvi che l’ultima delle mie intenzioni era questa.
La cosa strana è che che basta che qualcuno intraveda anche la minima possiblità di una polemica che gli interventi abbondano e diventino decine.
Stando così le cose, la voglia di portare avanti questa specie di giocattolino, sta un po’ alla volta scemando. E dato che ci sono tanti bravissimi Ori-Blogger che allietano le nostre web-letture il materiale non verrà a mancare in ogni modo. Siccome scrivere mi piace, è arrivata l’ora di tenere un ori-diario personale, da rileggere nell'intimità per migliorare e fare tesoro delle esperienze visssute. Magari ogni tanto mi tornerà la voglia di pubblicare qualcosa. Il pistarolo vi saluta.

domenica 5 giugno 2011

TONEZZA, una gran bella gara

Il viaggio nel vicentino è stato davvero un buon investimento. Questo campionato Veneto long mi è piaciuto moltissimo. La gara è stata molto impegnativa ma varia, con alternanza di tratte e tipi di terreno però sempre corribili.
Vorrei fare un elogio a Tiziano Zanetello per una frase che mi ha detto durante una chiacchierata prima della partenza e che riassumo: in una gara valida le lanterne non devono essere necessariamente nascoste ossessivamente. Tiziano ha partecipato a diversi mondiali all'estero, e nelle gare più belle le lanterne erano visibili da distanze ragionevoli. Sono davvero in sintonia con Tiziano!
Non annoio nessuno commentando la mia gara, rovinata da un assurdo errore al punto 7 dove mi sono fatto "fregare" dalla depressione appena dopo il sentiero scambiandola per quella successiva. E dire che c'era una "pistarol-strategy" da manuale prendendo i sentierini che portavano diritti al punto. Senza quell'errore poteva essere podio.
Infine sono molto contento che Dario sia tornato alla vittoria: il suo morale ne aveva bisogno e vista la passione che ci mette se lè meritata tutta, inoltre con un riscontro cronometrico di tutto rispetto.

sabato 21 maggio 2011

CAMPIONATI ITALIANO MIDDLE 2011 – FINALE

I campionati middle sono molto particolari. Corse le qualificazioni occorre subito archiviare la prima giornata per concentrarsi sulla seconda. Non so dire se mi sentivo appagato per la qualificazione, per l’idea che l’infame pistarolo orientista di serie B fosse in finale A, però la mia carica agonistica non era “a mille”. A calare l’entusiasmo ci si è messo il nubifragio che ha flagellato Asiago nelle ore precedenti la partenza. Nel chilometro percorso a piedi dal parcheggio alla colonia presa come base dal Trent-O (mai scelta fu più santa di questa), nonostante l’ombrello avevo la sensazione che qualche dispettoso vigile del fuoco mi stesse puntando addosso un idrante. Arrivato all’edificio ero già bagnato fradicio.
Qui è iniziata una divertente ricerca di una soluzione per proteggersi parzialmente dall’acqua e riuscire a vederci qualcosa. Ho deciso per una buffa combinazione di berrettino di lana e cappellino da baseball sopra. Non deve essere stato un bel vedere ma con tutta l’acqua che scendeva almeno funzionava.
Pronti via:
1 – Ideale per una prudente partenza “pistarolinfamstrategy”, sentiero fino alla traccia sulla destra, e salita in direzione alla buca. Buona partenza!
2 – Impiego un attimo a capire se si tratta di avvallamento o naso. Ho la buona idea di guardare la descrizione punto e in direzione arrivo all’avvallamento.
3 – L’attenzione cade su quella buffa sequenza di cocuzzoli, che però non individuo subito stando troppo a sinistra. Quando me ne accorgo e trovo la serie di cocuzzoletti arrivare al punto è facile.
4 – Punto alla curva del sentiero dove forma una specie di asola dividendosi in due. Da li dentro in bussola. Non la trovo subitissimo, ma dopo un po’ punzono.
5 - “pistarolinfamstrategy” ancora. Sentiero principale in uscita, fino al bivio del sentierino che sale, alla curva dentro e bingo subito. SO già che i puristi inorridiranno, ma faccio tutto molto in fretta, ad un ottimo ritmo e soprattutto in sicurezza assoluta. Infame sono e da infame devo agire!!
6 – Me la gioco bene: sentiero fino al sasso di lato, salgo per gli altri due sassi e poi dentro salendo un attimo. Beccata subito. Sto andando bene, forse rischiando un po’ nel senso di non fare grandi controlli… ma è una finale. Ci sta.
7 – Rampone in salita in direzione. Sono un po’ corto ma poi me ne accordo. Vedo sopraggiungere da dietro Fabio H.
8 – Costone: lo faccio molto bene. Riesco a vedere il sasso sulla traiettoria e la canaletta attraversata.
9 – Corro in picchiata verso il sentiero in basso due curve sotto il punto. Poi risalgo. Fabio taglia più di me e mi sorpassa
10 – 11 – 12 In direzione. Alla 11 arrivo prima io, alla 12 Fabio mi corregge una deviazione a sinistra di una decina di metri
13 – La fine della mia gara. Mi dimentico di essere il pistarolo infame e che alla fine del giallino c’è un invitante sentiero che in prossimità di una curva porta al punto… che è carogna non poco. Buca nel verde… anche piccola e con la lanterna che non sbuca fuori. La non infamia mi punisce: voglio salire dall’avvalamentino che mi pare di riconoscere ma col senno di poi non ne sono sicuro perché mi ritrovo parecchio a destra. Non trovo nulla. Dopo un po’ vedo una sequenza di buche e mi rilocalizzo. Provo ad attaccare il punto ma non lo trovo. Purtroppo non c’è nessuno in zona. Focalizzo che vagare a vuoto non serve a nulla. Esco al sentiero, alla curva prendo la piccola traccia e arrivo con facilità al punto carognetta. Per la prima volta in due giorni ho tentato di fare il brillante e non il pistarolo…. Ed ecco la punizione. Perdo parecchio, e ho un forte crollo motivazionale.
14 – Sentiero fino al tornantone e dentro facile
15 – Secondo pasticcio della giornata. Il punto mi appare molto infido e non mi sbaglio. Cerco qualcosa di evidente e la mia attenzione ricade su una depressione con ben (e dico ben!!!) 3 CDL vicino al punto. Mi immagino una voragine facilmente identificabile. Parto in direzione con l’idea di deviare un po’ a destra per prendere la super depressione…. ma non becco una bella peppia…. Non riesco a capacitarmi di non vedere una cosa che nella mia mente è molto profonda. Alla fine vagando arrivo in zona 16 dove passa Rigoni a 1000 all’ora. Vedo il codice 80 e capisco che devo tornare indietro alla 15. Lo faccio e rimando deluso e incredulo nel vedere che quella che mi ero immaginato una voragine è una buchetta piuttosto sfigata. Rudy de Ferrari nel viaggio di ritorno fatto insieme, da cartografo, mi spiega in maniera esemplare il motivo per cui sono rimasto ingannato. La prima CDL in un piano rappresenta il cambio di pendenza, la successiva i 5 metri e poi a volte si rappresenta il fondo con un altra. Interessante, molto interessante. Grazie Rudy per la lezione: io contraccambio prevedendo (e azzeccando in pieno) la Sampdoria in B già dalla serata. Un vero piacere per un accanito tifoso Genoano. (Permettetemi di bullarmi di aver anche pronosticato una facile vittoria di Trento su Cuneo nel V-Day di pallavolo)
Le lanterne successive le faccio al trotto, svogliatamente e senza più la minima motivazione. Difatti alla 19 riesco a girare per credo almeno 3-4 minuti per cercare quel cavolo di sasso.
La gara finisce e la doccia calda immediata è una cosa che definire sublime è poco.
Questa la storia della mia finale A da orientista di serie B.
Al prossimo post un po’ di considerazioni sulla due giorni